Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Phil Lawler, pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Massachusetts Governor Maura Healey signs the bill for abortions up to birth as Democrats celebrate. pic.twitter.com/BlfTobYbeD
— LifeNews.com (@LifeNewsHQ) August 10, 2026
«Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele… Non avete rafforzato i deboli, non avete guarito i malati, non avete fasciato gli zoppi, non avete riportato indietro quelli che si erano smarriti, non avete cercato quelli che erano perduti, ma li avete governati con forza e durezza. Così si sono dispersi, perché non c’era pastore; e sono diventati preda di tutte le bestie selvatiche». [Ezechiele 34, 1, 4-5] (prima lettura della Messa di oggi)
Quelle parole potenti di Ezechiele, proclamate durante la Messa di mercoledì, mi hanno colpito in modo particolare. All’inizio della settimana avevo incontrato alcuni amici che stavano organizzando una campagna politica, discutendo dei loro piani per un’iniziativa specifica volta a raggiungere gli elettori cattolici. Quasi immediatamente, dopo esserci presentati, la conversazione ha preso una piega che mi era fin troppo familiare: abbiamo iniziato a parlare di come avremmo potuto persuadere i nostri vescovi ad assumere un ruolo guida, mobilitando i cattolici affinché votassero per candidati pro-vita.
Qui nel Massachusetts, i tempi sarebbero maturi per un’iniziativa del genere. La nostra legislatura statale ha appena approvato una legge che consente l’aborto, per qualsiasi motivo, fino al momento della nascita. Le foto e i video della cerimonia in cui il governatore ha firmato la legge, circondato da donne esultanti che ridevano e applaudivano, hanno suscitato un’ondata di indignazione quando sono circolati online. Quanto in basso siamo caduti, in questa comunità un tempo cattolica, se i nostri leader politici arrivano addirittura a celebrare la distruzione della vita umana?
In teoria sia il governatore che molti dei legislatori che hanno sostenuto questa legge sono cattolici — così come lo sono molti degli elettori che li hanno eletti. Quindi un severo monito da parte della gerarchia, che ricordi ai cattolici che il sostegno all’aborto è un peccato grave, potrebbe avere un impatto concreto — in teoria.
Ma, come ho detto ai miei amici durante quella riunione organizzativa, non succederà. I nostri vescovi potrebbero rilasciare dichiarazioni in cui denunciano la nuova legge (come hanno già fatto), ma non prenderanno provvedimenti disciplinari nei confronti dei cattolici che hanno redatto e sostenuto la legge. Quando ho esortato i miei amici a non sprecare il loro tempo cercando di ottenere un sostegno più attivo dai vescovi, mi hanno chiesto: «Cosa ci vorrebbe per coinvolgerli?». Ho dovuto rispondere: non lo so.
Ancora e ancora, da oltre 40 anni, mi ritrovo coinvolto nella stessa conversazione. Cosa ci vorrà per spingere i nostri vescovi ad agire in modo deciso? Quando risponderanno alle suppliche dei fedeli? Non hanno risposto alle denunce sugli abusi da parte del clero, finché le cause legali e i titoli sensazionalistici dei giornali non li hanno costretti a reagire. Non hanno risposto alle segnalazioni di abusi liturgici, né alle segnalazioni di insegnamenti eterodossi nelle scuole e nelle università cattoliche. E, salvo rare eccezioni, non hanno reagito allo scandalo causato da cattolici che si definiscono «orgogliosi» e «devoti» ma che sostengono la cultura della morte. Cosa ci vorrà? Non lo so.
Riflettendo e pregando sull’argomento per l’ennesima volta, mi sono chiesto, ancora una volta, cosa dovrebbe fare un laico fedele. Cosa dovrebbe fare un figlio o una figlia ligi al dovere, quando la negligenza del padre mette in pericolo la famiglia? (Qui parto dal presupposto che un vescovo si consideri innanzitutto un padre spirituale, piuttosto che un amministratore organizzativo. Si potrebbe mettere in discussione tale presupposto. Ma non importa.) Se la negligenza del padre è evidente e il danno è manifesto, un figlio adulto si trova di fronte a tre opzioni*:
- Può andarsene di casa, sbattere la porta, abbandonare la sua famiglia e non tornare mai più. Tranne che in circostanze estreme, penso che possiamo concordare sul fatto che quella sarebbe la scelta sbagliata.
- Può stringere i denti e sottomettersi all’autorità del padre. Ma se la situazione è oggettivamente dannosa e il danno è grave, anche questa è probabilmente la scelta sbagliata. Il figlio è diventato un complice passivo della negligenza del padre.
- Può ragionare con il padre, supplicarlo, rimproverarlo. Può coinvolgere altri membri della famiglia, forse persino vicini e amici, per organizzare un “intervento”. Può protestare, sollecitando un intervento adeguato, e continuare a protestare — con rispetto ma con tenacia, senza sfidare l’autorità del padre ma insistendo affinché il padre usi tale autorità.
La stessa logica vale per i laici cattolici che desiderano una guida episcopale più efficace. Dovremmo essere rispettosi, ma esigenti; educati, ma tenaci. Purtroppo alcuni vescovi si circondano di collaboratori che li proteggono dagli attivisti laici. Altrettanto sfortunatamente, alcuni cattolici fedeli trattano i propri vescovi con deferenza esagerata, persino con adulazione, invece di rivolgersi a loro con coraggio e onestà. Dobbiamo ai nostri vescovi il servizio di una critica onesta.
Ironia della sorte, nel clima odierno i nostri vescovi sembrano più sensibili alle critiche dei cattolici che rifiutano l’autorità della Chiesa, e meno inclini ad ascoltare le lamentele di coloro che sostengono l’autorità della Chiesa e desiderano vederla esercitata. Ciononostante, noi cattolici fedeli dobbiamo proseguire i nostri sforzi, senza lasciarci scoraggiare dalle battute d’arresto. Alcuni cattolici soffrono per la Chiesa, mentre altri soffrono a causa della Chiesa. In entrambi i casi, la sofferenza sopportata con grazia è redentrice. • Queste tre opzioni riflettono l’analisi dell’economista Albert O. Hirschman nel suo affascinante libro, Exit, Voice, and Loyalty, che studia il modo in cui un membro insoddisfatto può reagire ai problemi presenti in qualsiasi istituzione.
Phil Lawler
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Mi pare manchi una quarta possibilità, quella di rivolgersi al Padre del padre con intercessioni, suppliche e preghiere perchè il rapporto con il proprio Vescovo sia vivo e leale.
Cristo, secondo me, ci offre e ci chiede il legame con il Vescovo che la Chiesa ci dà. Altri Vescovi possono dire o fare sciocchezze (sich!), ma allora l’interlocutore diventa il Santo padre. Comunque la prima persona con cui far fuori le”cose di Chiesa” è il proprio Parroco.
Ulteriore proposta integrativa: deserto intorno a loro e metterli alla fame !