Foto: Phil Lawler

Foto: Phil Lawler

Alla vigilia della domenica della Santissima Trinità, il popolo irlandese ha votato per emendare la propria costituzione. Solo per contestualizzare il voto, ecco come inizia il preambolo della Costituzione irlandese:

“Nel nome della Santissima Trinità, da cui è tutta l’autorità e a cui, come nostro fine ultimo, tutte le azioni, sia degli uomini che degli Stati, devono essere riferite, …”

Gli elettori hanno invocato l’autorità della Santissima Trinità quando hanno votato per consentire l’aborto legale su richiesta? Difficilmente. Il referendum si è svolto in un momento in cui il popolo irlandese sta strappando freneticamente qualsiasi vestigia della cultura cattolica su cui si basa la sua società.

Anche se un gruppo di attivisti a favore della vita (pro-life) ha combattuto valorosamente fino alla fine, il risultato del referendum era prevedibile. Con ogni grande partito politico che premeva per la legalizzazione dell’aborto e ogni principale mezzo di comunicazione che promuoveva la stessa causa, i sostenitori del “NO” erano confinati alle periferie del processo politico. Tutto della “rispettabile” opinione  – e i finanziamenti che ne conseguono – ha pesato contro di loro.

A seguito della loro sconfitta schiacciante 2 a 1, alcuni pro-lifers si sono lamentati del fatto che i vescovi cattolici irlandesi sono stati troppo timidi durante la campagna referendaria. Altri notano che Papa Francesco, che è stato così schietto su altre questioni politiche, non è mai entrato nella mischia. Ma le esortazioni dei presuli cattolici avrebbero invertito la tendenza? Non è probabile. La gerarchia oggi è molto impopolare in Irlanda, e i critici del cattolicesimo avrebbero colto ogni nuova opportunità per inveire contro la minima percepita imposizione dell’autorità ecclesiastica.

Dal punto di vista della Chiesa, quindi, questa battaglia politica non è stata perduta sabato scorso; è andata perduta alcuni anni fa, quando i vescovi irlandesi hanno scelto di accontentarsi di un cattolicesimo compiacente, culturale, piuttosto che di una fede attiva ed evangelica. L’Irlanda ha visto la stessa triste progressione storica che abbiamo già osservato in Quebec e a Boston, dove le comunità un tempo dominate da cattolici credenti si sono gradualmente evolute, passando attraverso generazioni di personaggi pubblici che hanno annuito educatamente verso i principi cattolici, alle generazioni successive che hanno ignorato i principi cattolici, e infine una generazione in piena fuga dal suo patrimonio cattolico, indifferente se non apertamente ostile alla fede.

Preservare l’essenza della fede cattolica è una sfida, soprattutto in una società dove più o meno tutti sono cattolici, e dove i leader della Chiesa assicurano ai loro vicini che per essere un buon cattolico devi essere un buon irlandese (o un cittadino del Quebec, o un Bostoniano). Spiegando il processo in The Faithful Departed ho scritto:

“A Boston, certamente, la fede cattolica una volta regnava indiscussa sulla cultura locale, così come aveva governato la cultura più ampia d’Europa per generazioni. Ma, alla fine, in Europa e a Boston-Church, i leader crebbero compiacenti nella loro autorità, cercarono di allinearsi con i poteri secolari, compromisero le caratteristiche distintive della fede, minarono l’unità cattolica e si trovarono infine incapaci di difendersi dall’invasione dei loro avversari secolari.

Ora la Chiesa in Irlanda deve affrontare tardivamente la sfida che avrebbe dovuto essere riconosciuta molto tempo fa: la sfida del lavoro missionario in una società post-cattolica: una società dominata da cattolici non più praticanti che hanno poco interesse nella fede e/o da ex cattolici che si opporranno attivamente al messaggio evangelico. Alcune di queste persone possono anche andare a Messa la domenica, agendo per forza di abitudine o di pressione sociale o per un vago residuo senso che in qualche modo è la cosa giusta da fare. Ma i cattolici praticanti – quelli che prendono la guida morale dagli insegnamenti della Chiesa – sono ora una minoranza sotto attacco”.

Realisticamente parlando, i cattolici praticanti sono probabilmente una minoranza da qualche tempo. (In caso contrario, perché l’Irlanda avrebbe permesso il divorzio o approvato il riconoscimento giuridico del matrimonio tra persone dello stesso sesso?) Ma ora sono una minoranza sotto attacco; le forze anti-cattoliche sono in marcia, trionfanti, pronte a spingere il loro vantaggio. Il prossimo grave pericolo per i cattolici irlandesi – e per la nazione irlandese in generale – è la possibilità che tutti coloro che agiscono “in nome della Santissima Trinità” siano sistematicamente esclusi dalla vita pubblica del Paese.

 

Fonte: Catholic Culture (nella mia traduzione)

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