Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Emily Mangiaracina, pubblicato su Lifesitenews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Il vescovo della diocesi di Plzeň, nella Repubblica Ceca, ha affermato in un recente articolo che la Chiesa sinodale ha bisogno di una liturgia adeguata che possa essere “solo” il Novus Ordo Missae.
Tomáš Holub, un vescovo eterodosso che ha appoggiato Amoris Laetitia e ha annunciato che avrebbe concesso la Santa Comunione ai divorziati risposati, ha condiviso la sua visione della sinodalità sul blog della liturgista e professoressa Andrea Grill.
Secondo la testata polacca Polonia Christiana, Holub ha sostenuto che l’evangelizzazione moderna necessiti di una «teologia attuale». La sinodalità, che è «radicata» nei cambiamenti del Concilio Vaticano II, deve essere uno strumento di evangelizzazione. E questa Chiesa moderna ha bisogno di «una liturgia adeguata» che «possa essere solo il Novus Ordo Missae».
Holub ha affermato che i «vecchi strumenti» di evangelizzazione «non soddisfano le esigenze delle persone di oggi» e, per colmare questa lacuna, ha convocato un sinodo.
Ha suggerito che il sinodo abbia cambiato radicalmente il ruolo dei laici nella Chiesa.
Il popolo di Dio «è diventato protagonista, non solo destinatario dei servizi; un popolo composto da clero e laici, uomini e donne, uniti senza distinzioni nel battesimo comune», ha affermato Holub. Secondo il prelato, la sinodalità «non è solo una tecnica di comunicazione, ma un modo di vivere secondo la fede».
«Non si tratta di convocare un sinodo, ma di diventare un sinodo per imitare Gesù e diventare Suoi discepoli», ha aggiunto.
Ha poi articolato una concezione eterodossa della liturgia, sostenendo che la «mentalità sinodale» dimostra che le attività liturgiche non riguardano l’individuo e non sono fine a se stesse, ma sono la fonte e il culmine dell’unità, come se l’«unità» fosse lo scopo della Messa. La Messa è orientata in primo luogo verso Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.
«La celebrazione eucaristica deve essere il culmine della vita della Chiesa locale, una celebrazione che esprima tutto il dinamismo e l’unità del popolo riunito», ha affermato Holub. Secondo il vescovo, è il Novus Ordo a consentire l’integrazione della sinodalità nella liturgia, mentre l’esperienza sinodale del cattolicesimo sarebbe «molto difficile» durante la Messa tradizionale in latino.
La Messa in latino «non risponde più alle esigenze odierne», ha aggiunto.
Ha poi sottolineato l’importanza del Concilio Vaticano II per la liturgia «sinodale» e sembrava avallare un ribaltamento della struttura gerarchica della Chiesa, sostenendo che la visione del Concilio Vaticano II fosse quella di una Chiesa fondata sui laici, non sui sacerdoti.
«Il filo conduttore che collega la sinodalità e l’azione liturgica è proprio la visione della Chiesa promossa dal Concilio Vaticano II, la Chiesa fondata sulla congregazione, non sul clero, la Chiesa dei ministeri, la Chiesa comunitaria, che testimonia la propria unità e la celebra», ha scritto Holub.
I cattolici che partecipano alla Messa tradizionale in latino, d’altra parte, «si convincono della correttezza della visione ecclesiologica proposta da questi riti», ha proseguito Holub, come se la Chiesa dovesse ripudiare l’ecclesiologia che ha sostenuto per secoli.
La Messa tradizionale, secondo Holub, «provoca fratture», porta a sospetti sulla “riforma” e genera «sfiducia nei confronti della Chiesa». Verso tali cattolici si dovrebbe esprimere un «atteggiamento benevolo e al tempo stesso fermo» attraverso «l’attuazione di un processo di accompagnamento, formazione e sostegno sinodale».
Si dovrebbe partire dalla «piattaforma teologica comune indiscussa, il Concilio Vaticano II, come espressione del vero Magistero», ha affermato Holub. La sua descrizione del Concilio Vaticano II come «piattaforma teologica comune indiscussa» è in contrasto con la marcata controversia che ha caratterizzato il concilio, suscitata da passaggi che i cattolici ortodossi criticano perché danno l’impressione di contenere errori.
Holub è stato nominato vescovo di Plzeň nel febbraio 2016 da Papa Francesco e ordinato due mesi dopo. In precedenza ha ricoperto la carica di segretario generale della Conferenza episcopale ceca.
Emily Mangiaracina
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Sarebbe molto bello se tutti i Vescovi parlassero con la stessa chiarezza di Holub. A parte il nascondere dietro il sostantivo “Ecclesiologia” la parola Fede, la sincerità è del prelato è encomiabile.
Ovviamente le relative opinioni sono distanti anni luce sia dalla tradizione sia dai Documenti del Concilio Vaticano II.
Ma se tutti fossero così sinceri, sarebbe molto facile unificare la Chiesa depurandola da ciò che non ne fa più parte.
La mia vuole essere solo una piccola riflessione.
Il vescovo Tomáš Holub afferma che il Vetus Ordo «non risponde più alle esigenze odierne», ancora, le attività liturgiche non riguardano l’individuo e non sono fine a se stesse, ma sono la fonte e il culmine dell’unità, come se l’«unità» fosse lo scopo della Messa.
Sono queste e simili affermazioni che rendono la “Parola di Dio” senza valore, poiché è proprio “l’Unità “ la quale rende uniti nella Chiesa di Cristo, quando nell’ultima cena Gesù raccoglie i suoi apostoli sta in realtà accogliendo il suo popolo dettando ciò che avrebbe unito il suo popolo “ Fate questo in memoria di me”.
In quella stanza si stava compiendo la salvezza dell’umanità, si respirava unità, umiltà, amore verso colui che offriva la sua vita per la salvezza di molte vite.
Il Comando
Andate siate testimoni in tutte le nazioni, insegnate come l’uomo ha ricevuto la salvezza, siate uniti nella fede, promulgate ciò che è buono per l’edificazione dei vostri fratelli e del popolo di Dio.
Questo sono chiamati gli ecclesiastici, dal papa primo, cardinali, vescovi, presbiteri, e il popolo.
Ma questo non succede, la sacralità si dovrebbe respirare per primo nella chiesa, nella sua architettura, nella sua sobrietà negli arredamenti ecc. culminando con la sacralità della Liturgia.
Io ho quasi 80 anni e ho vissuto il Vetus Ordo, facendo da bambino il chierichetto, adesso faccio fatica a comprendere questa devastazione dell’antica liturgia, questa mancanza di sacralità, a volte sembra di essere ad un comizio, quando invece potevano sussistere ambedue gli Ordo, lasciando Hai fedeli di partecipare a quello che più li edifica, sarebbe stata da parte della gerarchia una grande dimostrazione di amore verso i propri fratelli i quali non dimentichiamo che sono le “Pecore dell’unico Pastore”
Non giudico nessuno, poiché non sono nessuno, ma una persona che si rende conto come, oggi nella Chiesa è molto difficile incontrare…….Gesù
Pax et Gaudium