Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Emily Mangiaracina, pubblicato su Lifesitenews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

 

Vescovo Tomas Holub - Fonte Wikimedia Commons
Vescovo Tomas Holub – Fonte Wikimedia Commons

 

Il vescovo della diocesi di Plzeň, nella Repubblica Ceca, ha affermato in un recente articolo che la Chiesa sinodale ha bisogno di una liturgia adeguata che possa essere “solo” il Novus Ordo Missae.

Tomáš Holub, un vescovo eterodosso che ha appoggiato Amoris Laetitia e ha annunciato che avrebbe concesso la Santa Comunione ai divorziati risposati, ha condiviso la sua visione della sinodalità sul blog della liturgista e professoressa Andrea Grill.

Secondo la testata polacca Polonia Christiana, Holub ha sostenuto che l’evangelizzazione moderna necessiti di una «teologia attuale». La sinodalità, che è «radicata» nei cambiamenti del Concilio Vaticano II, deve essere uno strumento di evangelizzazione. E questa Chiesa moderna ha bisogno di «una liturgia adeguata» che «possa essere solo il Novus Ordo Missae».

Holub ha affermato che i «vecchi strumenti» di evangelizzazione «non soddisfano le esigenze delle persone di oggi» e, per colmare questa lacuna, ha convocato un sinodo.

Ha suggerito che il sinodo abbia cambiato radicalmente il ruolo dei laici nella Chiesa.

Il popolo di Dio «è diventato protagonista, non solo destinatario dei servizi; un popolo composto da clero e laici, uomini e donne, uniti senza distinzioni nel battesimo comune», ha affermato Holub. Secondo il prelato, la sinodalità «non è solo una tecnica di comunicazione, ma un modo di vivere secondo la fede».

«Non si tratta di convocare un sinodo, ma di diventare un sinodo per imitare Gesù e diventare Suoi discepoli», ha aggiunto.

Ha poi articolato una concezione eterodossa della liturgia, sostenendo che la «mentalità sinodale» dimostra che le attività liturgiche non riguardano l’individuo e non sono fine a se stesse, ma sono la fonte e il culmine dell’unità, come se l’«unità» fosse lo scopo della Messa. La Messa è orientata in primo luogo verso Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.

«La celebrazione eucaristica deve essere il culmine della vita della Chiesa locale, una celebrazione che esprima tutto il dinamismo e l’unità del popolo riunito», ha affermato Holub. Secondo il vescovo, è il Novus Ordo a consentire l’integrazione della sinodalità nella liturgia, mentre l’esperienza sinodale del cattolicesimo sarebbe «molto difficile» durante la Messa tradizionale in latino.

La Messa in latino «non risponde più alle esigenze odierne», ha aggiunto.

Ha poi sottolineato l’importanza del Concilio Vaticano II per la liturgia «sinodale» e sembrava avallare un ribaltamento della struttura gerarchica della Chiesa, sostenendo che la visione del Concilio Vaticano II fosse quella di una Chiesa fondata sui laici, non sui sacerdoti.

«Il filo conduttore che collega la sinodalità e l’azione liturgica è proprio la visione della Chiesa promossa dal Concilio Vaticano II, la Chiesa fondata sulla congregazione, non sul clero, la Chiesa dei ministeri, la Chiesa comunitaria, che testimonia la propria unità e la celebra», ha scritto Holub.

I cattolici che partecipano alla Messa tradizionale in latino, d’altra parte, «si convincono della correttezza della visione ecclesiologica proposta da questi riti», ha proseguito Holub, come se la Chiesa dovesse ripudiare l’ecclesiologia che ha sostenuto per secoli.

La Messa tradizionale, secondo Holub, «provoca fratture», porta a sospetti sulla “riforma” e genera «sfiducia nei confronti della Chiesa». Verso tali cattolici si dovrebbe esprimere un «atteggiamento benevolo e al tempo stesso fermo» attraverso «l’attuazione di un processo di accompagnamento, formazione e sostegno sinodale».

Si dovrebbe partire dalla «piattaforma teologica comune indiscussa, il Concilio Vaticano II, come espressione del vero Magistero», ha affermato Holub. La sua descrizione del Concilio Vaticano II come «piattaforma teologica comune indiscussa» è in contrasto con la marcata controversia che ha caratterizzato il concilio, suscitata da passaggi che i cattolici ortodossi criticano perché danno l’impressione di contenere errori.

Holub è stato nominato vescovo di Plzeň nel febbraio 2016 da Papa Francesco e ordinato due mesi dopo. In precedenza ha ricoperto la carica di segretario generale della Conferenza episcopale ceca.

Emily Mangiaracina

 


Le opinioni espresse in questo articolo o video sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di alimentare un dibattito culturale, di far riflettere e di approfondire lo sguardo sulla realtà. Il blog non ha scopo di lucro e rifiuta le proposte di pubblicità che riceve e non richiede abbonamenti. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments