“Una veglia in parrocchia «per il superamento dell’omobitransfobia». Un aggiornamento per i sacerdoti, con «il padre Martin italiano», il gesuita Piva. Un incontro con 150 scout, in cui un prete ha sostenuto che la Bibbia non condanni gli atti omosessuali. E il vescovo, sollecitato a intervenire, permette che lo scandalo continui.”

Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Ermes Dovico e pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste.

 

Mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto
Mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto

 

Si avvicina il 17 maggio, data scelta dai gruppi Lgbt per celebrare la cosiddetta «Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia». Pure quest’anno ci saranno una serie di iniziative che coinvolgeranno, a macchia di leopardo, anche alcune parrocchie e diocesi cattoliche.

Tra queste, un caso particolare è rappresentato dall’arcidiocesi di Bari-Bitonto, dove da mesi si registra un susseguirsi di eventi a tema arcobaleno, promossi da gruppi di pressione con l’appoggio di qualche sacerdote. Il tutto avviene senza che il vescovo intervenga, nonostante fedeli laici e associazioni di ispirazione cristiana – con in testa la sezione locale di Pro Vita & Famiglia – lo abbiano esortato più volte a fermare questo tipo di scandali.

Il prossimo scandalo è in programma questa domenica, 14 maggio, con una «Veglia per il superamento dell’omobitransfobia» prevista alle 20 nella parrocchia barese di San Sabino. In contemporanea, ci sarà una veglia gemella nella diocesi di Lecce (parrocchia di San Giovanni Battista). I due appuntamenti sono organizzati dall’associazione La Tenda di Gionata e da una sua costola, Zaccheo Puglia, che al di là di certi paraventi della neolingua (come lo stesso termine “omofobia”) puntano a sovvertire l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità e la transessualità.

La Nuova Bussola ha inviato un’email sia al vescovo di Bari, monsignor Giuseppe Satriano, sia a quello di Lecce, mons. Michele Seccia, chiedendo un commento rispetto a queste due veglie nel loro territorio diocesano e se vi sia l’intenzione di fermarle. Al momento in cui scriviamo non ci è giunta alcuna risposta.

Nella diocesi di Bari, come dicevamo, quella in programma domani è solo l’ultima di una serie di iniziative simili e ravvicinate nel tempo. Andiamo indietro al 25 febbraio di quest’anno, quando, sempre nella parrocchia di San Sabino (retta da don Angelo Cassano), si è tenuto un incontro organizzato dall’Agesci e da Zaccheo Puglia, e intitolato: «Come ci guarda Dio. Riflessioni su identità di genere e orientamento sessuale». Un titolo che è già tutto un programma, vista la presenza di due espressioni tratte dalla neolingua di cui sopra, estranee all’insegnamento costante della Chiesa. La Curia era stata informata da alcuni laici rispetto al pericolo-indottrinamento, ma dal segretario del vescovo sarebbe arrivata la rassicurazione che l’evento del 25 febbraio non avrebbe avuto ad oggetto la teoria del gender e quindi l’omosessualismo.

E invece l’omosessualismo l’ha fatta da padroneCulmine dello scandalo è stato il totale travisamento delle Sacre Scritture ad opera di un assistente scout delle Marche, don Fausto Focosi, che ha sostenuto che nella Bibbia non vi sia una condanna degli atti omosessuali, secondo un filone interpretativo – se così lo si può chiamare – sempre più collaudato e che vorrebbe piegare la teologia ai desiderata della lobby gay. Qualche chicca, tra le tante. L’episodio che precede la distruzione di Sodoma e Gomorra non andrebbe legato all’omosessualità, bensì sarebbe un tentativo di violenza verso forestieri, «diciamo anche migranti», suggerisce don Focosi: una violenza per far capire chi comanda, come «lo stupro etnico […] che esiste anche ai nostri giorni». Il peccato contronatura su cui si sofferma la Genesi consisterebbe insomma, secondo il sacerdote, nella mancata accoglienza. Ma andiamo al Nuovo Testamento. Possibile che il sacerdote “neutralizzi” anche san Paolo? Possibile… Il passaggio sui sodomiti della Prima Lettera ai Corinzi non condannerebbe gli atti omosessuali, bensì i «rapporti squilibrati», dove c’è un «maestro che sfrutta dei discepoletti». Perfino la Lettera ai Romani, nei versetti dove si parla delle donne che «hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura» e degli uomini che fanno altrettanto, non conterrebbe una condanna delle relazioni omosessuali: secondo l’assistente scout, il sottotesto è che san Paolo starebbe rimproverando i mariti perché non tengono «a bada» le mogli. Stendiamo un velo pietoso sul resto della stravagante esegesi.

Merita però un cenno il ritornello, usato dallo stesso don Focosi, secondo cui Gesù nei Vangeli non dice nulla sull’omosessualità. Un ritornello che ignora almeno tre verità: 1) la Chiesa insegna che tutti i libri dell’Antico e Nuovo Testamento sono stati «scritti per ispirazione dello Spirito Santo» (Dei Verbum, 11) e vanno interpretati organicamente; 2) Gesù stesso cita di continuo l’AT; 3) sempre Gesù usa Sodoma come termine di paragone per indicare la durezza della sorte destinata alle città rimaste incredule nonostante i suoi miracoli (Mt 11,20-24).

All’incontro del 25 febbraio, davanti a circa 150 scout, c’era tra i relatori anche Rosy Paparella, responsabile di un centro antidiscriminazione, che ha cercato di relativizzare anche il sesso biologico, presentandolo in sostanza come un costrutto culturale. Del resto, Zaccheo Puglia sostiene apertamente il transessualismo, ritenendo che ognuno debba poter liberamente «aderire all’una o l’altra categoria, o di esplorarne altre se quelle convenzionali [maschile e femminile, ndr] risultino “strette”».

Nella parrocchia di San Sabino, già attiva sugli stessi temi sotto il precedente vescovo, si è dunque distribuito un concentrato di menzogne, che fanno male innanzitutto ai più giovani, i quali hanno bisogno che la Chiesa trasmetta loro la verità che il mondo gli nega. Di qui l’allarme tra le associazioni pro-family, i genitori e altri laici di buonsenso, che non solo avevano avvisato il vescovo prima, ma lo hanno informato anche dopo, a marzo, con un’email e gli audio dell’incontro del 25 febbraio, che peraltro è oggi visionabile su YouTube. Ma da mons. Satriano non è arrivata nessuna risposta.

Lo stesso vescovo è stato presente a un incontro tenuto a Bitonto poche settimane facon il gesuita padre Pino Piva ad aggiornare i sacerdoti sul tema dell’«accompagnamento pastorale per le persone Lgbt e dei loro familiari». Un incontro soft e con qualche sofisma, secondo una fonte che vi ha partecipato, ma che in ogni caso ha l’effetto di sdoganare la prospettiva di un sacerdote che fa un lavoro a favore delle rivendicazioni Lgbt sulla falsariga del suo confratello, padre James Martin.

Se si guarda poi alla sintesi del cammino sinodale elaborata dall’Arcidiocesi di Bari troviamo sempre l’idea che la Chiesa debba cambiare in tema di omosessualità e non solo: richieste, si dirà, provenienti dalla “base” (una base molto ridotta, in verità), ma che sono state trascritte dalla diocesi come se nulla fosse, come se cioè sia compito del mondo ammaestrare la Chiesa e non viceversa.

Tornando alla stortura degli eventi Lgbt in ambito ecclesiale, i vescovi hanno una guida precisa nella lettera del 1986 «sulla cura pastorale delle persone omosessuali», firmata da Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e approvata da san Giovanni Paolo II. Una lettera che descrive lucidamente il modo di operare dei gruppi di pressione che mirano a legittimare l’omosessualità. E afferma: «Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente». Lo stesso documento, tuttora valido eppure ignorato, raccomanda di non concedere l’uso di edifici della Chiesa a simili gruppi: «A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo».

 

 

 


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