La dott.ssa Giuliana Ruggieri, medico, specialista in trapianti di reni, è appena tornata da un pellegrinaggio in Polonia. Durante gli spostamenti da un posto all’altro, la Ruggieri ha letto, e meditato, il libro di Benedetto XVI che è stato appena stampato per i tipi di Cantagalli: “Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio” .

Ci ha inviato questa sua testimonianza che volentieri pubblichiamo.

foto. Auschwitz

foto. Auschwitz

Il pellegrinaggio in Polonia fatto con alcuni amici carissimi è iniziato ad Auschwitz. Nessun luogo come questo mi ha così ferita ed ammutolita, segno del “venerdì santo” della storia, che è appunto il titolo del primo capitolo del libro di papa Benedetto XVI, Il venerdì santo della storia: uno sguardo sul ventesimo secolo.

Ratzinger riprende in queste pagine la Crocifissione dell’altare di Isenheim di Matthias Grünewald, che qui sotto potete vedere:

foto: Crocifissione dell’altare di Isenheim di Matthias Grünewald

foto: Crocifissione dell’altare di Isenheim di Matthias Grünewald

Scrive Benedetto XVI:

“…,forse l’immagine della Croce più toccante di tutta la cristianità, si trovava in un convento di Antoniani nel quale venivano curati quelli che erano colpiti dalle terribili epidemie che flagellarono l’Occidente nel tardo Medioevo. Il crocifisso è raffigurato come uno di loro, l’intero suo corpo piagato e coperto dai bubboni della peste, il più oscuro male del tempo. (…) I monaci pregavano di fronte a questa immagine con i loro malati, che trovavano consolazione nel riconoscere che, in Cristo, Dio pativa insieme a loro. Da questa immagine essi sapevano che, proprio grazie alla loro malattia, erano identici a Cristo crocifisso che, colpito anche Lui, si era unito a tutti coloro che nella storia erano stati colpiti” (…) “..dal male, da ogni tipo di male del mondo.”

(…)

“Con 369 ospedali sparsi in tutta Europa, gli Antoniani avevano realizzato una rete di soccorso nella quale la Croce di Cristo era assunta come esortazione pratica a cercare Cristo nel sofferente e a sanare il suo corpo ferito: dunque a cambiare il mondo e a fare cessare il dolore. (…) Gli Antoniani, conformemente al Credo cristiano, non solo hanno annunciato e praticato la redenzione dalla Croce, ma anche la redenzione per mezzo della Croce. È richiamata così una dimensione dell’esistenza umana che oggi ci sfugge sempre più e che tuttavia costituisce l’autentico nucleo del fatto cristiano, a partire dal quale soltanto è possibile comprendere l’operare cristiano per e in questo mondo.

Come è possibile coglierlo? Tenterò di accennarvi rifacendomi allo sviluppo dell’immagine della Croce in un artista moderno, che pur non essendo cristiano, fu tuttavia sempre più avvinto dalla figura del crocifisso, avvicinandosi sempre più al suo nocciolo: Marc Chagall. Il crocifisso compare la prima volta in una delle sue primissime opere, nel 1912. Nel contesto è visto come un bambino; esprime il dolore degli innocenti, il dolore innocente in questo mondo, che proprio come tale è segno di speranza….Poi il Crocifisso scompare dalle opere di Chagall per 25 anni buoni e ricompare di nuovo solo nel 1937 con un significato mutato, approfondito.”

Il Trittico della crocifissione ha una sua anticipazione in un’altra opera intitolata la Rivoluzione, che più tardi Chagall distrusse e della quale tuttavia esiste ancora lo schizzo a colori ad olio.

L’opera è intitolata Rivoluzione.

La Rivoluzione, “si potrebbe definire quasi come un altare della teologia politica”.

Scrive Benedetto XVI:

“…egli, come già aveva atteso nel 1917 la salvezza della Rivoluzione russa, allo stesso modo, dopo la prima delusione, la sperò una seconda volta dal governo del Fronte Popolare che era andato al potere in Francia nel 1937”.

“Nella parte sinistra (del quadro la Rivoluzione, ndr) si vede una massa eccitata che sventola bandiere rosse brandendo armi: è la raffigurazione della Rivoluzione in quanto tale. La metà destra destra del dipinto raffigura scene di pace e gioia: sole, amore, musica. L’opera della Rivoluzione sarà un mondo trasformato, redento, sanato. Al centro, a congiungere le due parti, si vede un uomo che fa la verticale. E’ chiaramente un riferimento diretto a Lenin, che simboleggia la Rivoluzione, nella quale il sotto diventa sopra e la destra diviene sinistra, nella quale si compie quella inversione totale che significa avvento di un mondo nuovo.”

Questa opera, insieme alla speranza che aveva riposto nella Rivoluzione, viene poi distrutta.

Creò il Trittico da capo…..e la splendida cara amica Suor Maria Riva Gloria ci aiuta a coglierne la verità, ripercorrendo il cammino segnato da Benedetto XVI nel libro da cui abbiamo tratto alcuni passi.

Riprendiamo dal libro di papa Benedetto:

“La consolazione che proviene da Colui che porta i nostri lividi ci è necessaria anche oggi, proprio oggi. È Lui, in verità, l’unica consolazione non ‘consolatoria’. Dio conceda che i nostri occhi e il nostro cuore si aprano a questa consolazione; che diveniamo capaci di vivere in essa e di ritrasmetterla; che, in mezzo al Venerdì Santo della storia (e, aggiungo io, pieno di ogni volto incontrato in questo pellegrinaggio ad Auschwitz, di ogni dolore personale, del dolore che si porta nel cuore ogni compagno di cammino, del dolore delle malattie, del dolore del mondo, del dolore della famiglia del piccolo Alfie, Charlie ed Isaiah e dei tanti bambini i cui nomi ci sono sconosciuti , dei bambini non nati, dei bambini senza una madre e un padre, del dolore di molte famiglie, del dolore per la confusione che viviamo in questi tempi, del dolore che ho deposto ai piedi della Madonna di Czestochowa e consegnato a San Faustina Kowalska al Santuario della Divina Misericordia e a San Giovanni Paolo II…) riceviamo il mistero pasquale del Venerdì Santo di Cristo e così diveniamo dei redenti”.

di Giuliana Ruggieri

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