Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Andreas Wailzer, pubblicato su Lifesitenews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa Francesco (Photo by Franco Origlia/Getty Images)
Papa Francesco (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

 

Il Vaticano si è scusato per il fatto che Papa Francesco avrebbe usato la parola “frociaggine” riferendosi a uomini omosessuali nella Chiesa e ha detto che la volgarità era “omofoba”.

La dichiarazione rilasciata ai giornalisti dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede il 28 maggio recita: “Papa Francesco è a conoscenza degli articoli usciti recentemente su una conversazione, a porte chiuse, con i vescovi della CEI (Conferenza Episcopale Italiana)”.

“Come ha detto in diverse occasioni, ‘nella Chiesa c’è posto per tutti, per tutti! Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, c’è posto per tutti. Così come noi siamo, tutti'”.

“Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi, ed estende le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi dall’uso di un termine, riportato da altri”.

Sebbene la Sala Stampa non abbia esplicitamente confermato l’esattezza delle affermazioni riportate, il Vaticano sembra ammettere implicitamente la veridicità della storia rilasciando le proprie scuse.

Lunedì è stata diffusa la notizia secondo cui Papa Francesco avrebbe usato il termine volgare “frociaggine” quando, durante l’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana di domenica, gli è stata chiesta la possibilità di ammettere uomini omosessuali nei seminari cattolici.

L’agenzia italiana Dagospia è stata la prima a riportare che Francesco ha detto che “nella Chiesa c’è troppa atmosfera di frociaggine”. Dagospia sostiene che ha anche detto che i vescovi devono, quindi, “far uscire tutti i froci [checche] dai seminari, anche quelli solo semi-orientati” (cioè con tendenza omosessuale non radicata, ndr).

Altri organi di stampa hanno riferito che egli ha usato l’espressione non per la Chiesa ma per i seminari.

L’Adnkronos ha riportato che Francesco ha detto: “Oggi c’è una cultura dell’omosessualità tale che chi ha un orientamento omosessuale è meglio che non venga accettato” in seminario perché “è molto difficile che un ragazzo che ha questa tendenza non cada dopo perché vengono pensando che la vita del sacerdote li possa sostenere, ma poi cadono nell’esercizio del ministero”.

Il blog italiano Messa in Latino ha riferito che due dei vescovi presenti all’incontro hanno confermato l’uso dell’espressione “frociaggine” da parte di Francesco.

Nella sua dichiarazione, la Sala Stampa della Santa Sede non ha ribadito l’insegnamento della Chiesa sull’intrinseca peccaminosità degli atti omosessuali e sulla natura disordinata delle tendenze omosessuali, citando solo l’ambigua affermazione di Francesco secondo cui “c’è posto per tutti” nella Chiesa, senza menzionare la necessità di pentirsi del peccato.

Il Vaticano ha usato la parola “omofobo” per descrivere le crude osservazioni di Francesco, un termine usato dagli attivisti LGBT per cercare di patologizzare coloro, compresi i fedeli cattolici, che riconoscono gli atti omosessuali come peccaminosi e per accusarli falsamente di “odiare” le persone che soffrono di tendenze omosessuali o che commettono atti omosessuali.

Tuttavia, la Chiesa ha sempre distinto tra la condanna di un atto peccaminoso e il contemporaneo amore per il peccatore. Infatti, la Chiesa riconosce la correzione dei peccatori come un’opera di misericordia spirituale.

Insegnamento della Chiesa sull’ammissione di uomini omosessuali al sacerdozio

In un’istruzione del 2005, approvata da Papa Benedetto XVI, la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha ribadito il divieto della Chiesa di ammettere al seminario o agli ordini sacri uomini con “tendenze omosessuali radicate”.

L’istruzione afferma che “questo Dicastero, in accordo con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ritiene necessario affermare chiaramente che la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al seminario o agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali radicate o sostengono la cosiddetta “cultura gay””.

“Tali persone, infatti, si trovano in una situazione che impedisce loro di relazionarsi correttamente con gli uomini e le donne”, prosegue l’istruzione. “Non si devono assolutamente trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’ordinazione di persone con tendenze omosessuali radicate”.

Il Vaticano ha riaffermato il divieto di ammettere in seminario uomini con tendenze omosessuali nel 2016, durante il pontificato di Francesco. Tuttavia, Papa Francesco ha un passato di sostegno a chierici apertamente omosessuali come padre James Alison.

Il Papa ha anche un ampio curriculum di promozione di chierici dissidenti e pro-LGBT, come il cardinale Robert McElroy di San Diego, e di sacerdoti attivisti LGBT, come padre James Martin, SJ. Il cardinale Jean-Claude Hollerich, SJ, del Lussemburgo, che Francesco ha nominato relatore generale del Sinodo sulla sinodalità, ha dichiarato di ritenere “falso” l’insegnamento della Chiesa sulla peccaminosità degli atti omosessuali.

Nel dicembre dello scorso anno, Francesco ha approvato il documento eterodosso “Fiducia Supplicans”, scritto dal capo del Dicastero della Dottrina della Fede, il cardinale Victor Fernández. Poiché approva la “benedizione” delle “coppie” omosessuali, ha attirato le condanne dei vescovi di tutto il mondo, tra cui il cardinale Gerhard Müller, il cardinale Robert Sarah e la maggioranza dei vescovi africani.


La Chiesa cattolica insegna infallibilmente che ogni attività omosessuale è gravemente peccaminosa.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (2357) insegna che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati” e “contrari alla legge naturale”. Il Catechismo è molto chiaro sul fatto che l’attività omosessuale non può mai essere approvata e ribadisce che “le persone omosessuali sono chiamate alla castità”, aggiungendo che l’inclinazione omosessuale è “oggettivamente disordinata”.

Andreas Wailzer

 


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