Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero delle comunicazioni vaticane

Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero delle comunicazioni vaticane

 


di
Sabino Paciolla

 

Oggi, durante il briefing del Sinodo dell’Amazzonia, il portavoce vaticano ha direttamente negato il contenuto dell’articolo del giornalista italiano Eugenio Scalfari che ieri aveva scritto che Papa Francesco ha detto di non credere alla divinità di Gesù Cristo.

Il nuovo intervento del Vaticano, che arriva a distanza di un giorno dal precedente, questa volta da parte del Prefetto del Dicastero delle comunicazioni, Paolo Ruffini, si è reso necessario a seguito delle notevoli critiche che erano piovute sulla nota di smentita da parte dei commentatori di tutto il mondo. Infatti, questa era stata considerata troppo vaga o poco chiara.

“Il Santo Padre non ha mai detto quello che Scalfari ha scritto”, ha detto Paolo Ruffini, capo della comunicazione vaticana, in una conferenza stampa del 10 ottobre, aggiungendo che “sia le osservazioni citate che la libera ricostruzione e interpretazione da parte del dottor Scalfari delle conversazioni, che risalgono a più di due anni fa, non possono essere considerate un resoconto fedele di quanto detto dal Papa”.

“Questo lo si potrà trovare piuttosto in tutto il magistero della Chiesa e di Papa Francesco, su Gesù: vero Dio e vero uomo”, ha aggiunto Ruffini.

La dichiarazione, come detto, è arrivata in risposta a un editoriale del 9 ottobre de La Repubblica, il giornale fondato da Scalfari, in cui il novantacinquenne autoproclamatosi ateo ha detto che “Papa Francesco concepisce Cristo come Gesù di Nazareth, un uomo, non il Dio incarnato”.

L’intervento di Ruffini fa seguito a una nota del 9 ottobre di Matteo Bruni, direttore della sala stampa della Santa Sede, che così recitava:

“Come già detto in altre occasioni, le parole che il dottor Eugenio Scalfari attribuisce tra virgolette al Santo Padre durante i colloqui con lui non possono essere considerate un resoconto fedele di ciò che è stato effettivamente detto, ma rappresentano un’interpretazione personale e libera di ciò che ha sentito, come appare del tutto evidente da quanto è scritto oggi sulla divinità di Gesù Cristo”, ha detto Bruni.

Scalfari si vanta di non registrare o di non prendere nota scritta di quanto viene detto dal suo interlocutore nelle sue interviste, ma di fare completo affidamento sulla sua memoria. 

A questo punto, tutti aspetteranno una ipotetica reazione da parte di Scalfari che, con molta probabilità, non ci sarà. Essere sbugiardati Urbi et orbi non è una cosa da poco, soprattutto per un decano del giornalismo italiano, fondatore di uno dei principali quotidiani italiani, nonché suo editorialista principe. 

Come avevo scritto nel mio precedente articolo, le smentite che nel tempo ci sono state sono risultate vaghe, tali da non fugare tutti i dubbi che legittimamente facevano sorgere. Questo il motivo della seconda precisazione da parte del Vaticano a distanza di un tempo così ristretto. La smentita e la precisazione sono venute questa volta dal responsabile delle comunicazioni vaticane. 

Rimane comunque quanto detto in quest’altro articolo, e cioè il mistero dei ripetuti incontri tra il Papa  e Scalfari nonostante le successive smentite vaticane agli articoli pubblicati dal giornalista, lo sconcerto dei fedeli e il fragore mediatico.

Questo della puntualizzazione di Ruffini è un primo passo, un primo progresso, frutto dell’attenzione di molti.

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