Il Vaticano ha pubblicato venerdì scorso una nuova guida per sacerdoti e vescovi della Cina continentale, che risponde alle richieste del governo che chiede che il clero si registri presso le autorità indicate dal governo comunista. E’ un documento che se da una parte dà indicazioni per proseguire su un percorso intrapreso, e da molti criticato, dall’altro fa trasparire o quanto meno riconosce, a volte con un certo imbarazzo, le problematiche di controlli, pressioni, arresti e distruzioni di chiese attuate dal Governo cinese. Problematiche, secondo alcuni una vera e propria persecuzione, che dalla sigla dell’accordo sono solo aumentate, e che secondo alcuni avrebbero dovuto sconsigliare la firma dell’accordo Cina-Vaticano del settembre scorso. 

Un articolo di Charles Collins pubblicato su Cruxnow nella mia traduzione.

Chiesa cinese

Chiesa cinese con bandiera cinese (Credit: Thomas Peter,/Reuters via CNS.)

 

In un nuovo capitolo dei suoi rapporti con il governo cinese, il Vaticano ha pubblicato delle linee guida su come vescovi e sacerdoti in Cina possono registrarsi presso le autorità civili, chiedendo che “non si esercitino pressioni intimidatorie” sui cattolici clandestini del Paese.

In una dichiarazione non firmata rilasciata venerdì scorso, il Vaticano ha detto che i vescovi in Cina hanno chiesto consigli su come soddisfare il nuovo requisito di registrazione civile presso il governo.

La revisione del Regolamento sugli affari religiosi, annunciata nel 2017 e attuata il 1° febbraio 2018, richiede la registrazione di tutti i ministri, ma prevede anche altri requisiti, come il divieto di culto religioso o di istruzione per i minori di 18 anni e una forte limitazione dell’attività missionaria.

Inoltre, il clero deve essere in linea con una delle cinque organizzazioni religiose ufficialmente riconosciute in Cina, che per i cattolici è l’Associazione patriottica cattolica cinese, creatura del governo comunista che il Vaticano ha sempre sostenuto essere incompatibile con la dottrina cattolica.

Questo requisito ha significato che i cattolici fedeli al Papa non hanno potuto registrarsi in passato – i 10-12 milioni di cattolici della Cina, secondo le stime, sono stati storicamente quasi equamente divisi tra i membri della Chiesa “patriottica” e la Chiesa “clandestina” fedele a Roma.

L’anno scorso, il Vaticano e il governo cinese hanno firmato un accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, che comprendeva anche che il Vaticano riconoscesse i vescovi della Chiesa approvata dallo Stato.

Nel comunicato del 28 giugno, la Santa Sede ha detto che “la complessa realtà della Cina e il fatto che non sembra esserci una prassi uniforme per quanto riguarda l’applicazione delle norme in materia religiosa” rendono “particolarmente difficile” dare istruzioni uniformi al clero sulle iscrizioni civili.

La nota vaticana formula quattro osservazioni:

1) la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese garantisce formalmente la libertà religiosa;

2) l’Accordo Provvisorio tra Santa Sede e Cina sulla nomina dei vescovi del 22 settembre 2018 ha riconosciuto il ruolo particolare del Successore di Pietro, e questo “porta logicamente la Santa Sede a comprendere e interpretare la ‘indipendenza’ della Chiesa cattolica in Cina non in senso assoluto, cioè come separazione dal Papa e dalla Chiesa universale, ma relativa alla sfera politica, come avviene ovunque nel mondo nei rapporti tra la Chiesa universale e le Chiese particolari”;

3) il contesto delle attuali relazioni tra la Cina e la Santa Sede è diverso da quando negli anni Cinquanta è stata fondata l’Associazione patriottica cattolica cinese; e

4) nel corso degli anni, molti vescovi che sono stati ordinati senza permesso papale hanno chiesto e ricevuto la riconciliazione con Roma, e ora tutti i vescovi cinesi sono in comunione con la Chiesa cattolica universale.

La nota dice che, dati questi fatti, un sacerdote o un vescovo può registrarsi civilmente, ma deve fare attenzione a salvaguardare la propria coscienza se il testo della dichiarazione “non appare rispettoso della fede cattolica”.

In tal caso, il chierico dovrebbe “specificare per iscritto, al momento della firma, che egli agisce senza venir meno al suo dovere di rimanere fedele ai principi della dottrina cattolica”. Il documento vaticano dice che se ciò fosse impossibile metterlo per iscritto, il chierico dovrebbe fare la dichiarazione oralmente e, se possibile, in presenza di testimoni. Ha aggiunto, “è opportuno che il richiedente certifichi poi al proprio Ordinario con quale intenzione ha fatto la registrazione”.

“La registrazione, infatti, va sempre intesa come avente come unico scopo quello di favorire il bene della comunità diocesana e la sua crescita nello spirito di unità, nonché un’evangelizzazione adeguata alle nuove esigenze della società cinese e alla gestione responsabile dei beni della Chiesa. Allo stesso tempo, la Santa Sede comprende e rispetta la scelta di coloro che, in coscienza, decidono di non potersi registrare alle condizioni attuali”, continua la dichiarazione.

“È importante, quindi, che anche i fedeli laici non solo comprendano la complessità della situazione, sopra descritta, ma accettino con cuore aperto l’angosciata decisione presa dai loro Pastori, qualunque essa sia”, ha detto il Vaticano.

In ogni caso, fino a quando una modalità di registrazione civile del clero più rispettosa della dottrina cattolica, e quindi delle coscienze degli interessati, non sarà stabilita attraverso un dialogo franco e costruttivo tra le due parti, come convenuto, la Santa Sede chiede che non si esercitino pressioni intimidatorie sulle comunità cattoliche ‘non ufficiali’, come purtroppo è già avvenuto”, si legge nel comunicato.

Il Vaticano si riferiva alle continue vessazioni del governo cinese contro le comunità cristiane.

Secondo Andrea Tornielli, direttore editoriale del dicastero delle comunicazioni vaticano, l’ultimo documento della Santa Sede è “chiaramente basato su una visione realistica della situazione attuale e delle difficoltà che permangono”.

“Leggendo tra le righe di quest’ultima nota della Santa Sede, possiamo vedere la legge suprema della salus animarum, la salvezza delle anime, e l’impegno a cooperare per l’unità delle comunità cattoliche cinesi, attraverso gli occhi del Vangelo, mostrando vicinanza e comprensione per ciò che i fedeli cinesi hanno sopportato e continuano a sopportare”, ha detto nel comunicato.

Tuttavia, Tornielli ha negato che il Vaticano sia stato in una posizione di “ingenuità”.

“La Santa Sede”, come scritto nella Nota, ”è consapevole dei limiti e delle ‘pressioni intimidatorie’ cui sono sottoposti molti cattolici cinesi, ma vuole dimostrare che possiamo guardare oltre e camminare in avanti senza compromettere i principi fondamentali della comunione ecclesiastica”.

Secondo il rapporto del Dipartimento di Stato americano del 2018 sulla libertà religiosa internazionale, lo stato della libertà religiosa è peggiorato dall’entrata in vigore delle nuove norme lo scorso anno.

“Le autorità hanno continuato ad arrestare i cristiani e ad imporre ulteriori limitazioni alle loro attività, tra cui l’obbligo per le chiese cristiane di installare telecamere di sorveglianza per consentire il monitoraggio quotidiano della polizia, e l’obbligo per i membri delle chiese domestiche e di altri cristiani di firmare documenti che rinunciano alla loro fede cristiana e all’appartenenza alla chiesa”, è  scritto nel rapporto, pubblicato il 21 giugno. “Una campagna di chiusura delle chiese è continuata nel corso dell’anno, e le autorità hanno rimosso croci e altri simboli cristiani dalle chiese, con la Provincia di Henan che è diventata un’area di particolare interesse per questa attività”.

 

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