“Il transgenderismo”, afferma Michele M. Schumacher, autrice di Metafisica e genere, “è quindi solo un esempio, per quanto radicale, del rifiuto postmoderno della natura umana come creata, e quindi come intrinsecamente ordinata al suo fine perfettivo”.

Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’intervista fatta da Carl E. Olson alla professoressa Michele M. Schumacher, pubblicata su Catholic World Report (CWR). Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione.

 

Michelangelo - Giudizio universale - Creazione di Adamo (particolare)
Michelangelo – Giudizio universale – Creazione di Adamo (particolare)

 

Michele M. Schumacher, S.T.D., Habil., è docente privato presso la facoltà di teologia dell’Università di Friburgo, Svizzera. Ha scritto numerosi articoli sull’etica sessuale e sulle donne. Il suo nuovo libro è Metaphysics and Gender: The Normative Art of Nature and Its Human Imitations, recentemente pubblicato da Emmaus Academic. Di recente ha scambiato una corrispondenza con CWR sul libro, rispondendo a domande sul genere, sul femminismo radicale, sull’ideologia di genere, sul transumanesimo e su argomenti correlati.

 

CWR: Mentre la maggior parte dei lettori avrà un’idea del significato di “metafisica” e “genere”, l'”arte normativa della natura” potrebbe essere più oscura. Che cosa significa questa frase? E, in generale, che rapporto ha con la metafisica e il genere?

Michele M. Schumacher: Il concetto di natura è implicito nel suo carattere normativo, o prescrittivo, rispetto all’azione umana. In altre parole, si diceva che la natura governa l’arte, intesa nel senso ampio del termine, in modo da includere non solo le belle arti, ma anche l’artigianato e persino l'”arte” di vivere bene (etica e politica); da qui la massima “l’arte imita la natura”. Ecco perché si diceva che la grande arte fosse “naturale”. Basti pensare alla ballerina i cui passi appaiono senza sforzo, e quindi “naturali”, in virtù di infinite ore di allenamento.

Questa massima (l’arte imita la natura) deriva dalla definizione stessa di natura come principio di funzionamento; infatti le fonti, o sorgenti, della nostra azione (i nostri poteri operativi, comprese le passioni e le inclinazioni naturali a fini naturalmente perfetti, così come l’intelletto e la volontà) sono tutti radicati nella natura umana. Per questo motivo i filosofi di varie tradizioni metafisiche nel corso dei secoli hanno presentato la natura come fornitrice di “semi di virtù”: agire in conformità con la natura significa agire in modo virtuoso, o etico. Questo è a sua volta un modo che porta alla realizzazione naturale dell’uomo, o perfezione, e contemporaneamente a quella della comunità, perché la natura umana è sociale.

L’ideologia del gender capovolge questa intuizione metafisica di base, suggerendo che la natura non ha alcun valore normativo per quanto riguarda le azioni umane. Invece, le azioni umane sono considerate determinanti rispetto alla natura umana e quindi anche al genere e persino al sesso. Implicito in questa concezione del “genere” è quindi il rifiuto della natura come creata. Al contrario, si dice che siamo noi a creare (e non a perfezionare) noi stessi attraverso le decisioni che prendiamo. In effetti, siamo liberi di scegliere non solo i nostri orientamenti sessuali, ma persino il nostro sesso.

 

CWR: La femminista radicale Judith Butler occupa un posto di rilievo. Come la Butler definisce il “genere” e come questo ha plasmato le (errate) concezioni comuni sulla personalità, il corpo e la sessualità?

Schumacher: Sebbene il termine genere sia stato sinonimo di sesso per tutta la storia della lingua inglese, sotto l’influenza del femminismo moderno e della rivoluzione sessuale è arrivato a indicare le dimensioni socioculturali o le espressioni della sessualità umana, cosicché le stesse parole sono state caricate di significati diversi.

Butler ha utilizzato questa distinzione linguistica a suo vantaggio ideologico, confondendo il nuovo senso del genere con il suo senso tradizionale: come sinonimo di sesso. In questo modo, ha ingegnosamente ridotto il significato del sesso naturale e biologico a nient’altro che un costrutto socio-culturale o personale. Invece di riferirsi alla persona naturalmente incarnata e culturalmente radicata, il “genere” è diventato una parola d’ordine che promuove la “libertà” di determinare il proprio “sesso” in assenza di fattori naturali e socioculturali.

Naturalmente, in questo contesto il termine “sesso” indica più precisamente la dimensione morfologica della sessualità umana che la sua dimensione biologica, ma gli scienziati che lavorano sotto l’influenza dell’ideologia di genere si sforzano costantemente di abbattere queste frontiere: non solo attraverso l’inseminazione artificiale, ma anche manipolando gli ormoni sessuali, innestando uteri e persino ingegnerizzando gameti ed embrioni umani.

 

CWR: Il primo capitolo del suo libro è dedicato all'”alterazione artistica del sesso corporeo”. Quali sono le ragioni ideologiche e gli obiettivi di questa “alterazione”? E perché, secondo lei, così tante persone accettano, o addirittura pretendono, che sia normale e necessaria?

Schumacher: Alla base della tendenza ideologica del “transgenderismo” c’è un palese rifiuto della dottrina della creazione. Credere nella creazione significa credere che la sessualità umana sia carica di significato e di finalità – Dio presumibilmente sa cosa sta facendo! I “teorici” del gender sostengono che questo significato minaccia la libertà dell’uomo di autodeterminarsi.

Tuttavia, questa minaccia può derivare solo da una comprensione inadeguata della libertà umana come, ad esempio, “il diritto di definire il proprio concetto di esistenza, di significato, dell’universo e del mistero della vita umana”, come lo ha definito la Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1992. Data l’adesione culturalmente prevalente a questa stessa interpretazione della libertà, non dovremmo sorprenderci della diffusa “richiesta” di alterare artisticamente il sesso corporeo quando non si “adatta” alla concezione che si ha di se stessi. E, naturalmente, questa stessa concezione della libertà implica anche il “diritto” di “creare” la nostra discendenza in accordo con i nostri scopi e desideri.

 

CWR: Lei scrive che “è ovvio che una volta abbandonato Dio, il ruolo di creare l’uomo è affidato all’uomo stesso” e che anche l’etica diventa una mera costruzione umana. Pensa che il transgenderismo sia una logica conclusione della tecnologia moderna combinata con l’incredulità postmoderna? E in che modo la storia dell’arte dei tempi moderni ha indicato le azioni folli e antiumane a cui assistiamo oggi in nome dell’ideologia gender?

Schumacher: La rivoluzione tecnologica moderna è forse meglio compresa sullo sfondo della comprensione empirica della natura, propria di Francesco Bacone, famoso per il cliché “sapere è potere”. A differenza della comprensione metafisica della natura, necessariamente ordinata a fini (telos) che servono a perfezionarla e definirla, l’empirismo baconiano insiste sul fatto che l’ordine può essere attribuito alla natura solo dopo che è stato confermato da molteplici esperienze delle sue manifestazioni catturate dai sensi umani. Insistendo su un metodo di induzione (uno studio caso per caso), Bacone rimprovera agli scienziati precedenti di aver imposto alla natura, attraverso le loro ipotesi e i ragionamenti deduttivi che ne derivano, un ordine preconcetto esistente nella mente umana piuttosto che nella natura stessa (come conseguenza del disegno del Creatore).

Questa visione empirica della natura si prestava facilmente alla manipolazione dell’uomo. Conoscere qualcosa significava, come disse il segretario privato di Bacone, Thomas Hobbes, “sapere cosa possiamo fare con essa quando l’abbiamo”. Il passo da questa riduzione scientifica della natura (in assenza di una teleologia ordinata) alla nuova “scienza” del transumanesimo e quindi del transgenderismo è breve. Poiché questo passaggio comporta un rifiuto della creazione, la sua allusione alla “incredulità postmoderna” è esatta.

Per quanto riguarda la storia dell’arte in epoca moderna, essa è caratterizzata dal rifiuto di regole o norme di comportamento preconcette. A differenza dell’arte nel senso tradizionale del termine, che era soggetta a criteri oggettivi che regolavano le sue varie discipline (musica, scultura o costruzione di navi, per esempio), l’arte moderna e postmoderna sono caratterizzate dal rifiuto dei principi di governo. Quindi, come descrive una galleria d’arte postmoderna, “tutto può essere arte”. Allo stesso modo, qualsiasi cosa può essere considerata un’espressione della “libertà” di reinventare se stessi. Il transgenderismo è quindi solo un esempio, per quanto radicale, del rifiuto postmoderno della natura umana come creata, e quindi come intrinsecamente ordinata al suo fine perfettivo.

 

CWR: Pochi di noi sono esperti di esistenzialismo sartriano, ma è vero che la maggior parte di noi nuota in acque sartriane quando si tratta di norme e valori culturali? In particolare, qual è la concezione di Sartre della “libertà”? E in che modo si oppone sia alla metafisica classica sia alla natura umana attuale?

Schumacher: Jean-Paul Sartre si propone di sviluppare una posizione filosofica coerente con l’ateismo. In contrasto con gli altri filosofi atei del suo tempo, che quasi unanimemente si attenevano a posizioni filosofiche che implicavano l’esistenza reale della natura, egli insisteva sul fatto che “non c’è natura umana, poiché non c’è Dio che la concepisca”.

In questo modo inverte il rapporto tra natura ed esistenza, sostenendo che l’esistenza umana precede l’essenza dell’uomo: “L’uomo non è altro che ciò che fa di se stesso”. Quindi “l’uomo è libertà”. Questa idea chiave sartriana è oggi così diffusa, anche tra le persone di fede, che stiamo assistendo a un rovesciamento della sfida sartriana. Piuttosto che biasimare coloro che si attengono alla natura in assenza di Dio, potremmo biasimare coloro che credono in Dio e tuttavia sottoscrivono il principio ateo secondo cui la libertà deve necessariamente essere sradicata dalla natura umana.

Non potremmo essere più lontani dalla posizione metafisica classica che riconosceva la libertà come saldamente radicata nella natura umana. L’uomo è libero proprio perché è dotato di intelletto e volontà, per cui è anche in grado di governare se stesso e il resto della creazione materiale. Queste stesse facoltà gli permettono di conoscere la verità e di cercare il bene, in modo da servire l’ordine divino dell’universo. Poiché la libertà sartriana, al contrario, è interamente autofondata, è priva di qualsiasi direzione o fine intrinseco alla natura umana.

 

CWR: L’unità corpo-anima è di grande importanza nella fede e nella dottrina cristiana. Quali sono alcuni aspetti di questa unità che vengono fraintesi o attaccati dall’ideologia gender? Come possono i cristiani comprendere e spiegare meglio questa unità in una cultura confusa come la nostra?

Schumacher: La tradizione metafisica, i cui termini sono utilizzati per difendere la fede cristiana nell’unità corpo-anima, presenta l’anima come la sede dei vari poteri che caratterizzano gli esseri viventi. Ecco perché il sesso corporeo non può essere ridotto alla morfologia in assenza di biologia, come vorrebbero gli ideologi del gender, e allo stesso modo perché i poteri riproduttivi non possono essere ridotti alle funzioni corporee in assenza di principi direttivi naturali, come l’inclinazione naturale (che condividiamo con gli altri animali) a riprodurci e a educare la prole o l’inclinazione naturale (propria della persona umana) a cercare attivamente la verità e a scegliere il bene. In quanto unità corpo-anima, la persona umana non può mai essere ridotta a un corpo in assenza della forza direttiva attribuibile all’anima, né a un’anima senza corpo che è libera di assumere qualsiasi aspetto scelga per esprimere se stessa, come caratterizza la “filosofia” del transgenderismo.

Come tutti gli esseri viventi, l’essere umano è caratterizzato da una relazione tra parte e intero che è fondamentalmente diversa da quella attribuibile a un artefatto o a una macchina. A differenza delle parti meccaniche che vengono assemblate per formare una macchina, le parti di un organismo vivente crescono naturalmente insieme, come se fossero programmate dall’anima. Quindi, è il tutto (l’organismo) che determina le parti (cellule, organi, membri) e non le parti (la mente, per esempio, o un’inclinazione sessuale) che determinano il tutto. La persona umana non è quindi – come vorrebbero far credere i teorici del gender – il suo stesso creatore. È piuttosto un agente responsabile che crea all’interno della creazione di Dio e che perfeziona i propri poteri e le proprie inclinazioni naturali nel rispetto dei poteri e delle inclinazioni della natura, compresi quelli della propria natura corporea e spirituale.

 

CWR: Quali sono, per riprendere il titolo del capitolo 6, alcune delle “conseguenze dell’inversione dell’analogia natura-arte”? E, secondo lei, cosa riserva il futuro al “nuovo regime di genere”? Il transgenderismo è destinato a crollare? O, in qualche modo, muterà in forme di transumanesimo?

Schumacher: Invertire l’analogia natura-arte significa, in ultima analisi, invertire l’analogia tra l’arte divina (la natura) e l’arte umana, trascurando così la “dissimilitudine più grande” della somiglianza tra il Creatore e la creatura (per prendere a prestito dal IV Concilio Lateranense). Tentando di forzare la natura in uno stampo fatto dall’uomo o di manipolarla in altro modo per fini umani che non rispettano lo scopo della natura stessa, realizziamo un’ulteriore inversione del rapporto tra conoscenza teorica (conoscenza di ciò che le cose sono) e conoscenza pratica (conoscenza di ciò che si può fare con esse).

L’utilità assume così il primato rispetto alla verità e ai valori intrinseci, e si dice che il significato è accordato dalla volontà umana piuttosto che scoperto dalla conoscenza umana, che a sua volta diventa un atto assertivo che assegna un significato, o uno scopo, a una materia altrimenti priva di senso. Ciò è in netto contrasto con il modo in cui la conoscenza è stata riconosciuta dalla tradizione metafisica come l’atto essenzialmente passivo di ricevere il significato intrinseco delle cose che hanno lasciato un segno su di noi. Un significato che esiste indipendentemente da qualsiasi scopo o utilità assegnata dall’uomo.

Non sorprende quindi che l’inversione dell’analogia natura-arte si presti anche all’inversione tra parole e realtà, in modo che le prime non debbano più accordarsi con la seconda. Poiché secondo i “teorici” del genere le parole creano la realtà che esprimono, il regime di genere usurpa la prerogativa divina di creare semplicemente pronunciando una parola: “Perché ha parlato e la cosa è avvenuta; ha comandato e la cosa è sorta” (Sal 33, 9). (Sal 33, 9). Ecco perché questo stesso regime regolamenta il linguaggio nel tentativo di controllare le parole cariche di significato di genere (“lei”, “lui”, “madre”, “padre”, “utero”, “pene”, ecc.).

Come ho scritto nel mio libro, “poiché queste parole sono un costante ricordo di un passato naturale – del lungo regno del diritto naturale, sotto il quale la natura era normativa sia per quanto riguarda l’essere (ontologia) sia per quanto riguarda l’agire (etica) – esse devono, sostengono gli attivisti del “genere”, essere cancellate dalle nostre labbra. Solo in questo modo potrebbero essere cancellati dalle nostre menti, dove si dice che abbiano ricevuto il loro significato sociale e persino il loro significato metafisico in primo luogo”.

Le suddette inversioni sono responsabili – per rispondere alla domanda successiva – di quella che potrebbe essere considerata a tutti gli effetti una mutazione, ossia la “trans-ing” della biologia umana attraverso tecnologie riproduttive che fingono la riproduzione naturale per sostituire la natura con un artefatto. L’obiettivo è, ovviamente, quello di andare oltre i cambiamenti morfologici realizzati nelle cosiddette operazioni di “cambio di sesso”, in modo che i pazienti “transgender” possano essere autorizzati a riprodursi sessualmente in accordo con il loro “sesso” preferito, piuttosto che con quello naturale.

È difficile dire fino a che punto potrebbe spingersi questo radicale esperimento sociale e scientifico. Oltre al fenomeno del cosiddetto “uomo incinto” e al tentativo di creare spermatozoi e ovuli da cellule staminali umane, stiamo già assistendo alla sperimentazione sulla vita umana con la “produzione” di bambini “a tre genitori”. La manipolazione della natura non è mai senza conseguenze, come giustamente insiste il movimento ecologista.

In ogni caso, non dobbiamo dimenticare, come ha detto Papa Benedetto XVI nel suo discorso del 2011 al Bundestag: “Anche l’uomo ha una natura che deve rispettare e che non può manipolare a suo piacimento. L’uomo non è solo libertà che si autocrea. L’uomo non crea se stesso. È intelletto e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giustamente ordinata se rispetta la sua natura, la ascolta e si accetta per quello che è, come uno che non si è creato da solo. In questo modo, e in nessun altro, si realizza la vera libertà umana”.

 

CWR: Lei conclude riflettendo sulla grave necessità di una rinnovata comprensione della grande differenza tra Dio Creatore e l’uomo creatura. Come possono i cattolici e la Chiesa lavorare a questo scopo?

Schumacher: Direi che nulla parla con tanta forza quanto la bellezza, la verità e la bontà. La testimonianza della verità, la creazione di belle opere d’arte che testimonino la ricchezza del mondo creato e l’agire etico coerente con l’amore sacrificale sono senza dubbio alcuni dei modi più efficaci per accentuare la “dissimilitudine più grande” della somiglianza tra il Creatore e la creatura.

Paradossalmente, ciò avviene perché atti come questi accentuano l’incredibile mistero per cui “Dio è all’opera in noi, sia per volere che per operare il suo bene” (Fil 2,13). In virtù del fatto che “siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone” (Ef 2,10), ci è concessa la possibilità di partecipare alle azioni creative e redentrici di Dio. Lungi dal rappresentare una minaccia alla causalità umana e alla libertà umana, la causalità divina e la libertà divina rendono così la persona umana più autenticamente umana e più autenticamente libera.

 

CWR: Qualche considerazione finale?

Schumacher: L’ultima parola deve essere di speranza. Dio è ancora al comando dell’universo e, pur rispettando profondamente la libertà della sua creatura umana, non ci abbandonerà ai nostri mezzi. A differenza del “dio” di Voltaire, che viene paragonato a un orologiaio in quanto si dice che si ritiri dall’ordine creato una volta che la sua “macchina” è operativa, il Dio della tradizione giudaico-cristiana continua a lavorare all’interno delle sue creature (in modo intrinseco) e non semplicemente su di esse (in modo esteriore). Attraverso le nostre inclinazioni naturali, ci attira verso il bene, la verità e la bellezza e quindi, in ultima analisi, verso se stesso, nella cui comunione troveremo la nostra felicità eterna.

 

 

Michele M. Schumacher, S.T.D., Habil., è docente privato presso la facoltà di teologia dell’Università di Friburgo, Svizzera. Ha scritto numerosi articoli sull’etica sessuale e sulle donne ed è autrice di A Trinitarian Anthropology: Adrienne von Speyr and Hans Urs von Balthasar in Dialogue with St. Thomas Aquinas (Washington DC: Catholic University of America Press, 2014) e God Acting in Man: Founding Human Freedom in Aquinas’s Natural Desire to See God Doctrine (di prossima pubblicazione). È inoltre curatrice e collaboratrice di Women in Christ: Towards a New Feminism (Cambridge, UK / Grand Rapids, MI: Eerdmans, 2004).

 

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email