transumano

Transumano

 

 

di Pierluigi Pavone

 

1.

Esiste una certa letteratura trans-umanista che vorrebbe rintracciare in Nietzsche prospettive scientiste iper-tecnologiche. Di per sé, si tratta di un comprensibile tentativo – da parte dei teorici del Trans-umanesimo – di presentarsi come apice di un certo sviluppo culturale. Nella sostanza, bisogna pur riconoscere che il loro richiamo all’Oltre-Uomo merita una certa attenzione e non un a-prioristico rigetto. 

A mio avviso, stando al manifesto del Trans-umanesimo e alle tesi di Riccardo Campa, si possono delineare due macro ragioni su cui rivendicare l’eredità nietzschiana delle loro prospettive. 

a) Il rifiuto di tutti i concetti religiosi di Grazia, redenzione, peccato, miracolo, perdono, colpa. Sia per Nietzsche (cfr. L’Anticristo), sia per il Trans-umanesimo sono tutti concetti anti-scientifici, che si oppongono – sono un “attentato” per citare Nietzsche – al principio fisico della causa-effetto. 

b) Il “valore mondano” della scienza empirica, rispetto alle “filosofie della fuga”, di impianto metafisico, riscontrabile nella prospettiva trans-umanista, quanto nella filosofia di Nietzsche. Rispetto a quest’ultimo, Campa è disposto a chiarire lo scardinamento di tre importanti equivoci: 1. Il servilismo della stessa scienza alla religione (la scienza come glorificazione del Creato e del Creatore); 2. La strumentalizzazione della scienza per la plasmazione di una nuova morale e organizzazione social, basata sulla felicità individuale; 3. L’esaltazione della scienza pura come elevazione divina dell’uomo. 

2.

È possibile rintracciare una certa propensione comune nel “destinare l’uomo al tramonto”, per quanto il trans-umanista intende l’uomo come specie, sul piano biologico e meccanico, Nietzsche intende per uomo, ciò che culturalmente l’uomo è stato in Occidente, quando ha imparato a tradire se stesso, seguendo a diverso titolo Socrate e/o Cristo. 

È d’altra parte vero che sia il trans-umanista, sia Nietzsche profetizzano il tramonto dell’umano, come  emancipazione da Dio, la fine della “menzogna millenaria”. La morte di Dio deve segnare sì il tramonto della mentalità servile del gregge, ma anche quel nichilismo moderno (in verità socratico) che tradisce l’istinto, per la ragione pura e astratta. 

In questo senso, Nietzsche predica per l’Oltre-Uomo la fase dell’IO-SONO (con evidente richiamo alla Bibbia e alle dirette implicazione teologiche, che applicate all’uomo hanno sentore di rivendicazione luciferina).

Il Trans-umanesimo si gloria di superare sia il servilismo biblico, quanto lo stesso ateismo filosofico. Non è più sufficiente negare la creazione divina dell’uomo. E neppure più fare di Dio la creazione inconscia della coscienza umana (come in Feuerbach). Deve giungere il tempo, l’ordine nuovo, in cui l’uomo – plasmatore della sua stessa essenza – si fa Dio. Vale a dire, rivendica l’arbitrio illimitato non solo sulla propria esistenza (come l’uomo moderno), quanto sulla sua stessa essenza di uomo. La volontà di potenza allora diviene davvero illimitata e incondizionata.

Il punto è capire “il contro”. La volontà di potenza deve essere liberata dalle catene. Quali sono le catene?

E, soprattutto, quelle che verranno indicate come tali, sono davvero “catene”, o sono piuttosto le condizioni della stessa volontà e della stessa libertà?

 

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