voto-elezioni

 

 

di Salvatore Scaglia

 

                                                                                                                      Al mio amico Luigi

 

Si avvicinano le elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, previste per il 25 Settembre prossimo, e, come purtroppo accade da tempo, anche se oggi, pare, più marcatamente, si ripresenta il problema della massiccia astensione elettorale.

Al di là delle svariate ragioni individuali, più o meno significative, chi si astiene ritiene generalmente che votare sia inutile perché, tra l’altro, il sistema è così leviatanico da rendere tutti invotabili o, comunque, da irretire, prima o poi, anche i migliori intenzionati.

Queste motivazioni – le più diffuse tra gli odierni astensionisti – sono tuttavia erronee.

È falso, intanto, che votare sia inutile. Almeno per un motivo essenziale: la nostra vita, personale e sociale, è invero regolata da norme giuridiche, molte delle quali sono dettate dal Parlamento nazionale. Chi, dunque, emanerà nuove norme o modificherà o abrogherà quelle esistenti se non le Camere neo-elette ? Gli astensionisti, dunque, come tutti devono applicare quotidianamente delle norme, magari le criticano, anche fondatamente, ma poi né eleggono i legislatori né, tanto meno, loro stessi sono dotati del potere normativo.

È, poi, relativamente vero che il sistema sia tale da condizionare ineluttabilmente tutti, anche i più retti e competenti.

È sbagliato infatti ritenere a priori che nulla e nessuno si salvi. Questo atteggiamento, invero, non è fondato sulla conoscenza effettiva e approfondita del reale, ma presume; come tale generalizza; come tale è ingiusto, perché non dà a ciascuno il suo; e finisce col togliere, privandoli del voto, almeno ad alcuni la possibilità di cimentarsi nell’agone parlamentare dimostrando così il proprio valore.

Siffatto modo di opinare gabella dunque come certo (sono tutti invotabili) ciò che è quanto meno da verificare (esistono anche i votabili).

Peraltro il sistema – come sbrigativamente rappresentato, seppur con qualche fondo di verità – risulta un quid di evanescente: esistente ed operante, ma nel contempo inafferrabile e quindi non affrontabile. Se questa pretende di essere una posizione di forza, in effetti si rivela quale espressione di debolezza: “non possumus”, sembrano dire coloro che si astengono dal voto su tali basi.

Infatti, secondo loro, sarebbe impossibile cambiare le cose, almeno per via elettorale. Con la, paradossale, conseguenza che gli agenti dello “status quo” li ringrazieranno sentitamente, poichè questa posizione finisce col rinsaldare quel sistema che, a parole, vorrebbe combattere.

Inoltre financo il messaggio etico e simbolico che gli astensionisti intenderebbero lanciare al sistema risulta vanificato se solo si pone mente a un altro dato oggettivo.

Non esiste una quota minima di votanti quale condizione giuridica perché le elezioni siano valide (quorum). Se questo è vero, com’è vero, anche qualora non si recasse alle urne – puta caso, iperbolicamente – l’80 % degli aventi diritto al voto, e quindi i votanti fossero solo il 20 %, vi sarebbero tutti i presupposti giuridico-formali per costituire un Parlamento e un Governo. Che verrebbero, infatti, costituiti. Comunque.

Se, quindi, un potere malvagio e persino anticristico esiste, come esiste, presentando, sotto le mentite spoglie di un’apparente pacatezza, il male come bene e il bene come male, perché mai questo potere dovrebbe essere minimamente scalfito o, addirittura, moralmente ri-orientato da un’astensione anche elevatissima come quella ipotizzata ?

Senza dire dell’ulteriore effetto perverso sul piano democratico. Siffatto potere infatti penserebbe tranquillamente che, se il popolo si disinteressa della res publica, potrà occuparsene, incontrollato e pienamente, lo stesso potere. Quale limite morale avrebbe ?

Questo sarebbe, oggettivamente, il quadro. Senza tenere conto che, sul piano individuale, chi si astiene dal voto perde eo ipso il diritto di lagnarsi circa l’andazzo attuale.

L’astensione, come visto, è obiettivamente priva di effetti pratici positivi e pregna, invece, di molteplici implicazioni negative. Non votare, pertanto, è sia inutile che dannoso.

Quanto evidenziato è vero a maggior ragione per i tanti che si sono opposti – più o meno fattivamente e più o meno tardivamente – al c. d. vaccino antiCovid (nella pubblicistica etichettante: i “no vax”) nonchè alle misure restrittive su questo costruite: il meccanismo del c. d. Green Pass, che, non disgiunto dai provvedimenti della prima ora, come il lock down e le varie limitazioni agli spostamenti individuali, sostanzia, in compendio, CoviDittatura.

Molti che si sono vaccinati, “fidandosi della scienza” (ossia della massiva propaganda politico-mediatica in tal senso), dicono che non voteranno anche perchè si sentono traditi dalla politica. Quale differenza vi sarebbe, dunque, tra costoro e i primi, che invece hanno dato battaglia, pagando prezzi alti come l’emarginazione, la denigrazione (anche ad opera di familiari ed amici), la discriminazione nella fruizione di servizi pubblici essenziali (i trasporti, per esempio) fino all’abominevole sospensione da lavoro e stipendio?

Di fatto non ci sarebbe alcuna differenza nella massa indistinta, nel gran calderone dei tanti: dagli astensionisti storici o di lungo periodo a quelli che, “fidatisi della scienza”, hanno esibito, magari con fierezza, il Green Pass, ed oggi, delusi, non votano.

I c. d. no vax devono essere i primi a votare proprio per questo.

E perché (sono in tanti ad averlo fatto), avendo mantenuto la lucidità, senza farsi attanagliare da fobia e manipolazione di massa rispetto al virus, hanno seguito lo sviluppo degli eventi “step by step”, avvalendosi anche di Medici, Ricercatori, Giornalisti, Pensatori, Avvocati, alcuni dei quali oggi intendono proseguire la lotta al livello parlamentare.

Perché mai, dunque, proprio i c. d. no vax dovrebbero diffidare persino delle persone che hanno stimato? Ciò sarebbe cacologico, oltre che ingiusto.

Peraltro questi Medici, Ricercatori, Giornalisti, Pensatori, Avvocati si candidano in diverse forze politiche, nuove e anti-sistema. Chi in Vita, chi in Alternativa per l’Italia, chi in Italia Sovrana e Popolare, chi in ItalExit. Si candidano insieme ad altri, forse meno noti, ma che, magari a noi vicini quali amici o colleghi di lavoro, meritano altrettanta considerazione.

Tutti costoro – salvo il libero discernimento che ogni elettore deve sempre operare – vanno ringraziati, perché, assieme ad altri che non hanno fatto la scelta della competizione politica diretta, hanno informato la gente, l’hanno invogliata a battersi, a scendere in piazza quando tutto, attorno, era vieppiù buio, tra limitazioni ai diritti della persona imposte dal potere e non pochi italiani che urlavano “dagli al no vax” quale nuovo untore.

Votiamo dunque, in scienza e coscienza. Votiamo, possibilmente, per le forze anti-sistema, se si vuole contrastare, appunto, il sistema.

È non solo opportuno, ma indispensabile, a maggior ragione con un Parlamento, con soli 400 Deputati e 200 Senatori. Molti italiani (il 30,4 %, 7.484.918 elettori) nel Settembre 2020 hanno detto NO alla riforma costituzionale sulla riduzione dei parlamentari proprio perché hanno ritenuto che ciò avrebbe comportato un maggior rischio elitario ed oligarchico. Questo Parlamento dovrà, tuttavia, occuparsi di temi scottanti, quali quelli che hanno investito, sostanzialmente vulnerandola, la democrazia, la Costituzione e la dignità della persona umana in questi anni di CoviDittatura.

Riflettiamo attentamente, preghiamo e ritroviamo una dimensione politico-generale.

Altrimenti soprattutto le lotte di questi anni rimarranno meramente individuali, senza quelle ricadute organizzate e organiche che può dare la politica, auspicabilmente ispiratrice di nuove regole, nella prospettiva di un ritorno allo stato di diritto.

Poi tireremo le somme. Vedremo chi prenderà voti e chi no. E se i pochi o i molti che entreranno in Parlamento saranno o no coerenti e capaci.

Tra scenari di guerra e grave crisi economico-sociale il tempo è cruciale!

Potrebbero, queste elezioni, essere tra gli ultimi scampoli di democrazia.

Asteniamoci perciò da velleitarismi inconcludenti e paradossalmente utili al sistema.

Votiamo, piuttosto, con ritrovate, alte, idealità: la verità, la giustizia, la libertà, la pace.

Lo esige certamente il Paese, ce lo impone verosimilmente la Storia.        

 


 

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