Gesù trasfigurazione

 

 

II Domenica di Quaresima (Anno C)

(Gen 15,5-12.17-18; Sal 26 (27); Fil 3,17 – 4,1; Lc 9,28b-36)

 

 

di Alberto Strumia

 

Nella liturgia di questa seconda domenica di Quaresima possiamo far emergere, da ciascuna lettura, un elemento istruttivo per la nostra ragione e la nostra fede. Possiamo considerarlo al tempo stesso come

  • una “categoria teologica”,
  • un “fattore esistenziale” della condizione umana,
  • una “momento” e una “chiave di lettura” della storia. O anche uno dei tre modi nei quali la “verità” si manifesta nella “realtà dei fatti”.

La prima lettura ci istruisce sulla “verifica della fede”, il che vuol dire, concretamente per noi, una “verifica del cristianesimo”. La fede non è un credere “cieco” e “irrazionale”: questa non è una concezione cattolica, ma al più, protestante! Per credere, dopo il primo atto di fiducia dato a Dio, ci vogliono delle ragioni, delle conferme, delle verifiche. Abramo ha il coraggio e la saggezza di chiederle («Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?», egli chiede riferendosi alla Terra Promessa). E così farà anche la Vergine Maria («Come è possibile? Non conosco uomo», ella domanda riferendosi al concepimento di Gesù, che le appare in contrasto con il suo proposito di verginità). La categoria biblica dell’Alleanza diventa significativa, nella vita, perché si regge sulla dinamica “promessa-compimento” che, nel nostro linguaggio scientifico odierno, si traduce in “ipotesi-verifica”.

Prova a prendere sul serio, inizialmente almeno come “ipotesi”, ciò che ti viene promesso e l’esperienza esistenziale te ne offrirà la “verifica”. Se la cosa “funziona”, fai il passo successivo di dare maggiore fiducia all’ipotesi che via via diverrà più solidamente “teoria”; nel senso di una tua “visone” della vita, del mondo e della storia, perché è quella che meglio regge alla prova dei fatti. E infine diverrà convinta certezza, ovvero “fede”.

La “fede” si muove, lungo tutta la storia della Salvezza, e nella storia personale di ogni cristiano serio, seguendo proprio questa dinamica “promessa-compimento”: Dio chiede un primo atto di fiducia impegnandosi a dare ad Abramo una discendenza e una Terra Promessa dove il popolo possa sentirsi a casa propria.

Così fa anche con noi. Fai un passo nel “laboratorio” della vita cristiana, un primo esperimento, per “verificare” nella tua vita la “bontà” del modo cristiano di viverla. Poi ti presenterà, al momento giusto, il passo successivo da fare. Così Dio ti darà, passo dopo passo, fatica dopo fatica, prova dopo prova, tutte le conferme delle quali hai bisogno; e anche molto di più.

– La seconda lettura ci istruisce mettendo in evidenza “il rovescio della medaglia”. C’è una controprova della bontà del metodo della “verifica” del cristianesimo. Una controprova molto rischiosa, ma che Dio permette alla nostra libertà, come legittima per decidere del nostro destino. Ed è quella di provare a fare a meno della fede, di Cristo, del cristianesimo. È la prova della “falsificazione” della sua “negazione”, della sua “assenza”. Prova a vivere contro di Lui, e senza di Lui, provalo nella vita personale e in quella sociale, civile, pubblica, politica: finirai per toccare con mano che un po’ alla volta niente “funziona”, che la vita personale e sociale non solo si bloccano, ma finiscono per rivoltartisi contro. È una strada molto rischiosa perché può presentare anche degli effetti pressoché irreversibili…

Ma questa è la fotografia della vita e del mondo di oggi: dall’aspetto più interno dell’essere umano a quello più pubblico, sociale e politico. Il livello penoso e privo di dignità della condizione nella quale versa la società odierna, lo fa toccare con mano: dove sono le figure prestigiose, i maestri di vita, i grandi pensatori, i punti di riferimento sicuri? È il vuoto di tutto “il bene che ci dovrebbe essere”; ma questa è proprio la definizione del “male”: la “mancanza di in bene che dovrebbe esserci”.

– Il Vangelo. Tra le letture della liturgia della seconda domenica di Quaresima spicca più di tutte il Vangelo della “Trasfigurazione” del corpo del Signore che viene visto da Pietro, Giacomo e Giovanni nella manifestazione della Sua Gloria, anticipo di quella che sarà anche la nostra, se lo vorremo, seguendo il Signore. L’episodio della Trasfigurazione ci istruisce sul destino vero per il quale l’essere umano è creato. Lo percepisce nella sua esigenza insopprimibile di immortalità e di bene infinito. L’esperienza della Trasfigurazione è il regalo del tutto gratuito (“Grazia”) che Dio fa a chi cerca di prenderlo seriamente, puntando tutto su Cristo, come fecero Pietro, Giacomo e Giovanni. Così che la loro fede non venga meno neppure nel momento in cui la debolezza umana e la paura fanno momentaneamente cedere la volontà: la volontà cede, ma non la ragione che vede con lucidità il male al quale si sta cedendo (è la consapevolezza del peccato).

Tutti i personaggi del popolo eletto che figurano nella Sacra Scrittura si sono mossi seguendo questa logica della “promessa-compimento”, della “ipotesi-verifica” in positivo; e quando hanno seguito altre ipotesi diverse da quanto Dio aveva loro rivelato, hanno avuto la controprova nella “falsificazione” di ciò in cui avevano creduto.

Il Tempo di Quaresima è il “laboratorio esistenziale” nel quale sperimentarsi con la vita cristiana, mettendosi alla prova (ecco il significato della “tentazione” da affrontare per superarla).

Maria e Giuseppe, suo sposo, hanno vissuto in modo straordinario la fiducia nel metodo di Dio che ha realizzato le Sue promesse, una dopo l’altra, nella loro vita nell’alternarsi dei loro atti di fede nei Suoi confronti con gli avvenimenti di Grazia che Egli compiva per loro. Essi sono per noi esempi di come siamo invitati a seguire il “metodo” di Dio anche nella nostra vita.

È in questo che anche san Paolo propone se stesso come un esempio che conferma la bontà del metodo («fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi»).

Alla loro intercessione possiamo affidarci con la tranquillità con la quale i “piccoli” si fidano dei “grandi”, i “discepoli” dei “maestri”, i “cristiani” dei “santi”.

 

Bologna, 13 marzo 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

 

 

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