Gesù Zeffirelli
Gesù di Zeffirelli

 

II Domenica di Avvento (Anno B)

(Is 40,1-5.9-11; Sal 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8)

 

di Alberto Strumia

 

Con il “relativismo” che imperversa oggi nel mondo e nelle teste degli uomini, ad incominciare da quelli di Chiesa – che dovrebbero essere, invece, il punto di riferimento per i fedeli, mentre si sono ridotti ad essere «ciechi e guide di ciechi» (Mt 15,14) come i farisei detti tali da Gesù stesso – nessuno sa più, che cos’è la Verità. Successe già a Pilato, davanti a Gesù, di non rendersene più conto: «Rispose Gesù: […] “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità. Chiunque è dalla Verità, ascolta la mia voce”. Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”» (Gv 18,37-38). In un mondo e in una Chiesa così “scombinati” – come è stato scombinato il cosiddetto “sinodo” tenutosi nello scorso mese di ottobre – la liturgia della seconda domenica di Avvento, sembra mettere in atto la promessa, fatta da Cristo poco prima della Sua Passione e Morte in Croce: «Verrà il Consolatore […] lo Spirito di Verità» (Gv 15,26).

Nelle letture di oggi si parla continuamente di consolazione.

– Ad incominciare dall’orazione (tecnicamente la “colletta”, che è la “raccolta” delle intenzioni per la Chiesa), la preghiera che è stata recitata prima delle letture che inizia con le parole: «O Dio, Padre di ogni consolazione…».

Come ha spiegato Gesù la consolazione viene dalla Verità («Verrà il Consolatore […]  lo Spirito di Verità»). Perché solo l’essere ancorati alla Verità, che è Dio stesso, che è Cristo stesso, si avverte dentro il senso di “sicurezza” di cui abbiamo umanamente bisogno.

– Subito dopo viene la prima lettura, tratta dal profeta Isaia, che inizia non a caso proprio con la parola «Consolate».

= È un verbo “imperativo”, una direttiva rivolta a chi deve insegnare, guidare il popolo a vivere sulla terra in vista dell’Eternità, sapendo che c’è la Verità, una condizione di “vita buona” nella quale la “giustizia originale” nel rapporto tra l’essere umano e Dio Creatore è stata ricostruita e divenuta accessibile. Questo deve essere detto, insegnato, gridato, parlando al cuore della gente («Consolate il mio popolo […] parlate al cuore»). Chi sa più parlare al cuore degli ascoltatori – cioè alla loro “intelligenza affettiva” – se non i santi cristiani e coloro che hanno ricevuto il carisma per essere resi capaci di farlo? Sant’Anselmo di Aosta aveva insegnato a domandare al Signore questa “intelligenza affettiva” nella splendida preghiera che ho riportato alla fine di queste mie considerazioni. Suggerisco di recitarla ogni giorno prima di iniziare a lavorare.

= E in che cosa consiste il motivo di questa consolazione, viene detto subito dopo: «Gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata». Siamo arrivati al massimo del degrado umano, al punto più basso della tribolazione, della dissoluzione di tutto e di tutti, un degrado che ha corroso anche le guide della Chiesa, moralmente e ancor prima dottrinalmente. L’origine di tutto questo è stato il progressivo allontanamento da Dio Creatore e dall’insegnamento di Cristo, oggi manipolato fino a capovolgerlo, prima nella prassi e poi nella dottrina.

Ormai, ci dice oggi la liturgia di questo Tempo di Avvento, la pena che l’umanità e la Chiesa si sono inflitte, come conseguenza di questo allontanamento dalla Verità rivelata in Cristo sta per finire: «La sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata». Chi ha resistito all’idiozia collettiva, rimanendo fedele a Cristo, a tutti i costi, ha accesso, per Grazia, alla “giustizia originale” ristabilita da Lui.

= Oggi chi è in grado di dire queste cose e ha il coraggio di dirle, attraverso i canali di cui dispone – e oggi sono molti di più di un tempo – realizza il compito che ai tempi di allora fu quello di Giovanni Battista. Di lui ci parla anticipatamente il profeta Isaia nella prima lettura e poi il Vangelo di oggi.

– E ci parla il Vangelo come di colui che finalmente parla esplicitamente di Cristo, indicandolo come unico Salvatore, e non mettendosi mai al centro dell’attenzione al Suo posto. «E proclamava: “Viene dopo di me Colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali”». Un atteggiamento ben diverso da quello di quanti, nella Chiesa di oggi, si fanno protagonisti narcisisti, al posto del Figlio di Dio, ergendosi quasi a “suoi successori”, più abili e capaci. Una bestemmia per così dire “incarnata”!

– Nella seconda lettura san Pietro parla come uno che vede il contrarsi del tempo della storia dell’umanità e della Chiesa sulla terra, come un congiungersi in un solo istante («Davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno»), così che la prima venuta di Cristo (il Natale) e la Sua seconda venuta (la fine dei tempi) vengono quasi a coincidere, perché «la liberazione è vicina» (Lc 21.28) ed in questa coincidenza sta la consolazione.

Il tempo della vita, come quello della storia dell’umanità ci sono dati da Dio per un atto di “misericordia” perché il Signore «non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi». Anche se la pesantezza dei nostri ultimi anni ci si presenta come una sorta di lentezza di Dio nell’intervenire («Il Signore non ritarda nel compiere la Sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza») che fatichiamo a sopportare, se non dedichiamo un congruo tempo alla preghiera di affidamento a Maria, ai nostri Angeli Custodi, ai santi che ci sono più cari per la nostra storia personale. Una fatica che siamo chiamati a vivere come una forma di “partecipazione” alla Croce di Cristo, per la nostra e altrui Salvezza.

Alla Madre di Dio insieme a Giovanni Battista chiediamo di intercedere per noi così che possiamo attraversare, saldi nella fede, questo tempo di prova, sperimentando la consolazione della loro assistenza

= che ci “indica” (Giovanni) il Signore presente davanti a noi nella storia;

= Che ci “porta” in sé (Maria) la Sua presenza, custodita nel suo grembo di Madre di Dio fino alla Sua nascita nel Natale, e nel grembo della Chiesa fino alla Sua seconda venuta.

 

Bologna, 10 dicembre 2023

 

Preghiera di sant’Anselmo di Aosta

Ti prego, Signore, fa’ che gusti attraverso l’amore quello che gusto attraverso la conoscenza. Fammi sentire attraverso l’affetto ciò che sento attraverso l’intelletto. Tutto ciò che è tuo per condizione fa’ che sia tuo per amore. Attirami tutto al tuo amore; fa’ tu, o Cristo, quello che il mio cuore non può. Tu che mi fai chiedere concedi. Amen

 

 

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