Vincent Van Gogh, Seminatore al tramonto, 1888, Museo Kröller-Müller, Otterlo
Vincent Van Gogh, Seminatore al tramonto, 1888, Museo Kröller-Müller, Otterlo

 

Domenica XVI del Tempo Ordinario (Anno A)

(Sap 12,13.16-19; Sal 83; Sap 12,13.16-19; Mt 13,24-43)

 

di Alberto Strumia

 

1. La prima lettura, tratta dal Libro della Sapienza, è un vero capolavoro di spiegazione di come “giustizia” e “misericordia” non si possano contrapporre, come se l’una fosse il contrario, o almeno una deroga dell’una rispetto all’altra. Di Dio si dice, prima di tutto: «La tua forza infatti è il principio della giustizia». Di conseguenza, anche per le creature “razionali” come gli Angeli e gli uomini – e in questo secondo caso noi siamo i diretti interessati – la cosa più importante, quella da non compromettere per non andare in rovina, è proprio la “giustizia” tra noi e Dio, per poterla anche realizzare in noi stessi e verso il nostro prossimo. Tutto il nostro destino si gioca nel capire e nel perseguire un “giusto modo di rapporto con Dio Creatore”; e di conseguenza con Cristo Redentore.

Dio è il primo a volere che noi, liberamente, stabiliamo questo giusto modo nel rapporto con Lui, per la nostra stessa “convenienza”, per il nostro “bene”. Il “bene”, infatti, non è un obbligo moralistico, ma ciò che ci “conviene” di più. Ed è il Signore ad istruirci su questo, attraverso le leggi della Creazione e del nostro “giusto comportamento”. Per cui conviene essere “buoni”, piuttosto che “cattivi”. La vera “astuzia” sta nel fare il “bene” e non nel contrario.

Di Dio Creatore si dice ancora: «Hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini». Perché alla fine dei conti gli “conviene”. Conviene vivere in un modo “buono”, perché questo contribuisce a rendere il mondo più “vivibile”. Senza contare la cosa più importante, che un comportamento “buono” contribuisce a meritarci un’“Eternità buona”.

Niente può essere più benevolo e misericordioso, nei nostri confronti, da parte di Dio, dell’insegnarci (mediante la Rivelazione) quella Legge di natura (Legge naturale) che è racchiusa nei Dieci Comandamenti, seguendo i quali si può vivere “bene”. Contraddicendoli si vive male.

La prima lettura spiega anche il “perché” Dio possa essere così “misericordioso” da insegnarci a vivere seguendo la “giustizia” verso di Lui, per averla, di conseguenza, anche verso noi stessi e gli altri. La ragione della misericordia di Dio è racchiusa nella Sua Onnipotenza. «Il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti». Dio è così Onnipotente da potersi permettere di essere misericordioso, esercitando la “pazienza del tempo” verso le creature umane, che nel tempo devono vivere, qui sulla terra.

Addirittura, dice ancora la prima lettura: «Mostri la tua forza [proprio] quando non si crede nella pienezza del tuo potere». Questa riga condensa in sé la spiegazione del perché della Redenzione, dell’Incarnazione del Verbo, della Vita di Cristo sulla terra, della Sua morte in Croce e della Sua Risurrezione. L’umanità, fino dalle sue origini, ha preferito non credere di realizzare il proprio “bene” seguendo la Legge di Dio, e ha scelto di fare il contrario. È il “peccato originale”, seguito da tutti gli altri “peccati attuali” di ciascuno, singolarmente.

Allora l’Onnipotenza di Dio è stata così infinita da potersi permettere l’atto di “misericordia” della Redenzione, della restituzione della Via – Cristo («Io sono la Via», Gv 14,6) – di un nuovo accesso al “giusto modo di rapporto” con Lui, al nostro “bene”. E questo, solo agli uomini, perché gli angeli, con la loro intelligenza superiore, avevano già precluso a sé stessi, in partenza, ogni seconda possibilità.

2. Il Vangelo, con la parabola della zizzania spiega il perché la “pazienza” di Dio si materializzi anche nella nostra vita di ogni giorno, qui sulla terra. È una delle pochissime parabole, insieme a quella dei talenti e del seminatore, che Gesù interpreta, passaggio dopo passaggio, spiegandola ai discepoli. Qui si afferma:

– Anzitutto, la Sua divinità e Onnipotenza, identificando sé stesso («il Figlio dell’Uomo») come il padrone del campo che è il mondo («Il campo è il mondo»);

– Poi l’esistenza del demonio, un essere “personale” che, per primo, ha liberamente scelto di rifiutare il “giusto modo di rapporto” con Dio, perdendo così il proprio “bene” («il nemico […] è il diavolo»). Ogni altra spiegazione del problema del male, diluito in un’entità astratta e impersonale, alla prova dei fatti si rivelerà inadeguata, insufficiente, perché “ideologica”, e illusoriamente superabile dalle sole forze umane.

– Ancora si rivela, quasi dandola per scontata, che ci sarà una fine della condizione attuale della vita terrena, identificandola con la mietitura del campo della parabola: «La mietitura è la fine del mondo».

– E si aggiunge anche la spiegazione del perché, non ostante l’opera della Redenzione di Cristo, che ha riaperto per gli uomini che vogliano percorrerla, la Via al nuovo accesso alla “giustizia” tra essi e Dio (questa è la Grazia), si debba attendere la mietitura. La spiegazione è la medesima Onnipotenza di Dio che esercita la misericordia della “pazienza” verso le Sue creature, dando loro il tempo di rendersi conto che “conviene” seguire la “giustizia” dei Suoi Comandamenti, piuttosto che fare diversamente, seguendo l’inganno del diavolo («La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo»). Il tempo della storia è la concretizzazione della “pazienza” di Dio che non vuole che «succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura». Addirittura, andando oltre l’immagine della parabola, Dio consente che la zizzania possa essere “geneticamente modificata” fino a convertirsi, con il pentimento, essa stessa in grano («hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento», prima lettura).

3. La seconda lettura ci ricorda che non siamo abbandonati alle nostre sole forze, in questo esercizio della “pazienza” della storia che, in certo modo, ci fa “partecipare” alla “pazienza di Dio”. Siamo infatti sostenuti da quella forza superiore a noi che è lo Spirito Santo, Dio stesso: «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza».

Quello stesso Spirito Santo che ha operato nella vita della Madre di Dio, Maria, che ci accompagna prendendoci per mano, come tenne per mano il Figlio di Dio, il Verbo fattosi carne in lei.

Maria sede della Sapienza, sostienici nel cammino della nostra vita cristiana!

 

Bologna, 23 luglio 2023

 

 

 

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