Dante e Virgilio nella Divina Commedia
Dante e Virgilio nella Divina Commedia – Eugène Delacroix, Public domain, via Wikimedia Commons

 

 

di Roberto Allieri

 

Tempo di vacanza, tempo di spiagge, tempo di mare.

La contemplazione del mare infinito ed il rilassamento di chi può concedersi pensieri che vanno più in là delle pene quotidiane mi portano ad espandere la mia anima.

E allora, come un emulo di Leopardi, inseguo concetti filosofici, sondo l’immensità dello spazio e del tempo in direzioni mai affrontate prima. Sento che questo tempo e questo spazio in cui vivo mi stanno un po’ stretti. Ma d’altro canto, anche gli spazi siderali e le regioni senza tempo mi suggeriscono una immensa ansia.

Perché sia la dimensione finita che quella infinita mi inquietano? Credo che sia un problema di senso, di senso ultimo delle cose.

Il senso ultimo delle cose mi porta a considerare quelle realtà che la Chiesa definisce ‘novissimi’: morte, giudizio particolare, inferno e paradiso. E mi si spalanca un mare di interrogativi. 

Basta, sono cotto a puntino, è tempo di fare un tuffo. Dove? Non certo nel mare che ho sotto gli occhi. No, tra le suggestioni dei novissimi ciò che mi appare più  invitante è il mare magnum del paradiso. E ‘naufragar m’è dolce in questo mare’

 

Galleggiando in paradiso

 

Mi chiedo: ma in paradiso non ci si stufa mai? 

È una domanda forse ingenua, una di quelle che a volte fanno i bambini negli incontri di catechismo. Ma non solo loro, anche i grandi. 

È il classico dubbio che assale, per esempio, lettori superficiali della Divina Commedia, i quali trovano molto più interessanti le vicende dell’inferno rispetto a quelle che rappresentano la staticità dello status (scusate il bisticcio di parole) delle anime che stanno in paradiso.

E poi c’è il famoso proverbio: il gioco è bello quando è corto, quando è lungo stanca.

E sì: prendiamo qualunque piacere della vita. Per esempio, il gusto di un cibo delizioso. Se una certa prelibatezza la mangiamo continuamente per tre, quattro, cinque giorni e ancora per una, due, tre settimane arriverà prima o poi a stancarci, se non a disgustarci. Idem per giochi, attività o altre sensazioni meravigliose.

Ciò avviene perché siamo creature limitate: al di là di un certo grado non riusciamo a sostenere neanche la bellezza. La pienezza di senso è troppo grande per noi, ci fa scoppiare. Lo diceva anche la poetessa Alda Merini in un suo componimento: ‘Tutti cercano di addolcire la tristezza e il dolore, pochi hanno capito che anche il gaudio va consolato. La persona che gioisce, che tocca l’acme della felicità, che si è persa in Lui, deve ritrovare la strada della vita’.

Io credo che la nostra finitezza sia determinata dalla dimensione temporale in cui viviamo. Ma anche dallo spazio esagerato da cui siamo spietatamente circondati. Come ho detto, a me la dimensione delle galassie e di un universo senza limiti destano angoscia, nella loro incomprensibilità e inarrivabilità. Il tempo e lo spazio sono sentinelle a guardia dei nostri limiti invalicabili.

Difficile pensare ad un luogo senza tempo o ad una dimensione dello spazio diversa.

Eppure, un posto così esiste: si chiama paradiso. Esiste in verità anche l’inferno, ma oggi non voglio pensarci. Voglio rimanere a galleggiare nel paradiso.

Io, immerso in questo punto di osservazione, vedo ora il paradiso come luogo infinito ma interamente sondabile ed accessibile. Ci vuole solo un attimo. Penso proprio che il paradiso duri un attimo, un unico bellissimo attimo che non finisce mai. Un attimo gravido di bellezza, da godersi pienamente con un’estasi e una percezione che si realizza non in modo statico, bensì dinamico. In un istante infinito si può abbracciare una realtà infinita per comprendere il bene, il bello, il buono che scaturiscono incessantemente da Dio.

Nel paradiso dove ora sto sguazzando non si contempla stando fermi come quando si guarda un quadro. Ci si muove curiosamente, alla scoperta delle inesauribili sfaccettature d’amore di quello che Dante, e prima di lui Aristotele, definiva ‘Motore immobile dell’universo’ o anche ‘L’Amor che move il sole e l’altre stelle’

Come si sta bene qui, nella liquida realtà che mi avvolge! Non si vorrebbe uscire mai, sembra che il tempo si sia fermato.

Già, il tempo: e qui mi sorge un nuovo dubbio anzi, un novissimo dubbio. Se il tempo in paradiso non esiste (come ho scoperto dopo il mio tuffo, nuotando dentro il concetto di questa realtà), così come non esiste nell’eternità dell’inferno, come la mettiamo con il purgatorio?

Ho capito: occorre che faccia un tuffo anche  in purgatorio, così vedo cosa succede. 

 

Alcune bracciate tra le onde del purgatorio

 

In questa dimensione si sa che le anime purganti vagano per scontare i propri peccati. E lo fanno in un percorso che si compie sopportando una sorta di ‘fuoco purificatore’, che si manifesta in stati penosi continuati (lo dico con parole mie, certamente inadeguate). Ma il fatto che queste prove siano continuate e che abbiano una durata implica che anche in purgatorio debba esistere un tempo, analogo a quello terrestre: cioè una successione di istanti che si accumulano in periodi, equivalenti ai nostri anni, mesi, giorni, ore o frazioni. 

Ci sono anime che transitano per alcune unità di misura del tempo ed altre per diverse unità. Come si spiega ciò? 

Da quello che percepisco nuotando nella superficie del concetto e scrutando giù nel fondale, credo che il purgatorio sia uno spazio a sé dove il tempo non sia escluso ma anzi conservi un suo significato. Questo luogo lo vedo come una anticamera provvisoria (alla fine dei tempi infatti verrà eliminata). Un passaggio intermedio, insomma, un luogo di transito. 

Chissà se in purgatorio il tempo si misura come da noi in periodi e se esso ha una successione di istanti in sincronia con il nostro tempo. Intendo dire: chissà se la purificazione temporale media delle anime sarà di dieci o di duecento o più dei nostri anni. Non è una domanda oziosa per chi offre suffragi alle anime dei propri cari. 

Per sapere qualcosa di più dovrei immergermi ad una certa profondità nel tratto di mare magnum nel quale sto nuotando. Ma comincio ad avere qualche affanno di fiato. Meglio tornare a riva, alla spiaggia. Tra poco arriveranno i miei famigliari. 

Bisogna fare la spesa e poi c’è un appuntamento per ritirare l’auto che si è guastata. Senza contare che devo anche chiamare in giornata mio figlio che ha un pasticcio da risolvere.

Pazienza, il tempo senza tempo è scaduto. Le fantasticherie stanno evaporando velocemente. Devo lasciare spazio alla dimensione spazio-temporale che mi affligge con le sue urgenze.

 

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