Un lettore mi scrive.

 

Big Brother

 

Egr. Dott. Paciolla,
 
in questi giorni mi ha molto incuriosito la notizia circa i test che in alcune regioni si stanno effettuando in merito al sistema di allarme nazionale su rete telefonica mobile e denominato IT-Alert. Manco a dirlo in vista di future “emergenze”, parolina magica con la quale a pensarci bene siamo ormai da tempo abituati a convivere. Non ci sarebbe da meravigliarsi se essa molto presto campeggiasse ben visibile su ogni sito web aziendale accanto alle già onnipresenti “green”, “sostenibilità”, “inclusività”, “resilienza”, che in fondo in qualche modo ci vengono presentate anch’esse, in qualche modo, in spirito emergenzialista.

Ora il “complottista” che c’è in me ha un impeto di inquietudine e così, da semplice cittadino che non può tuttavia esimersi dal porsi qualche domanda mi chiedo: è corretto temere per la privacy? Vediamo. L’IT-Alert si appoggia ad un protocollo già presente nelle specifiche di rete GSM, denominato cell-broadcasting, il quale permette di inviare una determinata informazione a tutti gli utenti raggiunti dalla copertura radiomobile di una certa cella / BTS o singola antenna della medesima. Per capirci, in epoca pre-smartphone, era possibile visualizzare sul display del terminale la provincia presso la quale esso si trovava tramite detta tecnologia. Di per sé non sembra configurarsi un problema di privacy, almeno sino a che il terminale in uso è un normale telefono cellulare.

Tuttavia, se non ho frainteso, nel caso di uno smartphone, IT-Alert non si limita ad appoggiarsi sul cell-broadcasting diffondendo un messaggio ma in qualche modo interagisce con il firmware del terminale medesimo: ne è prova il fatto che viene aggiunta una feature nelle impostazioni del sistema operativo, e che il rifiuto di interagire con il suddetto messaggio inibirebbe temporaneamente ogni funzione del telefono. Le pare poco?

Al di là del fatto che ovviamente già si riscontra una frattura fra i cosiddetti cospirazionisti ed i fiduciosi ad oltranza nel sistema (suppongono si tratti dei già distintisi come “seguaci della scienzah”), tutto ciò certifica una sorta di segreto di Pulcinella: i nostri smartphone sono soggetti ad una comunicazione dati bidirezionale che è in grado di modificarne da remoto caratteristiche e funzionalità: nulla vieta che questo possa anche avvenire in modo invisibile all’utente; l’intera storia delle minacce informatiche lo ha già ampiamente dimostrato. Si badi bene che essa ha sempre visto come attori i truffatori, i pubblicitari e, guarda un po’, i governi e/o gli apparati istituzionali. Ed è curioso fra l’altro che qualche pseudo – esperto – divulgatore tecnologico che ha sempre riconosciuto tutto ciò, si sia schierato a spada tratta con la narrativa “ufficiale” covidista. Detto ciò, chi ancora parla di complottismo si goda pure il suo confortevole grande fratello in cui evidentemente si crogiola benissimo a patto di tenere il cervello rigorosamente su “off”, tanto qualcuno già pensa al loro posto.

Facciamoci bene i conti: dopo i sistemi di pagamento elettronici e la “sanità in rete” mancava solo la diffusione capillare dello smartphone ed ecco che casualmente arriva una crisi sanitaria globale (con tanto di pass verde, “app” Immuni – il cui solo nome è grottesco – e blocco delle risorse finanziarie dei camionisti in protesta). Crisi che era già arrivata altre volte, ma con i media in altre faccende affaccendati.

Grazie per l’attenzione
Claudio – Saronno
 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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