In Canada, sempre più spesso, coloro che optano per il suicidio assistito si offrono volontari affinché i loro organi vengano riciclati. Ma persino i media canadesi, che universalmente ed entusiasticamente sono favorevoli al suicidio assistito in vista della sua legalizzazione, sono rimasti sorpresa dalla pericolosa china presa dalla questione.

Della faccenda ce ne parla Jonathon Van Maren con il suo articolo pubblicato su Lifesitenews che vi propongo nella mia traduzione.

Elisa Brighenti

 

trapianti organi

 

Anche per i media canadesi, che universalmente ed entusiasticamente sono favorevoli al suicidio assistito in vista della sua legalizzazione, il recente giro di vite dell’Ottawa Citizen su una tendenza tragica e terribile è stato sbalorditivo. Sempre più spesso, coloro che optano per il suicidio assistito si offrono volontari affinché i loro organi vengano riciclati (18 donatori di organi e 95 donatori di tessuti in 2919), e il titolo del Citizen ne ha preso atto con soddisfazione: “Le morti medicalmente assistite rappresentano un toccasana per la donazione di organi in Ontario”.

Il Citizen ha elogiato questa “fonte relativamente nuova di organi e tessuti”, che trova significativa, in quanto “la lista d’attesa in Ontario per organi si aggira di solito intorno ai 1.600 [giorni]”. Quella “fonte di organi e tessuti”, va notato, sono i pazienti, uccisi da medici professionisti su loro stessa richiesta, per poter ricavare dai loro cadaveri pezzi di ricambio. Questa, a quanto pare, è un toccasana, una manna dal cielo. Scrive il Citizen:

“Secondo il Trillium Gift of Life Network, che sovrintende alla donazione di organi e tessuti in Ontario, le 113 donazioni legate al MAiD (suicidio assistito, ndr) nel 2019 hanno rappresentato il cinque per cento delle donazioni complessive in Ontario, una quota anch’essa in aumento. Nel 2018 le donazioni legate al MAiD hanno rappresentato il 3,6% del totale delle donazioni della provincia e nel 2017 solo il 2,1%.”

Da quando il suicidio assistito (cui si fa riferimento nei media con il comodo eufemismo “MAiD” per far sembrare il processo meno allarmante e meno simile al suicidio) è diventato legale in Canada nel 2016, il Trillium Gift of Life Network “si è immediatamente dichiarato in prima linea a favore della donazione di organi e tessuti attraverso il MAiD”, dichiarando di aver raggiunto “proattivamente” coloro che cercavano il suicidio assistito per valutare la donazione dei loro organi dopo essere stati uccisi. L’unico aspetto negativo, ha osservato il Citizen, è che la preferenza dei beneficiari del suicidio assistito per i “decessi domiciliari” impedisce l’autorizzazione di molte donazioni, poiché queste sono legali solo se il donatore muore in ospedale.

Uno scenario particolarmente inquietante citato dalla dottoressa Moira McQueen del Canadian Catholic Bioethics Institute vede una soluzione di compromesso per i potenziali donatori che desiderano ancora morire a casa. In alcuni casi, i pazienti potrebbero iniziare il processo di morte a casa, in breve, facendo le prime iniezioni, che li sederebbero. A quel punto, avendo perso conoscenza a casa come richiesto, il donatore potrebbe essere trasportato all’ospedale dove l’ultima iniezione letale lo ucciderebbe e poi gli verrebbero prelevati gli organi.

Con questo, ha notato con entusiasmo il Citizen, possiamo vedere crescere il numero delle donazioni:

Le donazioni di MAiD forniscono anche più tempo per effettuare test sugli organi del donatore e per valutare la migliore corrispondenza con i riceventi. La MAiD, e la successiva donazione di organi ad essa correlata, ha recentemente subito un ulteriore incoraggiamento legale, quando la Corte Superiore del Quebec, lo scorso settembre, ha stabilito che alcune parti delle leggi che regolano la morte assistita erano incostituzionali.

La decisione ha fatto seguito ad una causa intentata da Jean Truchon e Nicole Gladu, di Montreal, i quali soffrono di malattie degenerative incurabili e si sono visti rifiutare il MAiD. In particolare, hanno contestato sia la restrizione del codice penale secondo cui la morte naturale deve essere “ragionevolmente prevedibile” prima di poter essere ammessa la morte assistita sia la parte della legge 52 del Quebec, dove si dichiara che le persone devono “essere alla fine della vita”. La decisione del tribunale ha dato ad entrambi i governi sei mesi per modificare le leggi, ma nessuno ha presentato ricorso.

Per riassumere: L’ampliamento dei criteri di idoneità al suicidio assistito è una cosa positiva, perché più morti significano più organi disponibili. Inoltre, permettere alle persone che non muoiono a breve termine di farsi uccidere significa che la probabilità di ottenere organi in condizioni migliori (cioè non danneggiati da malattie) cresce in modo significativo. Anche questo è apparentemente una buona cosa. In alcun punto, va notato, la copertura dei cittadini di Ottawa include chi abbia qualche preoccupazione etica e desideri avvicinarsi a persone con tendenze suicide per richiedere i loro organi.

A quanto pare, abbiamo superato tutto questo.

 

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