Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo uno stralcio di un articolo scritto da Chris Jackson, pubblicato su Hiraeth in Exile. Visitate il sito per leggere per intero l’articolo. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Gesù scaccia cambiavalute dal tempio (Di Carl Heinrich Bloch)
Gesù scaccia cambiavalute dal tempio (Di Carl Heinrich Bloch)

 

La Chiesa tedesca ha individuato la fonte del disordine nel Vangelo. Si tratta di Gesù Cristo.

Il 2 settembre, Katholisch.de ha pubblicato un articolo dal titolo: «Gesù con tendenza all’alcolismo e al disturbo impulsivo?». Il portale si identifica con la Chiesa cattolica in Germania e annovera la Conferenza Episcopale Tedesca tra i propri partner. I suoi redattori riassumevano le tesi di Simone e Claudia Paganini, due teologi laici che hanno setacciato le Scritture alla ricerca di anomalie psichiatriche. Mosè soffre di depressione. Giobbe soffre di disturbo ossessivo-compulsivo. Cristo ha una propensione per l’alcol, uno scarso controllo degli impulsi e l’abitudine primitiva di confondere la malattia mentale con i demoni.

Nessuna conferenza episcopale ha votato su tali affermazioni. Ciò offre ben poco conforto ai vescovi. Il loro apparato mediatico ha selezionato l’intervista, l’ha confezionata, ha inserito i presunti disturbi di Cristo nel titolo e ha pubblicato il risultato sotto una testata cattolica.

L’istinto modernista raramente si è manifestato con tanta sfacciataggine. L’Apocalisse non giudica più l’epoca. È l’epoca a diagnosticare l’Apocalisse.

Il Giudice è messo sul divano

I Paganini ammettono che la Bibbia non contiene anamnesi cliniche e manca dei dettagli di cui uno psichiatra avrebbe bisogno. La loro ammissione avrebbe dovuto porre fine all’esercizio. Una diagnosi richiede più che individuare un comportamento dall’aspetto familiare in una narrazione antica. Richiede durata, contesto, compromissione, spiegazioni contrastanti e prove dirette sul paziente. Qui il «paziente» può anche essere un ritratto letterario sintetizzato, una figura profetica o, come nel caso supremo, l’eterno Figlio di Dio fatto uomo.

Il metodo appiattisce ogni distinzione morale e spirituale. Mosè crolla sotto il governo opprimente di una nazione ribelle, chiede a Dio di morire e sviluppa un disturbo depressivo. Giobbe perde i figli, la salute, i beni e la posizione sociale; il suo lamento prolungato diventa patologico. I suoi sacrifici per i figli, offerti perché potrebbero aver peccato, diventano sintomi di compulsione. La sollecitudine paterna, il dolore, la tentazione, la santità e la malattia scompaiono tutte nello stesso frullatore clinico.

Poi le lame raggiungono Cristo.

Il passo evangelico che quasi certamente alimenta la presunta «tendenza» all’alcol è l’accusa secondo cui il Figlio dell’Uomo era «un mangione e un bevitore di vino». Il contesto smonta la diagnosi. Cristo sta raccontando le calunnie, tra loro contraddittorie, dei Suoi nemici. Giovanni Battista digiunava, quindi lo definivano posseduto. Cristo mangiava e beveva, quindi Lo definivano un ubriacone. Rifiutavano sia l’ascetismo che la festività perché avevano già respinto la chiamata di Dio. Katholisch.de estrapola l’insulto dei contestatori dalla replica di Cristo e lo ripropone come prova clinica.

Sì, Nostro Signore beveva vino. Lo preparò a Cana. Lo consacrò durante l’Ultima Cena. La temperanza cristiana governa una buona creatura secondo la ragione; non trasforma mai l’astinenza in misura di santità. San Tommaso spiega che l’appetito umano di Cristo cercava naturalmente cibo, bevanda e sonno, sempre «secondo il modo e l’ordine della ragione». Il resoconto del Catechismo su Calcedonia Lo professa simile a noi in tutto tranne che nel peccato. La Sua umanità era reale, passibile, affamata, assetata, addolorata e capace di soffrire. Ogni passione rimaneva perfettamente ordinata. Un’attrazione disordinata per l’alcol contraddirebbe la stessa cristologia che un organo di informazione cattolico ha il compito di insegnare.

L’insulto rivela anche un sorprendente pregiudizio sociale. Definire il normale consumo di vino una tendenza psichiatrica, ignorando al contempo il contenuto dottrinale dei Vangeli, riesce a banalizzare l’alcolismo e a bestemmiare Cristo allo stesso tempo.

Il Tempio fu purificato di proposito

L’affermazione sul disturbo impulsivo è ancora più grossolana. Simone Paganini contrappone il «porgere l’altra guancia» alla purificazione del Tempio e riduce la scena a un comico «paff, via che va». Questa lettura confonde la mitezza con la paralisi morale. Cristo proibisce la vendetta personale. Non comanda mai l’indifferenza verso il sacrilegio, la predazione o la profanazione della casa di Suo Padre.

San Giovanni descrive un atto deliberato. Cristo osserva il commercio, si costruisce una frusta con delle corde, scaccia gli animali, rovescia le monete, ribalta i tavoli e pronuncia un giudizio. I discepoli interpretano l’evento alla luce del Salmo: lo zelo per la casa di Dio lo consuma. I Vangeli sinottici forniscono l’accusa: gli uomini avevano trasformato una casa di preghiera in un covo di ladri. Si tratta di un’azione profetica, comprensibile in ogni dettaglio.

San Tommaso tratta proprio questa questione. L’ira può superare la ragione e diventare peccaminosa; può anche seguire la ragione come strumento di giustizia. L’ira di Cristo era del secondo tipo: zelante, lodevole e governata completamente dal giusto giudizio. Il compito del teologo è preservare tale distinzione. Il medico dilettante la cancella e dichiara i mercanti sani di mente, mentre il Signore del Tempio soffre di disregolazione.

Lo stesso articolo afferma che i sette demoni scacciati da Maria Maddalena erano probabilmente malattie mentali, poiché gli antichi attribuivano tali condizioni al diavolo. Quella piccola parola «probabilmente» racchiude in sé un intero programma di incredulità. Gli evangelisti distinguono ripetutamente la malattia dalla possessione. I demoni riconoscono Cristo, parlano, resistono, supplicano e obbediscono ai Suoi comandi. Un cattolico può studiare come la malattia e l’afflizione spirituale possano essere confuse in casi particolari. Non deve mai ridurre gli spiriti maligni personali del Vangelo agli errori di un’epoca medicalmente arretrata, continuando a chiamare questa pratica «teologia».

La demitizzazione si presenta sempre come sofisticatezza. Il suo risultato effettivo è più semplice: l’autore sacro diventa confuso, i Padri diventano creduloni e Cristo diventa un interprete inaffidabile dei propri miracoli.

Chris Jackson

 


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