di Lucia Comelli

 

Giovedì 26 maggio, alle ore 15.00, si è tenuta a Roma una manifestazione organizzata dalle associazioni ‘Non si tocca la Famiglia’ e ‘CitizenGO’ per ribadire l’urgente necessità che il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sconfessi l’applicazione nelle scuole di protocolli – illeciti sul piano giuridico e rovinosi su quello educativo – come la Carriera Alias.

Davanti al Ministero si sono radunate diverse realtà associative che in questi anni si sono fatte portavoce di molti genitori, denunciando abusi didattico-educativi a danno di studenti, anche giovanissimi: episodi spiacevoli che nelle scuole si sono ripetuti più volte, nonostante le loro richieste di ispezioni e controlli.

Durante il sit-in, il Sottosegretario all’Istruzione, on. Rossano Sasso, è sceso dal palazzo del Ministero per esprimere il suo sostegno ai genitori, affinché possano riacquistare fiducia nel Patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia.

Le dichiarazioni di apertura dei promotori dell’iniziativa, Matteo Fraioli e Giusy D’Amico, hanno denunciato l’uso strumentale dell’autonomia scolastica, con cui tanti istituti – forzando il quadro normativo – introducono, all’insaputa dei genitori, percorsi pseudo educativi ispirati alla teoria del Gender, e quindi alla fluidità di genere, come l’uso di asterischi e schwa, che cancellano le diverse identità maschili e femminili degli allievi o adottano protocolli, come la Carriera Alias, per cui alunni che si percepiscono come transgender[1] – anche prima di intraprendere il processo di transizione – possono cambiare il proprio nome di battesimo sul registro, con il nome di elezione.

Ora, utilizzare sui documenti scolastici un nome diverso da quello registrato all’ufficio anagrafe non è lecito dal punto di vista giuridico, come aveva dichiarato un paio di giorni fa Giusy D’Amico, presidente dell’associazione Non si tocca la Famiglia : “Cambiare il nome di battesimo a bambini e ragazzi transgender sui registri di classe significa creare un profilo burocratico fittizio e né il Dirigente Scolastico, né il Consiglio d’istituto, hanno il potere di anticipare provvedimenti giudiziari che la Legge attribuisce esclusivamente al Giudice ordinario. Non si possono affrontare con leggerezza temi così importanti e non si può violare il patto di corresponsabilità educativa con le famiglie[2]. Purtroppo, le numerose segnalazioni giunte in tal senso al Ministero dell’Istruzione da parte delle associazioni dei genitori come le oltre 20.000 firme consegnate a marzo al Ministro sono rimaste inascoltate.

Gli insegnanti non possono modificare i registri di classe, che sono atti pubblici, hanno invece il dovere di rispettare le leggi e di educare in tal senso gli studenti; senza contare che gli stessi allievi che hanno solo iniziato il processo di transizione potrebbero ritrovarsi successivamente ingabbiati in una falsa identità (come mostra il fenomeno in aumento dei ‘detransitioners’). Questi esperimenti didattici hanno contribuito a generare turbamento e confusione nelle coscienze in formazione degli allievi, come documenta il vertiginoso aumento, in Occidente, dei casi di disforia di genere: secondo Matteo Fraioli, “L’introduzione della carriera alias sulla base del principio di “fluidità del genere” – concetto molto discutibile e antiscientifico – può generare un disastro educativo nei confronti di tutto il corpo scolastico, inducendo i ragazzi e bambini più fragili ad aumentare un’incertezza identitaria. Troppi gli esempi nazionali ed internazionali di ragazzi distrutti dalla falsa idea che si possa essere identificati in un altro genere sessuale o addirittura in nessuno”[3]. La costruzione identitaria è infatti un lungo percorso che attraversa l’età evolutiva fino all’adolescenza: essa necessita di un solido legame con gli adulti di riferimento, che hanno il compito di supportare la crescita dei più giovani con indicazioni certe, soprattutto quando riguardano questioni vitali come questa.

Purtroppo, come ha ricordato l’on. Sasso, la nobile lotta alle discriminazioni spesso serve da pretesto per giustificare la diffusione nella scuola di progetti ideologici, che promuovono la sessualizzazione precoce degli allievi, come nel caso di una scuola elementare di Mantova, che ha proposto un itinerario di educazione sessuale estremamente complesso e ‘tecnico’ per bambini di 9 e 10 anni. In caso di un mancato consenso da parte dei genitori, si è detto loro di tenere i figli a casa, senza prospettare un’alternativa: questa richiesta rappresenta un’evidente negazione del diritto allo studio di questi alunni!

Le associazioni attendono pertanto un immediato incontro con il Ministro dell’Istruzione, da cui si aspettano una dichiarazione ufficiale che blocchi le storture progettuali; in caso contrario, minacciano per settembre una manifestazione massiccia di protesta.

Bisogna bandire dalla scuola questi esperimenti radicali, contrari al sentire comune, al volere di gran parte dei genitori e alla stessa normativa scolastica[4]: i bambini – come ha detto lo stesso Papa Francesco – non sono cavie da laboratorio.

 

 

 

Note:

[1] Come ha giustamente osservato Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione Pro Vita e Famiglia, che ha partecipato all’evento: La scuola non chiede alcuna certificazione medica sull’eventuale stato di “disforia di genere” del minore, affidandosi al mero sentimento emotivo del singolo; oltretutto, durante l’adolescenza, possono verificarsi normali momenti di incertezza sulla propria personalità, e l’offerta della “carriera alias” da parte della scuola potrebbe indurre un ragazzo a credere che per superare questi stati debba ‘cambiare sesso’. Si viola così il principio di precauzione. La “carriera alias” inoltre obbliga tutta la scuola (docenti, studenti, genitori, personale) a conformarsi all’auto-percezione del giovane. Non adeguarsi sarà considerata una discriminazione. Infine: Le scuole non informano né coinvolgono le famiglie su queste iniziative, facendo arrivare direttamente ai loro figli la proposta di “carriera alias”, violando il diritto di priorità educativa dei genitori. Cfr. www.provitaefamiglia.it

[2] Cfr. Protocolli gender, le associazioni non ci stanno, www. largomento.com, 24 maggio 2022.

[3] Ivi.

[4] Una circolare ministeriale, la numero 1972 del 2015, specifica come le teorie sull’identità di genere non rientrino tra le conoscenze sui diritti e i doveri costituzionali dei cittadini da trasmettere agli studenti e siano da considerare pratiche estranee al mondo educativo. Inoltre, come ho già chiarito, la scuola non ha alcuna competenza in materia anagrafica.

 


 

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