Piazza San Pietro colpita da fulmine

 

 

di Sabino Paciolla

 

L’articolo di Gene M. Van Son, pubblicato su Catholic Stand, dal titolo “Il «cambiamento di paradigma» del Cammino sinodale”, muove una critica decisa al Sinodo sulla Sinodalità, sostenendo che il suo obiettivo reale sia quello di modificare insegnamenti dottrinali che, per natura, non possono essere cambiati.

Al centro dell’analisi c’è il rapporto del Gruppo di studio 9, che invoca esplicitamente «l’attuazione di un “cambiamento di paradigma” rispetto ai paradigmi prevalenti dei secoli passati per quanto riguarda il modo di interpretare ed esprimere l’annuncio del Vangelo e la missione della Chiesa». Van Son spiega che un “cambiamento di paradigma” non è una semplice evoluzione linguistica o pastorale: significa «sostituire un vecchio modo di pensare con uno completamente nuovo». Applicato agli insegnamenti della Chiesa su sessualità umana, peccato, matrimonio e legge morale, tale cambiamento non è solo problematico — è teologicamente impossibile.

Non si tratta di una posizione isolata. Il vescovo Joseph Strickland ha definito il rapporto del Gruppo 9 «profondamente allarmante ed in diretta contraddizione con l’insegnamento costante della Chiesa cattolica». Padre Gerald Murray, su The Catholic Thing, è ancora più esplicito: secondo lui, il rapporto tenta di respingere l’insegnamento cattolico sull’intrinseca immoralità degli atti omosessuali, stigmatizzando tale dottrina come espressione di un paradigma obsoleto, superato e non più affidabile per comunicare la volontà di Dio.

A rafforzare la tesi dell’autore viene ripreso un articolo di 10 anni fa del professor Robert Fastiggi, teologo al Seminario del Sacro Cuore di Detroit, in cui il professore sostiene che «l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio come possibile solo tra un uomo e una donna sia infallibile in virtù del Magistero ordinario e universale». Ne consegue che un cattolico che neghi o metta in dubbio questa verità «sarebbe colpevole almeno di eresia materiale». Lo stesso principio vale, secondo Fastiggi, per chi giustifichi gli atti omosessuali, trattandosi di verità «rese del tutto chiare nella Sacra Scrittura e dal Magistero ordinario e universale».

La domanda che Van Son pone è allora legittima: perché il Sinodo sta discutendo di questi temi, se non possono essere modificati? La risposta che l’autore propone è provocatoria ma argomentata: una teoria del complotto che definisce lui stesso «più che plausibile». Richiama la testimonianza resa al Congresso americano nel 1953 da Bella Dodd, ex funzionaria di alto rango del Partito Comunista, secondo cui «negli anni ’30 abbiamo inserito 1.100 uomini nel sacerdozio per distruggere la Chiesa dall’interno». Dodd era stata ricondotta alla fede cattolica dal vescovo Fulton J. Sheen nel 1952, e la sua deposizione fu resa sotto giuramento. Van Son ritiene quindi lecito concludere che almeno alcuni di questi infiltrati abbiano raggiunto posizioni di rilievo — tra vescovi, cardinali, professori di seminario e teologi — esercitando un’influenza duratura, potenzialmente fino al Concilio Vaticano II e oltre.

L’autore cita anche un articolo satirico scritto nel 1987 da padre Jerry Pokorsky durante il seminario, modellato sul Devil’s Dictionary, che prendeva di mira la retorica dissidente dilagante nei seminari postconciliari. Van Son osserva che quella satira appare oggi «ancora perfetta», perché il desiderio dei progressisti di mutare l’insegnamento della Chiesa non si è mai sopito.

Sul piano procedurale, il processo sinodale proseguirà: i documenti del 2024 saranno valutati e attuati a livello diocesano e nelle conferenze episcopali, fino all’Assemblea ecclesiale finale in Vaticano nell’ottobre 2028. Van Son spera che quella data segni una chiusura definitiva di questa stagione, ma non ne è convinto.

Eppure, conclude con una certezza di fede: al di là di ogni manovra umana, «San Giuseppe e lo Spirito Santo sono in guardia, proteggendo la Chiesa dall’errore». E alla fine, «la Chiesa di Cristo vincerà».

 

 

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