Il Cardinal Jorge Urosa Savino, arcivescovo emerito di Caracas, Venezuela, in questo suo intervento, pubblicato su National Catholic Register, indica la questione chiave per rivitalizzare la Chiesa nella terra amazzonica (e, in effetti, dappertutto).

Eccolo nella mia traduzione.

 

Cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo emerito di Caracas

Cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo emerito di Caracas

 

Ci stiamo avvicinando alla fine del sinodo pan-amazzonico. Abbiamo già visto i risultati dei vari circuli minores (piccoli gruppi di lavoro), più interessanti e impegnativi; alcuni piuttosto innovativi. Queste proposte, ovviamente, dovranno essere sottoposte alla votazione finale. Qualunque sia il risultato, vorrei sottolineare in questo articolo il punto chiave per il rilancio della Chiesa in Amazzonia.

Il Sinodo deve annunciare chiaramente che la missione fondamentale della Chiesa è annunciare Gesù Cristo come nostro Salvatore.

E questo vale tanto per le comunità indigene dei vicariati missionari quanto per le chiese già costituite come arcidiocesi e diocesi della Chiesa universale. È importante rafforzare l’opera di evangelizzazione e l’annuncio chiaro, esplicito e manifesto di Gesù come Via, Verità e Vita, colui in cui il mistero dell’essere umano è decifrato e in cui ogni sapienza umana ha senso. Lo afferma chiaramente il Concilio Vaticano II nella costituzione pastorale Gaudium et spes (10 e 22).

 

La missione fondamentale della Chiesa: evangelizzare

 

Non c’è dubbio che la missione fondamentale della Chiesa è annunciare Gesù Cristo. Questo punto è stato ben evidenziato da uno dei circuli minores. Hanno fatto un ottimo lavoro di enunciato. È davvero il centro della missione della Chiesa. Tutti gli altri temi: gli aspetti ecologici, sociali, culturali e anche pastorali come i ministeri, l’organizzazione e l’autorità nella Chiesa sono certamente importanti, ma sono secondari.

Ciò che è veramente importante è che la Chiesa cattolica in Amazzonia, come nel resto del mondo, viva e annunci con la gioia del Vangelo – come ci chiede Papa Francesco – la sua fede in Gesù, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, Re dei Re, e Signore dei Signori, principio e fine.

Come abbiamo detto con rispetto nelle precedenti riflessioni sull’instrumentum laboris (documento di lavoro), sarebbe importante studiare perché, nonostante il grande e sacrificale, costante lavoro e la presenza di molti missionari, le chiese protestanti sono cresciute, mentre i frutti del nostro lavoro pastorale non sono stati quelli sperati. Molte comunità indigene sono grate per il lavoro sociale dei missionari cattolici, ma preferiscono le chiese protestanti. Uno dei circui minores ha sottolineato questo punto. Purtroppo, l’instrumentum laboris non ha studiato le cause di questa realtà di base.

Dobbiamo, quindi, rafforzare l’annuncio di Gesù Cristo ai popoli indigeni e invitarli rispettosamente a convertirsi ed essere battezzati, affinché possano ricevere l’immenso tesoro di diventare figli di Dio e membri della Chiesa.

 

Inculturate il Vangelo

 

Ci siamo: Dobbiamo evangelizzare e inculturare il Vangelo di Gesù Cristo! Naturalmente questo non significa imporre la cultura europea o occidentale alle popolazioni indigene. Significa presentare Cristo come Salvatore e Redentore, come nostro amico e fratello, con le sue esigenze di cambiamento di vita, di moralità familiare, di comportamento sociale, come anche nel mondo economico, di rifiuto degli idoli e della loro schiavitù alle forze della natura – che il Vangelo entri nelle loro culture. Questo è ciò che si intende per “inculturazione del Vangelo”.

Dobbiamo evangelizzare apertamente ed esplicitamente. Il dialogo e l’accompagnamento non sono sufficienti. Certo, sono necessari, ma allo stesso tempo dobbiamo offrire e presentare Gesù. Ricordiamoci di San Paolo:

“E guai a me se non evangelizzo (1 Corinzi 9:16).

La missione della Chiesa è annunciare il Vangelo. E sappiamo che Cristo ci cambierà radicalmente e creerà l’uomo nuovo, la nuova comunità, la nuova famiglia, santificata dalla grazia sacramentale.

E questo richiede a noi, agenti dell’evangelizzazione, e specialmente ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi, una conversione continua, personale e pastorale. Che riconosciamo, personalmente e vigorosamente, Gesù come Signore della creazione e della storia, come Buon Pastore, come Luce del mondo, come nostro Salvatore. E noi dobbiamo presentarlo come tale ai nostri fratelli. Naturalmente non dobbiamo disprezzare le culture indigene! Ma dobbiamo portare  loro l’antica sapienza divina, rivelata nell’Antico Testamento e in particolare da Gesù Cristo. Dobbiamo portare loro il dono della vita nuova in Cristo, la luce della grazia, la speranza della vita eterna. Dobbiamo liberarli dalla schiavitù della natura, annunciando la signoria di Dio Padre e di Cristo, suo Figlio, volto della Divina Misericordia, sulla creazione e su ognuno di noi.

In questo senso è essenziale che il documento finale del Sinodo promuova un’evangelizzazione aperta, in Amazzonia e nel mondo intero, senza timore di ferire i popoli indigeni e promuovere la parrhesia dello Spirito Santo, con rispetto, naturalmente, ma senza trepidazione – non apologeticamente, come se chiedesse perdono per aver portato il tesoro di Cristo ai popoli indigeni dell’Amazzonia.

 

Il Rito Amazzonico Suggerito

 

In questa stessa linea, dobbiamo anche concentrarci sul possibile rito amazzonico-indigeno [della Messa], che il Sinodo potrebbe suggerire. Non c’è nulla di male. Nella Chiesa, ci sono molti riti.

Naturalmente dovrebbe essere preparato molto bene. E certamente il possibile rito amazzonico deve evitare qualsiasi tipo di sincretismo strano o scorretto. Il sincretismo presente nel rito celebrato intorno a una grande coperta, guidato da una donna amazzonica circondata da strane e ambigue immagini nei giardini vaticani il 4 ottobre, dovrebbe essere evitato. È deplorevole che, nonostante le numerose critiche a quel rituale, nessuno degli organizzatori abbia spiegato cosa fosse quel rituale. La ragione dei molti commenti critici è proprio la natura primitiva e l’aspetto pagano della cerimonia e l’assenza di simboli, gesti e preghiere cattoliche riconoscibili nei movimenti e nelle prostrazioni di quel sorprendente rituale.

Questo tipo di sincretismo deve essere assolutamente evitato. La liturgia o Rito latino romano, in particolare la Sacra Eucaristia offerta solo a Dio, è semplice, sobria, austera e di facile comprensione per coloro che ricevono un’adeguata iniziazione. Un eventuale rito amazzonico deve rispettare la natura sacra dell’Eucaristia e mantenere i suoi elementi fondamentali, e mentre altri gesti possono essere introdotti, nessuno può essere simile ai gesti animisti o gesti naturalisti non cattolici.

 

Conclusione

 

Benediciamo il Signore per il lavoro sacrificale e generoso offerto in Amazzonia, nella giungla come nelle aree urbane, nei vicariati e prelature, arcidiocesi e diocesi, da vescovi, missionari, sacerdoti e diaconi, laici religiosi e consacrati impegnati in molteplici fatiche ecclesiali.

Imploriamo Dio, Creatore dell’universo e Padre nostro, che questo sinodo riaffermi con decisione e chiarezza la missione evangelica della Chiesa in Amazzonia e nel mondo intero, e che i cattolici, specialmente i ministri del Signore e i religiosi, continuino a vivere e ad annunciare con gioia il Vangelo di Gesù Cristo, “l’unico nel cui nome possiamo ottenere la salvezza e il perdono dei peccati” (cfr At 4,12; Gaudium et Spes, 10).

 

+cardinale Jorge Urosa Savino

 

(Questo commento è stato adattato nello stile).

 

 

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