Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo stralci dell’articolo scritto da Infovaticana, pubblicato su Infovaticana. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
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Durante la giornata, tenutasi presso la Pontificia Università Urbaniana, Nwachukwu, segretario della Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha presentato il progetto denominato «Chiesa dei covoni», con cui il Dicastero per l’Evangelizzazione intende descrivere la nuova fase di quelle Chiese che hanno ricevuto il Vangelo dai missionari e che ora sono chiamate a contribuire all’evangelizzazione della Chiesa universale.
Da terre di missione a evangelizzatrici
Nwachukwu ha spiegato che il clero e i religiosi di questi territori hanno progressivamente assunto «dalle mani dei missionari occidentali la responsabilità dell’evangelizzazione» e che ora iniziano a portare anche i propri frutti alla Chiesa universale.
Per spiegare questa trasformazione, ha fatto riferimento all’ultimo versetto del Salmo 126: chi parte piangendo portando il seme, ritorna con gioia portando i propri covoni.
Negli uomini che uscirono a seminare, l’arcivescovo ha identificato i missionari che hanno abbandonato i propri paesi, le famiglie e gli ambienti di provenienza per portare il Vangelo in territori sconosciuti. Molti, ha ricordato, partirono sapendo che probabilmente non sarebbero mai tornati e alcuni morirono pochi mesi dopo essere giunti a destinazione.
«Hanno sacrificato tutto, compresa la propria vita», ha sottolineato Nwachukwu. Quei missionari, ha aggiunto, hanno portato con sé «i semi del Vangelo» e il loro sacrificio ha prodotto frutti che oggi sono maturi.
L’immagine dei covoni serve così a rappresentare le Chiese nate da quell’evangelizzazione. «Siamo ora nel momento del raccolto», ha spiegato l’arcivescovo, il quale ha sottolineato che spetta al Dicastero continuare a innaffiare ciò che è stato seminato dai missionari e contribuire a portare quei frutti alla Chiesa universale.
«Molti in Occidente vogliono che abbandonino gli insegnamenti ricevuti»
Nwachukwu, che si è definito «parte dei covoni», ha poi rivolto alcune parole di ringraziamento alle Chiese che hanno inviato quei missionari, definiti «eroi della nostra fede».
L’arcivescovo ha ricordato che essi hanno sacrificato gli anni migliori della loro giovinezza e persino le loro vite per trasmettere valori che, come ha sottolineato, sono stati anche alla base dell’Europa odierna.
Partendo da questo riconoscimento, ha mosso una critica alle tensioni che si stanno attualmente manifestando tra le Chiese degli ex territori di missione e alcuni settori occidentali.
«Purtroppo, a volte, quando alcune persone delle nostre Chiese locali insistono oggi nel rimanere fedeli a quegli insegnamenti dei missionari, vengono etichettate come conservatrici», ha affermato.
Nwachukwu ha aggiunto che «molti in Occidente vogliono che abbandonino gli insegnamenti ricevuti dai missionari occidentali per abbracciare valori nuovi e non collaudati», promossi, secondo quanto ha sostenuto, da persone che non possono essere paragonate a quei missionari «in termini di convinzione e solidarietà fraterna».
«Non possiamo abbandonare la nostra eredità né trascurare il passato, perché è lì che affonda le sue radici il futuro», ha concluso su questo tema.
Il segretario del Dicastero ha quindi chiesto alle Chiese occidentali di onorare la memoria di coloro che hanno portato il Vangelo in questi territori, accogliendo anche i frutti nati dai loro sacrifici.
La «Chiesa dei covoni»
Il progetto presentato da Nwachukwu è in fase di sviluppo da parte del Dicastero per l’Evangelizzazione in collaborazione con il Centre for World Catholicism dell’Università DePaul, negli Stati Uniti, la Pontificia Università Urbaniana e una rete internazionale di docenti universitari, principalmente teologi.
Come ha spiegato, se le antiche terre di missione costituiscono ora la «Chiesa dei covoni», si è anche proposto di denominare «Chiesa dei semi» le comunità occidentali che hanno inviato i missionari.
L’obiettivo è preparare tali frutti «per la loro accoglienza nella famiglia della Chiesa universale e nelle Chiese locali d’Occidente». Nwachukwu ha inoltre annunciato che la prima conferenza mondiale dedicata al progetto si terrà il mese prossimo presso l’Università Urbaniana.
You Heung Sik: la sinodalità rischia di rimanere «bla, bla, bla»
Nel corso della stessa giornata è intervenuto il cardinale Lazzaro You Heung Sik, prefetto del Dicastero per il Clero, che ha affrontato il tema della formazione sacerdotale nel contesto attuale.
Ricordando i suoi primi anni come vescovo coadiutore di Daejeon, in Corea del Sud, ha spiegato che di fronte a situazioni sconosciute, dolorose o delicate ha stabilito tre priorità: «essere, non fare»; privilegiare i rapporti con i collaboratori, i sacerdoti e gli altri vescovi rispetto alle attività; e mantenere lo sguardo rivolto all’«unico Maestro: il Crocifisso Risorto».
Il cardinale ha avvertito che, senza questo radicamento nel Vangelo, «tutto il resto, compreso il meraviglioso programma di una Chiesa sinodale e missionaria, rischia di rimanere “bla, bla, bla”»: parole, programmi e attività incapaci di cambiare i cuori e la vita delle comunità.
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