Rod Dreher ci segnala questi passi di un articolo di Mark Dooley che parla del filosofo Sir Roger Scruton. Eccoli nella mia traduzione.

             Riccardo Zenobi 

 

Sir Roger Scruton

Sir Roger Scruton, filosofo

 

Quando parlammo quel week end, né Roger né io avevamo la sensazione che fosse così vicino alla morte. In effetti, era convinto di essere sull’orlo della ripresa, e che dovevamo pianificare libri e interviste per il suo canale YouTube. E ancora, ero colpito da come ha ripetutamente insistito che il lavoro della sua vita è stato uno sforzo spirituale. In tutto il tempo che l’ho conosciuto, raramente ha usato quel termine. Diceva che i suoi copiosi erano in qualche modo quasi-religiosi, o che offrivano una visione mistica del mondo? Col senno di poi, penso che lo stesse usando come sinonimo di un altro termine che usava regolarmente: il sacro. Nei miei libri su Scruton, enfatizzo molto questo tema del sacro che è in primo piano, sia direttamente che implicitamente, fin dal suo primo lavoro sull’estetica e l’architettura. Ma cosa intendeva con ciò? La migliore intuizione è offerta da un saggio del 1986, intitolato “Il filosofo a Dover Beach”: “L’essere libero è incarnato, e vedere la vita umana come veicolo per la libertà – vedere un volto dove gli scienziati vedono carne e ossa – è riconoscere che questo, almeno, è sacro, che questo piccolo pezzo di materia terrestre non dev’essere trattato come un mezzo per i nostri scopi, ma come un fine in sé stesso”.

Quando amiamo osservare un’altra persona, o quando contempliamo un’opera d’arte, ascoltiamo musica o ci meravigliamo di fronte a un bell’edificio, facciamo esperienza di qualcosa che trascende il costrutto materiale. Quel “qualcosa” non è separabile dall’ordine materiale o biologico che lo contiene. Ma ogni volta che ci perdiamo negli occhi di un’amata, o quando assaporiamo la nostra preferita sinfonia o preghiamo in un bel santuario, incontriamo “personalità e libertà” splendenti da ciò che è “contingente, dipendente e comune”. Vediamo la fabbrica del mondo perforata da luce da un’altra sfera. In questo punto d’intersezione dell’eterno con il tempo, catturiamo scintille del trascendentale e riceviamo accenni dell’infinito.

Scruton ha speso la sua vita denunciando tentativi filosofici, politici e culturali di “desacralizzare” o “depersonalizzare” il mondo. Se desiderate veramente comprendere la sua opposizione tranchant alla politica di sinistra o alla filosofia radicale o all’arte moderna, dovete vedere ciò come una profetica chiamata di opporsi a ciò che avrebbe “eliminato il sacro dal nostro modo di vedere le cose”, e messo al suo posto “una presuntuosa ignoranza fortificata dalla scienza”. In ogni cosa che ha scritto, il suo principale intento era di mostrare che attraverso amore e arte, religione, musica, caccia e vino, vediamo e facciamo esperienza di qualcosa che la scienza non può spiegare, ma che è non di meno reale per tutti noi. Pensate, per esempio, ad un bambino che sorride. La scienza spiega il sorriso in un modo puramente meccanico, mentre noi lo comprendiamo in modo piuttosto diverso. È una rivelazione di innocenza, bellezza e amore – una rivelazione della persona libera che è mischiata con la sua carne. In breve, quando guardate alle persone come meri oggetti, vedete che Darwin aveva ragione. Ma quando “guardate ad essi come esseri liberi, vedete che le cose più importanti su di loro non hanno posto nella teoria di Darwin”.

L’idea di sacro di Scruton, o del trascendentale, non è una filosofia religiosa. Ma suggerisce che c’è un mistero profondo al nucleo dell’esperienza umana. Amiamo la persona che è rivelata attraverso la carne, ma che non può ridursi ad essa. Ci inginocchiamo di fronte alla Pietà di Michelangelo, riconoscendo che è solo pietra, ma vedendo lo stesso in lei una sublime risposta al caratteristica fondamentale della situazione umana. Allo stesso modo, le nostre case, i templi e le istituzioni, e lo stesso ambiente fisico, sono, dalla prospettiva scientifica, nient’altro che i materiali di cui sono fatti. E ancora, dalla prospettiva di coloro che vivono sulla superficie del mondo, esse sono dotate di “libertà, traslucenza e presenza morale”. Offrono sicurezza, consolazione e rassicurazione. Invocano sentimenti di soggezione, rispetto e, nel caso, anche adorazione. Questo perché “il significato che troviamo nella persona esiste anche, in modo più elevato e magnifico, fuori di noi, in luoghi e tempi e manufatti, in un santuario, in un’assemblea, un posto di pellegrinaggio o preghiera”.

 

 

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