Libri sul padre

di Miguel Cuartero Samperi

 

Costretto a stare a casa a causa dell’emergenza coronavirus e approfittando di un po’ di tempo libero, ho pensato di approfittarne per dedicare del tempo alla lettura (che è comunque necessario ritagliarselo, tra gli impegni domestici, gli svaghi e la quantità di informazioni che in questo tempo arrivano tramite whatsap, social network e giornali online…). Ho quindi deciso di prendere in mano alcuni libri che ho acquistato negli ultimi anni senza riuscire a leggere. Capita a tutti di avere tra gli scaffali della propria libreria alcuni (o molti) libri acquistati o ricevuti in regalo che non si è mai riusciti a leggere per mancanza di tempo.

Ho fotografato la pila di libri che sono passati dallo scaffale al tavolo, per guardarli da vicino (sono convinto prendere contatto fisico col libro, toccarlo, tenerlo vicino è il primo passo per entrare nel suo contenuto) e selezionarli nel tentativo di decidere da che parte iniziare.

Mi sono dunque reso conto di avere da leggere ben tre libri dedicati alla figura del padre (oltre alla collezione completa dei libri di Meg Meeker, che consiglio a tutti). In effetti avendo tre figli piccoli (sei anni il più grande) e un’altra in arrivo, ho maturato la consapevolezza dell’estrema gravità del compito del papà, quello di crescere ed educare dei figli, di introdurli nella vita. Credo in effetti che più che domandarci che mondo lasceremo ai nostri figli, dovremo chiederci che figli stiamo preparando per il mondo. Mi spiego: contribuire a cambiare il mondo col nostro piccolo contributo (tutti i discorsi sulla legalità, sull’ecologia, sul granello di sabbia con cui possiamo contribuire al bene comune e al bene sociale…) è, seppur faticoso e logorante, qualcosa di estremamente necessario, per cui anche il nostro contributo è prezioso. Ma custodire, istruire, preparare, formare ed educare, per quanto ci sarà possibile, coloro che dovranno fare i conti col mondo che verrà è una sfida cruciale.

Certo, c’è la libertà umana. La libertà dei padri e la libertà dei figli. E questo è un prezioso dono divino che, da sempre, dai tempi di Adamo, ci ha causato non pochi problemi e noie… Ma il punto è fare di tutto per poter dire, alla fine dei nostri giorni, di aver fatto il meglio che abbiamo potuto.

Siccome credo che nessuno nasca padre (una evidenza personale che, purtroppo, non sembra sia da tutti condivisa) penso che sia più che necessario (come primo passo) rinunciare alla superbia di pensare che il buon senso e il proprio bagaglio culturale e religioso siano sufficienti per affrontare un simile compito; è dunque necessaria una buona dose di umiltà (spirituale ed intellettuale) per farci guidare, per lasciarci accompagnare e consigliare da chi – per esperienza personale o per scienza e professione – ha qualcosa da dirci, da insegnarci. Formare la nostra coscienza e, solo successivamente, quella dei figli che Dio ci ha affidato, è un compito impellente. Troppo spesso rifiutiamo l’aiuto che potrebbe, al contrario, essere prezioso. Cosa possono saperne i preti? Cosa può insegnarmi uno psicologo? Cosa viene a raccontarmi una persona con un solo figlio? Cosa vuol saperne un medico o un professore…? Mille motivi – una sola superbia – ci spingono spesso a voler andare avanti da soli, seguendo i nostri istinti e a rifiutare ogni possibile suggerimento. Ma non possiamo permetterci di andare allo sbaraglio in un compito così delicato e importante. Oltre alla presenza (che già sarebbe un primo passo necessario) e all’amore (quello vero, non il mero affetto o al legame affettivo-biologico che rende eterno nel tempo il cordone ombellicale) abbiamo bisogno di formarci e prepararci, di informarci e approfondire.

Si ripete spesso che la società moderna ha ucciso il padre. La verità è che la figura padre è costantemente minacciata perché rimanda all’immagine del primo Padre, che è Dio. Noi padri siamo chiamati ad essere (per quanto pallido e sfocato) un riflesso della paternità di Dio per i nostri figli, al fine di portarli a conoscere Lui, vero padre che non sbaglia, che non delude e che realizza ogni desiderio di felicità insito nell’anima di ogni uomo, mentre noi sbagliamo, deludiamo e non siamo capaci di assicurare nessun tipo di felicità in questa terra. Possiamo però indicare la via…

La nostra debolezza e fragilità, le nostre malattie e ferite interiori, la nostra inesperienza (perché non nasciamo “imparati” e non abbiamo modo di fare tentativi prima di salire sul ring), il nostro egoismo che ci impedisce di dare la vita per i nostri figli, le nostre lacune nella formazione intellettuale e spirituale, la società in cui viviamo che demolisce ogni tentativo di ritorno del padre, ogni autorità e ogni paternità, la mancanza di guide e di pastori utili alla causa… Tutte queste avversità bastino per capire che dobbiamo rimboccarci le maniche con umiltà e costanza.

Tutte queste riflessioni, sparse e mal scritte, nascono in me oggi 19 di marzo, festa del papà, giorno in cui la Chiesa festeggia san Giuseppe, sposo di maria, padre putativo di Gesù e prototipo di ogni padre. Molto abbiamo da imparare da lui, uomo del silenzio, uomo giusto (con ciò che comporta essere “giusti” nella Scrittura), capace di accogliere la volontà di Dio, volta per volta, giorno per giorno, anche di fronte alle più grandi difficoltà che la storia ci pone davanti. Un compito gravoso, una sfida affascinante, una responsabilità alla quale non è possibile sottrarsi, ma che è necessario affrontare con umiltà e coraggio.

PS. Avevo inizialmente pensato di scrivere qualcosa sui tre libri che vorrei leggere (in foto). Dopo più di dieci anni, la mia professione mi ha insegnato a dire qualcosa di sensato su un libro anche se non l’ho letto per intero (o affatto). Ma mi sono lasciato prendere da alcune riflessioni generiche, che spesso mi tornano in mente. E forse è stato meglio così… Dei libri, se ci sarà occasione, potrò parlarne più avanti.

 

 

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