Libero Milone e Papa Francesco

Libero Milone e Papa Francesco

 

di Sabino Paciolla

 

L’ex capo dei revisori dei conti del Vaticano, Libero Milone, in una intervista all’autorevole Financial Times, ritiene di essere stato costretto a dimettersi per aver indagato su conti bancari segreti con centinaia di milioni di dollari tenuti “fuori bilancio” da entità vaticane in Svizzera. Milone ritiene che alcuni di essi siano collegati a un affare immobiliare londinese che ha spinto la Santa Sede a condurre un’indagine interna su possibili irregolarità finanziarie.

L’articolo del Financial Times lo potete leggere anche qui: 

“Qualcuno si è preoccupato per il fatto che stessi per scoprire qualcosa che non avrei dovuto vedere”, ha detto Milone al Financial Times, un ex presidente della Deloitte (società di revisione dei conti, ndr) in Italia, assunto da Papa Francesco nel 2015 come primo capo revisore dei conti del Vaticano.

“Ci stavamo avvicinando a informazioni che volevano che fossero segrete, e loro hanno creato una situazione in modo che fossi buttato fuori”.

Come abbiamo già riferito, la gendarmeria vaticana il mese scorso ha fatto irruzione negli uffici della Segreteria di Stato della Santa sede per sequestrare documenti e computer. Tale raid è avvenuto nell’ambito di una indagine legata ad un investimento di 200 milioni di dollari per un progetto di costruzione di 49 appartamenti di lusso nel quartiere londinese di Chelsea. Sempre nell’ambito di quella indagine, alcuni personaggi furono sospesi, ma i loro nomi trapelarono all’esterno e furono pubblicati sulla stampa italiana. Per questo, il capo della gendarmeria vaticana, Domenico Giani, si dimise

La notizia dell’investimento nel Real Estate londinese è stata data per prima dal Financial Times. Ciò ha suscitato una copertura mediatica da parte di altri giornali che ha visto coinvolto il card. Giovanni Angelo Becciu, all’epoca sostituto nella Segreteria di Stato vaticana. 

Il card. Giovanni Angelo Becciu, ha concesso un’intervista qualche giorno fa all’ANSA in cui rifiuta alcune delle accuse che gli sono state rivolte. In quell’articolo si può leggere: 

L’accusa che il card. Angelo Becciu respinge con maggior forza è quella di “avermi dipinto come uno che ha giocato e manomesso i soldi dei poveri”: lo ha riferito all’Ansa, aggiungendo che “in Segreteria di Stato avevamo un fondo intitolato: ‘soldi dei poveri’. E ai poveri venivano destinati. Se invece per soldi dei poveri ci si vuole riferire all’Obolo di San Pietro, dobbiamo chiarirci. L’Obolo non è soltanto per la carità del Papa ma anche il sostentamento del suo ministero Pastorale”. In ogni caso, aggiunge, si tratta di “accuse infanganti che respingo in modo fermo e sdegnoso. Ho la coscienza a posto e so di aver agito sempre nell’interesse della Santa Sede e mai mio personale. Chi mi conosce da vicino lo può attestare”.

Nella versione inglese dell’ANSA, il card. Becciu afferma:  

“perché (le transazioni) dovrebbero essere opache?” “È prassi comune che la Santa Sede investa in immobili, lo ha sempre fatto: a Roma, a Parigi, in Svizzera e anche a Londra.

“Pio XII fu il primo ad acquistare proprietà a Londra. Abbiamo avanzato questa proposta su questo edificio storico e artistico e quando è stato fatto, ci siamo resi conto che non c’era nulla di opaco. L’investimento era regolare e registrato a norma di legge”.

Sempre nella versione inglese dell’ANSA, viene riportato anche questo passo: 

Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha detto martedì scorso di essere fiducioso che le indagini vaticane “faranno luce” sull’uso “opaco” dell’Obolo di San Pietro per un affare immobiliare a Londra.

Milone lasciò il Vaticano in seguito alle accuse di spionaggio e appropriazione indebita. Le accuse però furono in seguito ritirate dalle autorità vaticane. Il cardinale Giovanni Angelo Becciu, che come detto era allora secondo per livello di comando della Segreteria, e che aveva autorizzato l’affare immobiliare londinese, disse: “Ha infranto tutte le regole e stava spiando la vita privata dei suoi superiori e del personale, me compreso. Se non avesse accettato di dimettersi, l’avremmo perseguito”.

Parlando nel 2017 dopo che Milone aveva lasciato il Vaticano, il Cardinale Becciu ha respinto le affermazioni dell’ex revisore dei conti secondo cui era stato ingiustamente espulso. 

Sempre secondo il Financial Times, Libero Milone all’epoca del suo incarico si rese conto che vi era una carenza di documenti ufficiali relativi alle centinaia di milioni di dollari detenuti dalla Segreteria nei conti bancari svizzeri, e che di essi venne a conoscenza solo da fonti esterne alla Santa Sede. Per questo chiese ed ottenne da Papa Francesco l’autorizzazione a richiedere informazioni da queste banche svizzere. Purtroppo, a suo dire, la sua richiesta fu successivamente bloccata da altri all’interno del Vaticano.

Il Financial Times continua: “Sul piano interno non c’era traccia dei conti svizzeri”, ha detto Milone. “Così, quando ho iniziato ad avvicinarmi a questo, alcuni temevano che se avessi aperto questa porta, questo avrebbe portato a questa porta (quella dell’affare londinese, ndr) e ad altre porte”.

Molte delle entità non tenevano alcuna contabilità, ha detto l’ex revisore dei conti. “C’era un’entità con molti soldi che aveva un foglio con una suora e una matita che completava i numeri”.

“Solo pochi anni prima, facevano tutto in contanti, all’improvviso venne loro chiesto di fare le cose in base al principio di competenza, e non avevano le persone”, ha detto Milone. “Le suore continuavano a fare le stesse cose. Sono delle simpatiche suore, ma non ne avevano la minima idea”.

 

AGGIORNAMENTO DEL 05.11.2019, ore 07.55:

Leggo sul Catholic News Agency (CNA) che fonti vaticane importanti hanno riferito alla stessa CNA che il controverso investimento londinese di cui si è parlato più sopra è stato finanziato con denaro preso in prestito, e non con fondi vaticani, come è stato riferito in precedenza. 

“Fonti separate di alto livello sia presso la Prefettura per l’Economia che presso l’APSA, la banca centrale di riserva del Vaticano, hanno detto alla CNA che gli investimenti per un totale di 200 milioni di dollari in un lussuoso condominio londinese sono stati finanziati attraverso un pacchetto di prestiti a breve termine organizzato attraverso banche svizzere, su impulso del Cardinale Angelo Becciu.

Il prestito richiedeva al Vaticano di pagare solo gli interessi per un periodo di tre anni, ed era destinato a finanziare la speculazione immobiliare sul mercato immobiliare londinese. Le condizioni dei prestiti, compreso il tasso d’interesse e le eventuali garanzie offerte, non sono chiare.

Fonti autorevoli della Prefettura per l’Economia hanno detto al CNA che nel 2015 Becciu ha cercato di mascherare i prestiti sui bilanci vaticani cancellandoli contro il valore degli immobili acquistati nel quartiere londinese di Chelsea, una manovra contabile vietata dalle nuove politiche finanziarie approvate da Papa Francesco nel 2014. 

Il tentativo di nascondere i prestiti fuori bilancio fu rilevato dalla Prefettura per l’Economia e portato all’attenzione del Consiglio per l’Economia, agenzia guidata dal cardinale Reinhard Marx di Monaco di Baviera e incaricata del controllo finale delle transazioni finanziarie vaticane. 

Un’importante fonte curiale ha detto alla CNA che la questione fu “notata, ma non fu preso alcun provvedimento” dal Concilio, nonostante la natura altamente irregolare o la sistemazione”.

 

 

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