In questi giorni a San Marino la questione dell’aborto entra nel vivo del confronto. Di fronte ad argomenti di ragione sulla questione, spesso si assiste a spettacoli di tifoseria che arrivano a mettere in dubbio persino la libertà di espressione. Riporto un articolo che aiuta a fare chiarezza. In calce il riferimento agli articoli citati.

don Gabriele Mangiarotti

 

 

 

di Giacomo Rocchi

 

1. L’Unione delle Donne Sammarinesi ha risposto, con un proprio comunicato, all’articolo di Don Gabriele Mangiarotti dal titolo “Fino a quando sopporteremo la menzogna?”. Il comunicato accusa don Mangiarotti di “profonda ignoranza” e di “immensa malafede” e conclude sostenendo che un prete non dovrebbe “mettere becco” nel codice penale di uno Stato Laico. Dovrebbe tacere, quindi, perché il suo compito sarebbe soltanto quello di dare una “condanna morale”.
Il Comunicato dell’UDS dimostra ampiamente che ciò che don Mangiarotti sostiene è la verità e che a tentare di ingannare il popolo di San Marino sono proprio i promotori del referendum.

2. Partiamo dalla “profonda ignoranza” di cui è accusato don Mangiarotti: che dire della giustificazione dell’UDS secondo cui l’aborto entro le prime 12 settimane è ragionevole perché “a livello clinico si parla di embrione”?
Chi ha scritto il comunicato intende dire che basta cambiare un nome – non più “feto”, o “bambino non ancora nato”, ma “embrione” – per mutare la sostanza delle cose? Che, cioè, allo scattare della dodicesima settimana di gravidanza improvvisamente l’embrione diventa un essere diverso? Davvero questo dimostra la “profonda ignoranza” rispetto ad una conoscenza scientifica ormai pacifica e diffusa che dimostra che, dal momento del concepimento in poi, l’essere umano vivo è sempre lo stesso, non cambia la sua natura ma, semplicemente, cresce!
I cittadini di San Marino dovrebbero affidare la legislazione su questo tema a chi si permette di scrivere una frase del genere?

3. La seconda verità detta da don Mangiarotti e che il comunicato conferma è davvero terribile per i cittadini di San Marino: l’obiettivo è quello di uccidere i bambini non ancora nati sul territorio di San Marino.
Secondo i proponenti, costituisce una “barbarie” il fatto che un piccolo, ma glorioso territorio sia indenne dal sangue dei bambini uccisi; è una “barbarie” che nessun medico o infermiere sammarinese possa praticare l’aborto nella propria Repubblica!
Infatti, l’UDS ammette di avere considerato il pericolo che “le italiane possano venire a San Marino per l’interruzione volontaria della gravidanza” e ricorda che, a San Marino, gli screening prenatali sono “particolarmente all’avanguardia a San Marino”.
Sì: ci saranno ospedali e cliniche private che, a San Marino, eseguiranno gli aborti! E questo, secondo l’UDS, sarebbe assolutamente necessario nonostante le donne sammarinesi che intendono abortire possano farlo a poche decine di chilometri di distanza!

4. Questo obiettivo terribile fa comprendere come Don Mangiarotti abbia ragione anche quando contesta che il referendum intenda realizzare solo una depenalizzazione. Il Comunicato lo ribadisce: “il nostro referendum è proprio per la depenalizzazione dell’aborto: il nodo centrale è abolire quella parte del Codice penale che prevede il carcere per chi abortisce”.
Si tratta di una palese falsità.
Già don Mangiarotti aveva sottolineato che, poiché le norme del codice penale sull’aborto non sono mai state applicate a San Marino, il referendum vuole ottenere ben altro: il Comunicato tace su questa osservazione; dice che le norme del codice penale sono una “barbarie”, ma niente osserva sul fatto che non sono mai state applicate …
Ma, appunto, il primo obiettivo che viene perseguito è, come si è detto, l’esecuzione degli aborti sul territorio di San Marino.

6. Ma c’è molto di più. Se guardiamo il testo del referendum propositivo non si parla affatto di cancellare le norme del codice penale: quindi, quello che, secondo l’UDS è il “nodo centrale” della proposta, in realtà non viene nemmeno menzionato nel quesito!
Il quesito, invece, chiede che sia “consentito” alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza: vuole, cioè, introdurre un diritto assoluto di abortire, quella “autodeterminazione” orgogliosamente rivendicata dal Comunicato. Quindi: diritto di abortire, cui corrisponde l’obbligo per la Repubblica di garantire l’aborto, l’obbligo per i medici e gli infermieri di eseguire l’aborto, l’impossibilità per il padre del bambino di “mettere becco” sulla sorte di suo figlio, l’impossibilità per i genitori delle minorenni di “mettere becco” nell’aborto delle loro figlie (sì, il referendum ammette anche l’aborto delle ragazzine, anche di 14 o 15 anni, senza che i genitori possano intervenire).
Questa autodeterminazione assoluta, contrariamente a quanto sostiene l’UDS, non è riconosciuta nei primi 90 giorni di gravidanza, dalla legge 194 in Italia: occorre un “serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna” (art. 4), è necessario un colloquio con un medico o con il consultorio che devono aiutare la donna a superare le difficoltà che la inducono a chiedere l’aborto (art. 5), è previsto un periodo di riflessione prima del quale l’aborto non può essere eseguito e, per l’aborto delle minorenni, occorre il consenso dei genitori o l’autorizzazione del giudice tutelare (art. 12). Tutto questo manca nella proposta di referendum: il fatto è che lo Stato italiano ricorda di “tutelare la vita umana dal suo inizio” (art. 1): ricorda, cioè, quello che l’UDS si rifiuta di ammettere, che cioè l’interruzione della gravidanza uccide una vita umana, anche se “al suo inizio”; anche quella che il Comunicato considera soltanto un “embrione”.

7. Ma è falsa anche la pretesa di equiparare la seconda parte del quesito – quella relativa all’aborto tardivo, dopo le 12 settimane di gravidanza – alla legge italiana.
Ricordate? L’UDS accusa don Mangiarotti di ignoranza e di malafede perché avrebbe insinuato “che l’aborto sia possibile fino al termine della gravidanza … insinuare che ci siano medici che eseguano parti prematuri per poi sgozzare il feto nato vivo”. Davvero i firmatari del Comunicato non hanno mai sentito parlare dell’aborto a nascita parziale, praticato in alcuni Stati degli USA e oggetto di dibattiti accesi: una pratica in cui, appunto, il bambino viene ucciso al nono mese prima che il corpo sia uscito interamente dal corpo della madre? Davvero non hanno mai sentito parlare delle polemiche suscitate dalla scoperta che organi di questi bambini “abortiti” vengono venduti ad aziende farmaceutiche o cosmetiche?
Dove sta la “profonda ignoranza”?
E allora: la proposta – che vuole permettere che cliniche private eseguano aborti sul territorio di San Marino – in che modo impedisce questa pratica per cui la parola “barbarie” è davvero azzeccata?

8. Non la impedisce affatto: il Comunicato scrive che “se una donna è in pericolo di vita ed il feto è in grado di sopravvivere fuori dell’utero materno il personale medico si adopererà per salvare la donna e, contemporaneamente il feto”.
E questo dove sta scritto nella proposta di referendum? Se lo sono dimenticato?
Il fatto è che, invece, questa regola è scritta nero su bianco nella legge italiana: “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto … il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto” (art. 7, comma 3); non solo: questa regola è presidiata dalle norme del codice penale sull’omicidio volontario, perché se il medico non fa quello che è prescritto risponde volontariamente della morte del bambino. Non a caso, in Italia, di fatto gli aborti non vengono eseguiti a questo stadio di gravidanza, perché il rischio penale per i medici è troppo alto.
Invece, la proposta non stabilisce questa regola ma, invece, permette che l’aborto possa essere eseguito senza limiti di tempo …

9. Il Comunicato sottolinea, però che gli aborti dopo la 12° settimana saranno ammessi solo in “casi limite”.
Anche questa è una falsità di cui i firmatari sono sicuramente consapevoli.
Chi deve stabilire che le “malformazioni del feto comportano un grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna”? Un medico? La donna deve essere autorizzata ad abortire sulla base di un giudizio di un sanitario che stabilisce se sussiste questo rischio? Quindi l’aborto potrebbe essere vietato alla donna che lo richiede? L’UDS non ne parla affatto, ma se noi leggiamo la proposta di referendum comprendiamo che è la stessa donna a dovere valutare l’esistenza del rischio! L’aborto è, infatti, “consentito”, è un diritto della donna. Quindi, quando ci sarà uno screening prenatale sfavorevole, la donna sceglierà se abortire o meno, se uccidere o meno il figlio malato o disabile (o che potrebbe essere tale: spesso non vi è certezza).
Questo altro non è che applicazione dell’autodeterminazione!

10. E che dire del “pericolo per la vita della donna” che consentirebbe l’aborto fino al nono mese di gravidanza?
Il Comunicato afferma giustamente che si tratterebbe di affermare “un principio scontato che più scontato non si può: la vita della donna va tutelata e salvaguardata sempre, senza se e senza ma”.
Ma se è un principio “scontato” – il Comunicato fa riferimento allo stato di necessità, che legittima sempre le condotte poste in essere quando c’è pericolo di vita” – che necessità c’era di metterlo nella proposta? Oggi a San Marino, se un medico ravvisasse un pericolo di vita di una donna incinta e fosse costretto a provocare la morte del feto per salvarla verrebbe punito? Assolutamente no!
L’obiettivo è diverso ed è proprio la liberalizzazione totale dell’aborto fino al nono mese.
Se una donna incinta minaccia il suicidio se non le viene permesso di abortire, esiste un pericolo per la vita della donna?
Chi deve decidere se la minaccia di suicidio è realistica e concreta? Uno psicologo? Uno psichiatra? I genitori della ragazza minorenne?
Oppure – molto più semplicemente – la donna stessa?
I firmatari del Comunicato non conoscono, evidentemente, la storia dell’Irlanda, dove l’aborto era vietato: dopo che l’Unione Europea impose l’aborto almeno nel caso del pericolo di vita per la donna, l’aborto diventò ben presto totalmente libero.

11. La posta in gioco è davvero questa: e l’Unione Europea è sempre la stessa, quella che minaccia di non mandare soldi se certi “diritti” non vengono riconosciuti, se una piccola ma gloriosa Repubblica continua ad essere esente da questa “barbarie” che, nella vicina Italia, ha fatto più di sei milioni di vittime.


Don Mangiarotti: “Fino a quando sopporteremo la menzogna?”

Uds. Don Mangiarotti, fino a quando ti sopporteremo?

 

don Gabriele Mangiarotti è direttore del sito CulturaCattolica.it

 

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