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foto: ANSA

 

 

di Alberto Contri

 

 

E’ sabato sera: mentre nel salotto di Otto e mezzo, Lilli Gruber, Mieli, Telese, il Prof. Richeldi sembrano compite signore intente a sferruzzare intorno a un tè, una grande preoccupazione agita i social network e accende le messaggerie di molti cellulari. “Ma hai sentito il TG? La Lamorgese ha detto che metteranno in strada 70.000 agenti (c’è chi ha sentito annunciare “soldati”) per tenere a bada gli italiani propensi a violare le norme del DPCIM natalizio”. Si poteva riesumare per l’occasione il titolo di un vecchio film, Il terrore corre sul filo, tanto era diffusa la preoccupazione di vivere sempre di più in uno Stato di Polizia.

A pensarci bene, analizzando le sempre più strampalate decisioni di Conte, che è riuscito a mettere d’accordo Bonaccini (Emilia Romagna) e Fontana (Lombardia), è sempre più evidente che troppe cose non tornano, in tutta la faccenda della pandemia, se – alla fine – anche un editorialista equilibrato come Massimo Franco si lascia scappare affermazioni piuttosto pesanti: “Riaffiora l’accusa di un esecutivo bravo a chiudere tutto contro l’epidemia; ma esitante quando si tratta di agire in positivo”…“È un quadro scomposto, sul quale Conte continua a galleggiare facendosi forte dell’assenza di alternative e della necessità di evitare scossoni durante la pandemia”.

Soprattutto gli esperti di comunicazione, i docenti universitari, i sociologi si rivelano le categorie più allarmate, riscontrando troppe somiglianze tra il racconto distopico del 1984 di orwelliana memoria e la realtà italiana e internazionale.

La pandemia è stata ed è una grande occasione per dividersi a seconda di pregiudizi, sentito dire, fake news e informazione politically correct. Fioccano le accuse di complottismo se si osano mettere in dubbio le certezze di un mondo scientifico molto diviso, i cui organismi internazionali e nazionali rischiano di perdere credibilità e reputazione.

Cercando di farsi un po’ indietro per vedere le cose da un punto di vista un po’ più olistico, balza evidente che tutta  la “quota di mente” del Governo e dei suoi Comitati Scientifici si è concentrata  nel cercare di chiudere le stalle quando i buoi erano scappati: affermazione che potrebbe apparire ingenerosa se applicata alla prima ondata, quando si sapeva ben poco, ma oltremodo accettabile in occasione della seconda, e dopo mesi passati a non programmare nulla. Non si sa se per incompetenza collettiva (ma è mai possibile?) o per aderire ad un disegno di cui si parla da tempo (v. Bill Gates, Il Grande Reset, Il nuovo Ordine Mondiale).

Finalmente, proprio in questi giorni autorevoli personalità della medicina come il prof. Remuzzi, direttore scientifico del Mario Negri, il suo omologo prof. Ippolito, direttore dello Spallanzani, e una lista di medici di base che si allunga sempre di più, ammettono e confermano che se presa “subito, vale a dire entro 5 giorni”, anche gli anziani sopravvivono alla pandemia. A patto di usare il Nimesulide (il normalissimo Aulin!) e non il Paracetamolo (la Tachipirina, come tutti i giornali hanno detto per mesi nominando la specialità commerciale), e poi l’aspirina e altri anticoagulanti che non siano l’eparina, come è stato detto per mesi, che sarebbe utile solo dopo che si fosse avviato un processo trombotico. Altri autorevoli clinici hanno poi confermato che in diversi casi il forzato pompaggio di ossigeno ha letteralmente bruciato molti polmoni. E che comunque, una volta entrati in terapia intensiva se ne esce vivi – a essere fortunati –  nel 25% dei casi. Si potrebbe continuare domandandosi come mai le autorità sanitarie non promuovano questi protocolli che hanno dimostrato di salvare tante vite evitando l’ospedalizzazione che è considerata una delle maggiori cause di contagio. La risposta ufficiosa è che non ci sono ancora studi scientifici validati sufficienti…

Già. Chissà perché poi si inseguono ipotesi di vaccinazione con molte più incognite, e che stanno emergendo in queste ore. Insomma appare che tutta la macchina venga fatta girare puntando a risolvere problemi irrisolvibili, non potendo o volendo agire sulla cosiddetta medicina del territorio (i medici di base), forse perchè richiede più formazione e meno sensazione, che invece serve a mantenere in piedi un escutivo imbelle e pericoloso. Quanti sanno ad esempio che i medici di base non dipendono formalmente dal Ministero della Sanità, ma sono dei professionisti convenzionati che non possono essere obbligati a partecipare a eventuali corsi di formazione o a seguire eventuali direttive? Come non si può rimanere colpiti dall’assurdità di norme che consentono di viaggiare fino al giorno 20, per poi impedire dal 21 il passaggio da un comune ad un altro, anche se distanti un solo km. Troppe scelte appaiono fatte senza approfondimenti, senza ascoltare le esigenze delle regioni, come dimostrano le proteste sia di Bonaccini che di Fontana, ai quali sarebbe stata data una sola ora per eventuali richieste di modifiche.  Tutta l’opposizione – e non solo – ha protestato per la reiterata abitudine del presidente Conte di rivolgersi prima al popolo che alle Camere, esattamente come il Grande Fratello di Orwell. Se ci aggiungiamo altri errori clamorosi come la pessima comunicazione sulla pandemia affidata a persone senza un adeguato curriculum, e come l’accumulo di enormi responsabilità sulle braccia di un Commissario all’emergenza del tutto improbabile, che passerà alla storia per i banchi a rotelle…c’è veramente di che preoccuparsi di fronte alla notizia che per far rigare dritto gli italiani si metteranno in strada 70.000 agenti (ma dov’erano nel frattempo? Impegnati contro Mafia, Camorra, evasione fiscale? O siamo ai soliti annunci? O forse sono davvero soldati, cui è già stata affidata la gestione dei vaccini?).

Per tornare a Orwell, impareggiabili sono stati i toni melliflui di Conte e Speranza sulla volontà di non rendere obbligatori i vaccini. In sostanza hanno detto: “Noi ce la mettiamo tutta, ma se voi non fate i bravi… ci obbligate a renderli obbligatori”. Vorrei proprio vedere come si può rendere obbligatorio un vaccino che modifica il genoma umano, come quello della Pfizer, e di cui non si sa quanti richiami richiederà e per quanto tempo garantirà l’immunità. E tantomeno quali effetti potrebbe avere nel lungo periodo. Mentre si sa che ha dei costi enormi per via dell’acquisto di costosi freezer,  e che hai volontari è stato fatto obbligo di avere rapporti sessuali protetti per evitare di mettere al mondo figli con possibili problemi. Talidomide docet.

Ma i politici rincorrono l’ipotesi vaccinale come unica via d’uscita perché pensano di passare alla storia, nonostante i dubbi, come coloro che hanno saputo sconfiggere il virus. Temo avranno un brutto risveglio. Credo, alla fine – rischiando le facili e sempre più insulse accuse di complottismo – che l’unica riflessione indiscutibile sia quella del “Cui prodest”.

Chi può negare il dubbio che, muovendosi in questo modo, i governi non abbiano aggravato la situazione per la classe degli ultraottantenni, “pesanti e costosi” per il welfare, aprendo inoltre la strada a ricavi mostruosi alle industrie farmaceutiche, con relative impennate di Borsa? 

 

 

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