Per questo Natale, la Basilica superiore di Assisi si trasforma in un Presepe a cielo aperto: vengono infatti proiettati sulla sua facciata le immagini dei meravigliosi dipinti di Giotto.
Per questo Natale, la Basilica superiore di Assisi si trasforma in un Presepe a cielo aperto: vengono infatti proiettati sulla sua facciata le immagini dei meravigliosi dipinti di Giotto.

 

 

di Comelli Lucia

 

Si avvicina la festa del Natale e in molti luoghi è già in allestimento il presepe, come qui in Piazza San Pietro. Piccolo o grande, semplice o elaborato, il presepe costituisce una familiare e quanto mai espressiva rappresentazione del Natale. È un elemento della nostra cultura e dell’arte, ma soprattutto un segno di fede in Dio, che a Betlemme è venuto “ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

Con queste parole Giovanni Paolo II si rivolgeva durante l’Angelus del 12 dicembre 2004 ai numerosi bambini e ragazzi accorsi in piazza S. Pietro per la tradizionale benedizione dei Bambinelli, destinati a rallegrare i presepi di parrocchie, scuole e famiglie romane.

La festosa rappresentazione del Presepe nel periodo natalizio, cui fa riferimento il Papa, è una consuetudine che ha avuto origine in Italia da tradizioni tardo antiche e medievali ed è oggi diffusa in tutti i paesi cattolici del mondo.

Le fonti per la raffigurazione del presepio sono i  racconti “dell’infanzia” di Cristo dei Vangeli di Matteodi Luca (al Vangelo di Luca sono riconducibili la mangiatoia, l’adorazione dei pastori e la presenza di angeli nel cielo; a quello di Matteo la visita dei Magi),  che riportano – al tempo di re Erode – la nascita di Gesù avvenuta, a Betlemme di Giudea, piccola ma nobile borgata,  già terra natale del  re Davide. Altri elementi del presepe derivano invece dai Vangeli apocrifi (come l’indicazione che il Messia sia nato in una grotta) e da altre tradizioni, come il Protovangelo di Giacomo (da cui trae origine la presenza – a fianco della Sacra Famiglia – del bue e dell’asinello).

Il presepe tradizionale è una sorta di riproduzione della Natività di  Cristo, in cui compaiono tutti i principali personaggi e i luoghi della tradizione: la grotta (o la capanna), la mangiatoia (dov’è posto Gesù Bambino), i due genitori, Giuseppe e Maria, i Magi, i pastori, le pecore, il bue e l’asinello e gli angeli. La statuina di Gesù Bambino viene collocata nella mangiatoia alla mezzanotte del 24 dicembre, mentre le figure dei Magi vengono avvicinate ad adorare Gesù nel giorno dell’Epifania. Lo sfondo può raffigurare il cielo stellato oppure può essere la riproduzione di un paesaggio

Per tradizione, il presepe si mantiene fino al giorno dell’Epifania, quando si mettono le statuine dei Re Magi di fronte alla Sacra Famiglia. Negli ultimi decenni, hanno avuto una notevole diffusione in Italia anche i presepi viventi, una consuetudine – anche questa – di origine medievale.

Ad ogni modo, l’antichissima tradizione pittorica di raffigurare la Natività (una tradizione risalente ai primissimi secoli dell’era cristiana) fu seguita successivamente dall’allestimento di ciò che comunemente si intende oggi con il termine “presepe” grazie ad un’iniziativa di San Francesco d’Assisi . Tornato da un viaggio in Palestina – in cui era rimasto profondamente colpito dalla visita a Betlemme –  il grande santo e patrono d’Italia realizzò nel 1223Greccio la prima rappresentazione della Natività.

San Bonaventura da Bagnoregio nella Leggenda maggiore ci ha lasciato una vivida descrizione della notte in cui fu allestito il primo presepio a Greccio (ad essa si ispirerà Giotto per il suo celeberrimo Presepe nella Basilica superiore ad Assisi):

«I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L’uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia, Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo. Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli […] chiama “il bimbo di Betlemme”…

Durante l’Angelus del 13 dicembre 2009, Benedetto XVI spiegò ai bambini di Roma, accorsi come ogni terza domenica di Avvento in Piazza S. Pietro per far benedire dal Papa le statuine di Gesù Bambino per i loro presepi, il significato del gesto che stavano compiendo assieme con le seguenti parole: Francesco a Greccio rappresentò dal vivo la scena della Natività …non solo per poterla contemplare, ma soprattutto per saper meglio mettere in pratica il messaggio del Figlio di Dio, che per amore nostro si è spogliato di tutto e si è fatto piccolo bambino. La benedizione dei “Bambinelli” ci ricorda che il presepio è una scuola di vita, dove possiamo imparare il segreto della vera gioia. Questa non consiste nell’avere tante cose, ma nel sentirsi amati dal Signore, nel farsi dono per gli altri e nel volersi bene… Come ci ricorda la Sacra Famiglia la vera gioia è il sentire che la nostra esistenza personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande, il mistero dell’amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino, che riscalda il nostro cuore, e risponde alle nostre attese profonde. Questo Dio si è manifestato in Gesù, nato dalla Vergine Maria. Perciò quel Bambinello, che mettiamo nella capanna o nella grotta è il cuore del mondo. Preghiamo perché ogni uomo, come la Vergine Maria, possa accogliere quale centro della propria vita il Dio che si è fatto Bambino, fonte della vera gioia.

 

 

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