Ricevo il seguente articolo da un sacerdote cattolico e volentieri pubblico.

Manifestazioni del 1968

Manifestazioni del 1968

 

di Giuliano Di Renzo

 

E’ così. Il post Concilio doveva essere un aggiornamento ed è stato una rivoluzione. 

Per  il laicismo illuministico e marxista la realtà è la rivoluzione, è la lotta continua. Esso non è solo politico e sociale, ma anche e prima religioso, così come l’idealismo, lo storicismo e tutto il resto. 

L’anima infatti è religiosa nelle sue aspirazioni, nel senso che essa è volta al trascendimento di sé stessa ove trova sé medesima pienamente realizzata nella perfetta comunione con l’Essere assoluto, che tutto e tutti trascende e tutti quindi salva. 

L’anima è nel mondo ed insieme fuori del mondo e resta sempre in se stessa. 

È nell’interiorità di essa la Verità, il Logos divino di cui l’uomo nel suo essere persona è immagine. Logos-Verità che dà perciò consistenza di verità a tutte le verità. 

La rivoluzione invece scardina violentemente l’anima dal suo asse e l’appiattisce lasciandola senza sfondo e profondità. 

La rivoluzione è atea e antireligiosa nel suo stesso costituirsi. Essa ha assunto i concetti cristiani di conversione, redenzione, recupero, restaurazione di un volto perduto diluendoli in una dimensione puramente terreste e materialistica priva della speranza.

Paradossalmente l’ateismo, al modo della filosofia moderna, deriva dal cristianesimo di fronte al quale si pone in dialettica opposizione speculare, ha bisogno del cristianesimo per darsi una definizione e teoricamente non può immaginarsi né esistere senza di esso. 

È così suo malgrado come sua diretta negazione l’ateismo è prova della verità del cristianesimo. 

Nel post Concilio tutto veniva rimesso in discussione. Non per nulla dopo venne il ’68 e molti di quel moto erano giovani cattolici di sinistra. 

In Italia iniziò con Mario Capanna, di Foligno,  dall’Università Cattolica di Milano e molto attiva fu anche la facoltà di sociologia dell’Università di Trento. Tra i fomentatori ci furono Renato Curcio e Margherita Cagol, caduta in uno scontro a fuoco con la polizia. Allora la polizia era corpo militare.

Certi collegamenti non vanno trascurati e passato e presente si illuminano a vicenda. 

La politica è religione e viceversa, perché la religione, ossia la ricerca dell’amore, la devozione, l’impellente desiderio dell’infinito, il bisogno di felicità come pienezza dell’essere, del proprio essere persona è il centro delle aspirazioni del cuore umano, che è “immagine” dell’Infinito vivente, Dio

Non ci sia un malinteso. La politica è religione non in quanto politica nel senso banale del termine ma in quanto viene espressa da bisogno “religioso” del cuore.

Cioè l’uomo cerca sempre la felicità. In questo senso l’uomo è religioso e tutto ciò che fa e pensa, anche se in superficie è profano, risponde a un richiamo del cuore. 

Pure l’atea filosofia di Hegel ha uno sfondo teologico, la dialettica dello spirito è la teologia cristiana laicizzata.

Si sa che la felicità non esiste sulla terra, ma l’uomo la desidera e se non la desiderasse non sarebbe persona umana, perché è “immagine” di Dio, un abisso di desiderio che chiama l’Abisso. “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, scrive molto bene Sant’Agostino nelle Confessioni. Noi siamo ricerca di Dio e la nostra vita nel tempo è viaggio verso di Lui e insieme attesa di Lui.

La contestazione propriamente sorse in Francia, a Parigi, con Cohn-Bendit. Ma nella Francia di de Gaulle finì presto rispetto a noi e non provocò i lutti e i danni spirituali e morali incommensurabili che abbiamo dovuto soffrire e piangere in italia. 

In Francia de Gaulle era riuscito a far cambiare la Costituzione e la Francia non soffriva più dell’instabilità dei governi a differenza dell’Italia, che, con la sua “Costituzione più bella del mondo”, frutto di troppi compromessi, era allora ed è rimasta difficilmente governabile stante il persistente facinoroso ricatto ideologico su governi, politici e sindacati della demagogia marxistica. 

Sono semi che continuano a produrre amarezze alla società ancora oggi.

L’Italia scivolò allora nei terribili anni di piombo, uno dei tanti frutti avvelenati della demagogia del PCI e dei suoi fiancheggiatori cattocomunisti.

La “Costituzione più bella del mondo” non permise, né permette ora all’Italia di aver governi saldi e duraturi e da quei fatti di piazze e di strade è venuto il garantismo eccessivo per i facinorosi e l’indebolimento e disarmo morale delle nostre forze dell’ordine. 

I quali sono ben vivi e attivi ancora oggi nel completare la distruzione dell’Italia e del cattolicesimo.  

Per cui la contestazione si allargò e rifluì nei furiosi anni di piombo. Da lì ci sono venute leggi incerte ed eccessivamente garantiste per i facinorosi e l’indebolimento e il disarmo morale delle nostre forze dell’ordine, la perdita dell’amore e dell’onore di patria. 

Quelli furono i frutti avvelenati della ideologia e della demagogia. 

Essi sono ben vivi e attivi ancora oggi nel completare forsennatamente la distruzione dell’Italia e del cattolicesimo. 

Sono le teste del sempre identico furioso drago rosso che si rinnovano, moltiplicano e dissolvono e risorgono in partiti e movimenti di colori e sigle diverse. Per questo inganno paiono sempre nuove e moderne mai antiche.

Le maschere sono così accattivanti, subdole e diverse da irretire nella sua colossale Menzogna non pochi rappresentanti del clero, anche oggi. Una certa mentalità laicistico-marxistica ha sottilmente contaminato ormai un po’ tutti.

 

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