di Lucia Comelli

 

L’idea di poter aiutare mio nipote Giovanni a crescere accettando serenamente la propria virilità, malgrado la tendenza oggi diffusa a colpevolizzare i maschi – cianciando di patriarcato, proprio quando la carenza di presenze virili autorevoli, in famiglia e in altri ambiti sociali, li rende spesso insicuri e viziati – mi è venuta a causa di una mucca: una piccola vacca di plastica nella variegata fattoria degli animali Lego.

Un pomeriggio che dovevo accudire i nipotini: il ‘sempre allegro’ Giò Giò e la super creativa Marta, sentendomi particolarmente briosa (i piccoli mi mettono solitamente di buon umore), dotai la piccola Pezzata Rossa di un muggito tonante. Giovanni (due anni, ancora da compiere) immediatamente lasciò da parte gli altri giocattoli e si impadronì dell’oggetto, portandolo per un paio di giorni con sé, forse in attesa di ulteriori, interessanti, sorprese.

Capii allora tutta l’importanza del tono di voce e quanto una manifestazione di potenza attiri l’attenzione, soprattutto dei maschietti: per questo, in seguito, sottolineai con enfasi vocale di fronte a Giò (qualche mattina, mentre la sorellina è all’asilo, mi capita di fare la baby sitter all’ometto in miniatura) le dimostrazioni di forza di alcuni mammiferi, in particolare se maschi: mostrandogli un’immagine del gorilla capobranco, ad esempio, mi piazzavo in mezzo alla stanza e battendomi energicamente il petto con fare minaccioso, scandivo con voce stentorea: IO sono il più forte!

L’effetto è stato notevole: Giovanni ormai identifica il primate con quel gesto e per settimane mi ha chiesto di disegnare sulla lavagnetta magica (che poi cancella tutto automaticamente) lo scimmione. Naturalmente, anche il toro – rappresentato magnificamente con altre bestiole su un ulteriore testo illustrato – è dotato di un verso stentoreo … E al piccolo piace il modularsi della mia voce a seconda del sesso, della stazza e quindi dell’età degli animali, come quando imito Ariù, la nostra piccola shiba arancione, che non può certo competere con la possente abbaiata del bracco femmina dei vicini, anche se per intelligenza la supera ampiamente.

Sfogliando con lui i libri degli animali – che a Giò piacciono moltissimo, tanto da memorizzare i nomi di circa 200 creature grandi e piccole – mi auguro anche di trasmettergli una qualche forma di antidoto contro la perniciosa teoria della fluidità di genere, che ormai circola ampiamente nelle nostre scuole, oltre che sui social, incrementando una dolorosa incertezza identitaria tra i più giovani.

Infatti, le immagini di intere famiglie di animali, come quella di leoni che Giò predilige – con il maestoso padre, attorniato da tre cuccioli che giocano, mentre la madre riporta nel gruppo, trascinandolo per la collottola, il quarto che si era allontanato[1] – rappresentano una concreta smentita delle convinzioni assurde che attecchiscono persino nella Chiesa (l’ultimo esempio, in ordine di tempo,  l’opuscolo comparso sul sito dell’Agesci sulle Mascolinità plurali[2]) – su cosa sia una coppia, una famiglia, un maschio, una femmina, un rapporto sessuale (la parola sesso deriva da secare, tagliare, cioè – fuor di metafora – distinguere: la sessualità si fonda cioè sulla differenza/complementarità sessuale. Se questo semplice concetto non è chiaro, una persona si illude – come succede agli ecosessuali – di avere una relazione erotica anche con un albero).

Del resto, a Roma il sindaco Gualtieri ha ‘formato’ gli insegnanti della scuola d’infanzia e degli asili nido – alla faccia della libertà educativa di docenti e genitori – affinché diffondano, con la scusa dell’inclusione, tra i piccolissimi allievi l’ideologia gender, di fatto disorientandoli sulla propria identità sessuale, mentre si gettano le fondamenta stesse della loro personalità[3]. Come faranno – mi chiedo – a decostruire nella mente dei più piccoli gli stereotipi di genere: scambieranno i vestitini tra maschi e femminucce, come avvenuto qualche anno fa con Il gioco del rispetto a Trieste[4]? O faranno incontrare loro, come preventivato nel 2020, sempre nella capitale, simpaticissime drag queen (cioè uomini travestiti da donne con abiti e trucco sgargianti e improbabili) per raccontare ai bambin* storie d’amicizia e inclusione[5]? D’altra parte, l’attuale ministro dell’Istruzione, on. Valditara, ha dato corso alla richiesta della Ue – cui i precedenti governi avevano resistito – di istituire il 17 maggio la Giornata internazionale contro l’omobitransfobia in tutte le scuole, malgrado il precedente Parlamento avesse respinto con il Ddl Zan anche questa iniziativa, che diffonde tra scolari e studenti una controversa nozione di identità di genere, totalmente svincolata dal dato biologico. Chi potrà fermare ora l’ingresso dei militanti arcobaleno nei diversi istituti per indottrinare/confondere anche i più piccoli su questioni tanto delicate e premature?

Nel mentre mi pongo queste domande e cerco di dare un contributo, scrivendo articoli, per arginare l’onda anomala che investe tanti giovani, Giò vive con istintiva gioia la sua presenza nel mondo. Nel suo carattere già si notano alcuni tratti tipicamente maschili: una psicologia più lineare di quella di Marta (maggiormente empatica e quindi, perspicace e vulnerabile), una maggiore sicurezza di sé e, malgrado il carattere ilare, la capacità di memorabili ‘scleri’ se contraddetto nella sua imprescindibile necessità di mangiare al solito orario.

Per lui e per la sorella prego dunque il Signore, affinché li preservi dal male e i loro genitori continuino a volersi bene (la prima e più solida educazione affettiva nasce in famiglia) e nel frattempo valorizzo di fronte ad entrambi i piccoli le figure maschili: da quelle della narrativa per l’infanzia, come Mufasa l’eroico re leone, che si sacrifica per salvare il figlio Simba, a quelle familiari – come il nonno Roberto, che ha le mani d’oro (anzi, d’olo, come dice Giò) o il papà Alessandro, affettuoso e molto presente – affinché il piccolo, crescendo, continui ad essere felice e Marta, un domani, possa fidarsi dell’uomo buono che Dio le farà certamente incontrare, se la chiamerà a ‘metter su’ una famiglia.

 

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Note:

[1] Animali del mondo. Un viaggio alla scoperta della natura, Rusconi S.p.A 2015, pp.8-9.

[2] Rimando al mio articolo comparso ieri su questo blog.

[3] Luca Sablone, L’ideologia di genere entra negli asili nido di Roma. Decostruire gli stereotipi di genere, www.ilgiornale.it, 27.10.2023.

[4] È accaduto a Trieste nel 2015, online si trovano ancora diversi articoli in merito.

[5] Ester Palma, Roma Quadraro, drag queen a scuola a leggere fiabe ai bambini: è polemica, www.roma.corriere.it

 


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