Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Phil Lawler e pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Schwab WEF 2023
Klaus Schwab WEF 2023

 

In un’udienza privata del 10 gennaio, Papa Francesco ha offerto il suo incoraggiamento a un gruppo dedicato al dialogo tra cristiani e marxisti. Questo incontro, e le osservazioni del Papa al gruppo, hanno turbato i cattolici che hanno ancora un ricordo vivido della Guerra Fredda e della lotta mondiale contro un impero sovietico aggressivo e disumano, un impero basato sull’ideologia marxista.

Ma la settimana successiva il Papa ha parlato a un altro gruppo che sembra intenzionato a stabilire un’egemonia mondiale: il Forum economico mondiale (WEF). Anche in questo caso le sue osservazioni sono state del tutto incoraggianti. L’incontro del WEF a Davos, ha detto, “offre un’importante opportunità per un impegno multi-stakeholder per esplorare modi innovativi ed efficaci per costruire un mondo migliore”.

Durante l’incontro precedente il Papa aveva menzionato le “grandi dittature” del XX secolo, deplorando il loro trattamento dei “più vulnerabili”. Ma in questo contesto ha citato solo il nazismo; non ha menzionato la liquidazione staliniana dei kulaki o la carestia provocata dall’uomo che ha ucciso milioni di persone in Cina durante il Grande balzo in avanti di Mao. Parlando a un gruppo interessato al marxismo, non ha messo in guardia dagli eccessi storici dell’ideologia marxista.

Anche nel suo messaggio al WEF, il Papa non ha suggerito ai ricchi e potenti personaggi politici riuniti a Davos di frenare le loro ambizioni. Al contrario, ha parlato di “evidente necessità di un’azione politica internazionale che, attraverso l’adozione di misure coordinate, possa efficacemente perseguire gli obiettivi di pace globale e di autentico sviluppo”. E mentre il Papa ha inviato solo un video messaggio a Davos, il cardinale Peter Turkson era presente di persona, incoraggiando il WEF a promuovere un nuovo ordine economico internazionale.

Francamente mi sorprende che il messaggio di incoraggiamento del Papa a un gruppo di accademici, impegnati in discorsi astratti su marxismo e cristianesimo, abbia suscitato più proteste delle sue osservazioni di sostegno al WEF, che nel 2024 rappresenta un pericolo molto più chiaro e presente per la causa della libertà.

Il cardinale Turkson, nel suo discorso a Davos, ha appoggiato la spinta del WEF verso il “capitalismo degli stakeholder”. Questo termine descrive un sistema economico in cui le aziende sono ritenute responsabili di considerare non solo gli interessi dei loro azionisti, ma anche quelli di chiunque abbia un interesse nel lavoro dell’azienda, compresi i dipendenti e le comunità in cui le aziende hanno sede. Per il cardinale Turkson è “imperativo che le imprese contribuiscano alla società al di là della massimizzazione dei loro profitti”.

A prima vista il concetto di “capitalismo degli stakeholder” sembra semplice e attraente: le aziende dovrebbero essere buoni cittadini. Ma chi decide come deve agire un “buon cittadino”? Chi decide quali gruppi di interesse hanno una “partecipazione” legittima in una società?

Il WEF ha le risposte a queste domande: risposte che non vengono fornite da un processo democratico, ma dalle discussioni tra le élite alle conferenze internazionali. Il WEF sostiene gli sforzi per combattere il cambiamento climatico, per sostenere la diversità e l’inclusione, per promuovere opinioni “illuminate”. Nell’agenda del WEF – e, purtroppo, negli interventi di Papa Francesco e del Cardinale Turkson – mancava decisamente qualsiasi discussione sui principi tradizionali dell’insegnamento sociale cattolico. Le potenti figure presenti a Davos non hanno parlato del salario di sussistenza, né della conservazione delle famiglie intatte, né della dignità della persona umana, né dell’educazione alla virtù.

Ciò che il WEF deve sentire dalla Chiesa cattolica non è un messaggio di sostegno, ma una sfida. Ironia della sorte, a Davos questa sfida è stata lanciata dal presidente argentino Javie Milei, un critico della Chiesa cattolica, che ha denunciato la “sanguinosa agenda dell’aborto” e il tentativo di frenare la crescita demografica. Milei ha osservato con precisione che il WEF è caduto sotto l’incantesimo dei marxisti che stanno guadagnando potere “appropriandosi dei media, della cultura, delle università e anche delle organizzazioni internazionali”.

Il WEF si concentra sulle questioni globali, ma in genere ignora i costi potenziali per le comunità locali, come ad esempio i costi di assorbimento dei migranti. La folla di Davos proclama il suo impegno per la democrazia, ma il suo presidente, Klaus Schwab, non è eletto, così come molti dei suoi partecipanti più influenti. Il gruppo sostiene di parlare a nome dei poveri, ma in pratica propende per l’obiettivo della crescita zero della popolazione, eliminando di fatto la povertà attraverso l’eliminazione dei poveri. Il WEF si scaglia contro il consumo eccessivo, ma i suoi leader che viaggiano in tutto il mondo si recano in resort di lusso e cenano con stile, suggerendo al contempo politiche agricole restrittive che rendono il cibo più costoso. La folla di Davos professa il suo rispetto per le culture autoctone, ma evidentemente la cultura cristiana tradizionale dei suoi fondatori europei non conta.

In effetti, l’esibizione religiosa più memorabile alla conferenza di Davos si è avuta quando una sciamana brasiliana, la capa Putanny Yawanawá dell’Amazzonia Yawanawá, ha eseguito un rituale pagano per invocare il potere dei suoi “spiriti” sui lavori della conferenza. Non si è vergognata di introdurre un elemento religioso nei lavori, né i ricchi e i potenti si sono opposti alla sua preghiera pubblica.

Subito dopo l’incontro di Davos, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato una campagna mediatica per la ratifica di un trattato globale per la lotta alle pandemie. Pochi giorni dopo, in un discorso alla Pontificia Accademia per la Vita, Papa Francesco ha manifestato il suo sostegno, affermando che: “dopo l’esperienza della pandemia [Covid], abbiamo visto quanto sia importante fornire forme di governo che vadano oltre quelle disponibili per le singole nazioni”.

Nuove forme di governo, un nuovo ordine economico: queste sono le ambizioni del WEF. È spaventoso vedere che queste idee sono state appoggiate acriticamente dal Vaticano.

Phil Lawler

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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