di Rachele Sagramoso

 

Le scuole non perdono tempo prezioso per “fare cultura”. Perché l’obiettivo, adesso, è la prevenzione della violenza di genere e del bullismo. 

Posso serenamente dire di essere contro entrambe le situazioni: prima di tutto perché ho un’idea di cosa significhi ‘violenza’ in contesto familiare (indirettamente), in seconda istanza perché – avendo subito bullismo (da ragazzina e da parte di adulti) – ho una vaga idea di cosa significa. 

Niente di meglio di un film che faccia comprendere come le persone che subiscono violenza sono costrette a vivere una vita di sofferenze sino a che qualcuno non dimostra loro affetto disinteressato e autentico: in Forrest Gump, la vita di Jenny è di insegnamento. E che dire della vita degli indiani d’America? Certamente un film come Balla coi Lupi è emblematico, da questo punto di vista. Certo però potremmo chiederci perché di questi argomenti se ne debba parlare in modo negativo. Perché non mostrare la gioia della vita di coppia felice? Che ne so… Un Cantando sotto la Pioggia (ottimo anche per Musica) un Per gioco …e per Amore (sulla prevenzione del bullismo socio-culturale contro le donne incinte e sul bello della famiglia che porta avanti una gravidanza non pianificata), un Nothing Hill (la protagonista ha un compagno aggressivo e trova un uomo tranquillo con il quale metter su famiglia) perfino…

Oppure si potrebbe fare solo degli incontri con i genitori per poter sensibilizzare loro, e non i loro figli. Sì perché tentare di arrivare agli allievi bypassando la famiglia su temi sensibili dovrebbe prevedere – per lo meno – una riunione coi genitori, una richiesta di consenso informato… insomma un atto nel quale si fa capire che la famiglia interessa ancora a qualcuno. 

Ma nulla: basta inserire un progetto nel PTOF e il gioco è fatto. Quello che il progetto prevederà, sarà durante le ore di scuola o magari dopo la scuola, ma senza bisogno di consensi. 

Se un progetto prevede di mostrare Ritorno al Futuro, tuttavia, mi pare innocuo, lo dico senza drammi: nessun progetto di prevenzione, se non del guidare con prudenza una Delorean…E persino un film privo di ogni argomento fraintendibile come Petit Maman (entrambi proiettati nella sottomenzionata scuola).

Però. Però durante le vacanze di Natale giunge una mail dalla scuola: “Ai responsabili dell’obbligo scolastico degli alunni Sc. Secondaria di 1° grado XXX” (soprassiedo sul termine “responsabili dell’obbligo scolastico perché ho finito il Maalox).

Oggetto: Progetto Cineforum scuola media XXX

Si comunica che il giorno giovedì 12 gennaio 2023 alle ore 14.30 nell’atrio della scuola sarà  proiettato il film “Tomboy”, nell’ambito del progetto “CINEFORUM” inserito nel PTOF d’Istituto,  alla presenza dei docenti referenti Proff. XYXY Il progetto e la visione del film è rivolto agli alunni di tutte le classi della scuola secondaria di 1°  grado.

Distinti saluti

F.TO IL DIRIGENTE SCOLASTICO”

Così cerco la trama del film e la trovo: ” […] Ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Teddy Award e il premio come miglior film al Torino LGBT Film Festival. Laure è una bambina di dieci anni la cui famiglia si trasferisce in un nuovo quartiere di periferia a Parigi. Uscendo per avvicinarsi a dei ragazzi del posto, Laure conosce una sua coetanea di nome Lisa, sua vicina di casa, che la scambia per un maschio. Laure decide di non dirle la verità e si presenta come Michael. Laure si avvicina anche agli altri ragazzi del quartiere, stringendo amicizia giocando a calcio con loro. Quando Michael riceve l’invito di andare a nuotare con loro, taglia un suo costume da bagno femminile per renderlo maschile e costruisce un pene di plastilina da mettere al suo interno. Con il passare del tempo, Michael entra ufficialmente a far parte nel gruppo di ragazzi e si avvicina sempre di più a Lisa, finché un giorno i due si baciano. […]”

Il trailer del film e i commenti che scorrono sono agghiaccianti se non imbarazzanti: «Questo film ha la purezza di un diamante», oppure «Afferma la possibilità di modellare il mondo secondo le proprie pulsioni», e poi «L’identità sessuale come gioco, come convenzione», e infine «Un’emozionante riflessione sull’identità, sulla libertà di sciegliere la propria vita». A me viene un tantino di nausea: questo mondo adulto che dovrebbe guidare verso il bene e il bello le future generazioni e invece si galvanizza per la storia di una bambina evidentemente depressa da una famiglia assente, che si costruisce un pene di plastilina… E una scuola prevede che ragazzini e ragazzine di 11 (prima media), 12 (seconda media) e 13 (terza media) anni, vedano questa roba? Perché non Billy Elliot, se è la prevenzione contro il bullismo che interessa? 

Forse perché la mia città fa parte dell’eccitante Rete Ready secondo la quale “Sono tutti figli nostri” (nostri ossia loro, di chi mostra film come Tomboy o Boys Dont’ Cry (del quale ho già parlato qui) senza creare un confronto tra chi è a favore e chi è contro questa cultura)?

Detto questo altri (pochissimi) genitori da me contattati paiono essere interessati a tale elevata trama. Arriva a questo la delega fiduciosa verso gli insegnanti delle scuole (perché sono loro che fanno la differenza, non tanto le direttive dell’istituzione)? Arriva a questo l’assoluto timore di un mondo adulto a cui sta bene se dei giovani vengono sottoposti a tale cultura? 

Domande alle quali non c’è risposta. 

Tuttavia risposta l’ho avuta da chi protegge i figli dalle influenze esterne alla famiglia. Sì, perché gli stimati amici di Non si Tocca la Famiglia non vogliono passare avanti ai genitori che, invece, devono essere messi in grado di educare. Interpellati loro, che hanno scritto alla scuola, la risposta non è tardata: ecco che il film in programma per il 12 gennaio non è Tomboy ma Lo Chiamavano Trinità che oltre che essere divertente è pure leggero. Film, tra parentesi, che sarebbe dovuto essere proiettato prima che qualche insegnante buontempone sostituisse i titoli… interessante, no?

Grazie quindi a Non si Tocca la Famiglia e al comunicato stampa: (Giusy D’Amico presidente dell’associazione Non Si Tocca La Famiglia) “A chi giova proiettare il film Tomboy in una scuola media? I bambini non sono adulti in miniatura. Pericolosa iniziativa a scuola”. 

“E’ veramente utile proiettare in una scuola media toscana il film Tomboy, e nessuno tra i docenti si è chiesto se sia adatto ad essere proiettato e discusso dai ragazzi oppure è destinato ad un pubblico decisamente più adulto?”. Se lo chiede Giusy D’Amico, presidente dell’associazione Non Si Tocca la Famiglia, cui si sono rivolti alcuni genitori preoccupati per la prossima proiezione del film a scuola. Sottolinea Giusy D’Amico: ”Le tematiche che riguardano l’età evolutiva sono estremamente complesse e non dovrebbero essere affrontate e presentate semplicemente attraverso un cineforum scolastico, anche se svolto in orario extra-scolastico. In questa età i bambini e i ragazzi non sono affatto degli adulti in miniatura, e proiettare precocemente ideologie su di loro non ha senso ma rappresenta una strumentalizzazione politica che crea nei più giovani ulteriori dubbi ed angosce“. “La tematica affrontata nel film – prosegue il comunicato di Non Si Tocca La Famiglia – lo rende adatto ad un pubblico adulto, E quindi, a nome dei molti genitori che ci hanno contattato, poniamo alcune domande: ‘Qual è il senso di una simile proiezione a ragazzini di 10 anni? Quello di favorire l’inclusione?’ oppure il fine è proprio quello di sollecitare gli alunni a manifestare pubblicamente le proprie incertezze sessuali?’ E inoltre, con quale preparazione i docenti referenti dell’iniziativa presenteranno il film e condurranno su queste spinose tematiche un dibattito? “. Conclude Giusy D’Amico: “Al di là di tutto riteniamo che non sia compito della scuola veicolare questo tipo di messaggi che creano divisioni nel corpo docente e tra genitori e insegnanti, per questo confidiamo che la scuola possa ricreare un’interazione positiva con le famiglie, cancellando la proiezione del film.”
 
 
fonte: seiditutto
 

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