Il complesso occidentale (libro di Alexandre Del Valle)

Il complesso occidentale (libro di Alexandre Del Valle)

 

di Elisa Brighenti 

 

Esce, per Paesi Edizioni, il volume del politogolo francese Alexandre Del Valle, dal titolo “Il complesso occidentale”. L’autore, saggista e giornalista francese ed esperto di geopolitica mediorientale, denuncia il rischio di un vero epilogo della civiltà occidentale, a fronte del disinteresse dei governanti alla necessità di estirpare quel senso di colpa che sta permeando capillarmente la cultura europea. Il pensiero imposto dai discepoli del politicamente corretto, tra in quali anche una certa chiesa post conciliare, associa la mortificazione collettiva che l’Occidente nutre  nei confronti delle proprie origini cristiane al fenomeno della “depressione collettiva”, una patologia vera e propria che, facendo leva sulla colpevolizzazione storica, funge da detonatore dei pericoli indotti dall’esterofilia e dai buoni sentimenti di coappartenenza planetaria. Il peggior nemico dell’Occidente dunque è rappresentato dall’Occidente stesso che si rinomina all’interno di una prospettiva neutralizzante, perché multiculturalista e globalista. Distruggendo le tradizioni cristiane assieme agli stati sovrani, l’Europa si rende schiava di una sovra-struttura mondialista, nella quale vige un mercato liberal che, sostenendo l’opportunità dell’assenza di confini e barriere, approda paradossalmente alla censura del libero pensiero. Il” Mc World”, cosi come lo definisce Del Valle, ossia il mondo dei Mc Donald, di Face book, di Google, di Hollywood, delle grandi multinazionali commerciali e degli imperi della comunicazione, ha perfezionato  strumenti altamente qualificati allo scopo di incrementare l’esercizio dell’imperialismo sia sui consumi e abitudini individuali che sulla libertà d’espressione. Tali strumenti sono rappresentati da un paio di procedure definite dall’autore con il termine di “Destruction of competitive representations”. Si parte dalla demonizzazione della civiltà occidentale, quale peggiore civiltà mai esistita nella storia; dalla demonizzazione segue la colpevolizzazione, che comporta la coscienza distorta dell’essere ontologicamente nel torto e di trovarsi eternamente in debito rispetto ai paesi stranieri; da qui, la tolleranza incondizionata come risposta emotiva e comportamentale al senso di colpa, fino alla negazione del rischio di scomparire a vantaggio di una islamizzazione accettata per debito di riconoscenza. Tradotto in termini di progetto educativo, questo approccio mistificatore si esprime nella frequente trasformazione a senso unico della formazione storica nelle scuole. E’ noto infatti come il medioevo, culla della civiltà occidentale, sia presentato agli studenti come un secolo sbagliato, un difetto storico e storiografico a cui è stato un bene aver posto rimedio con la rinascita umanistica, cosi come è  altrettanto frequente leggere di documenti che mistificano l’evento delle crociate, presentandolo come un’aggressione ingiusta inflitta al pacifico popolo dei musulmani.

In sintesi, distrutta con i mezzi del terrorismo intellettuale l’immagine del nemico, l’Europa può liberamente dichiararsi illegittima e trovarsi così sulla strada dell’autodistruzione: talmente imbevuta di scrupoli e sensi di colpa che opta per la sua stessa disintegrazione 

 

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