Di seguito un articolo di padre Timothy V. Vaverek, STD, pubblicato su The Catholic Thing. Eccolo nella mia traduzione. In proposito leggi anche qui.

 

Papa Francesco intervistato dall'Associated Press
Papa Francesco intervistato dall’Associated Press 25.01.2023

 

Papa Francesco ha dovuto recentemente chiarire la sua affermazione che l’attività omosessuale è un peccato ricordando che, come per ogni peccato, “bisogna considerare anche le circostanze che possono diminuire o eliminare la colpa”. È vero, ma purtroppo il suo richiamo non servirà a molto. Per sessant’anni, i sostenitori della Nuova Morale hanno interpretato erroneamente questo insegnamento per permettere a coloro che hanno una colpa attenuata di continuare un comportamento dannoso e peccaminoso.

I nuovi moralisti hanno una strategia semplice. Mantengono la terminologia ortodossa, ma ne cambiano il significato per convincere i cattolici che il loro nuovo approccio (o paradigma) non cambia il Vangelo. Sperano che questo porti la Chiesa ad abbracciare ufficialmente nozioni di “coscienza” e “accettazione” che si adattano alla sensibilità distorta del mondo postmoderno.

Poiché la loro influenza ecclesiastica aumenta (compresa la leadership nei prossimi sinodi), smascherare e confutare il loro approccio è un compito urgente. La correzione, tuttavia, deve rimanere parte del più ampio lavoro evangelico di approfondimento della nostra vita di fede in Cristo. Chi conosce Lui e la vita che offre non si lascia facilmente fuorviare da giochi di parole e macchinazioni burocratiche.

Che cosa insegna allora la Chiesa riguardo a coloro che peccano con “colpevolezza attenuata” e come possiamo aiutarli a vivere il Vangelo?

Il peccato è intenzionale e quindi richiede conoscenza e libertà. La completa ignoranza o la totale costrizione eliminano quindi la colpa. Tuttavia, il danno – come ho sostenuto in una precedente rubrica – può naturalmente derivarne.

La colpevolezza rimane ovviamente quando non ci sono errori innocenti o pressioni. Se un atto pienamente colpevole è oggettivamente grave (cioè un peccato mortale), allora il peccatore ha personalmente tradito Dio in modo tale che Dio non abita più in lui.

Dio e il suo popolo continuano ad amare i peccatori mortali e a desiderare il loro ritorno alla comunione. Ma mentre sono separati da Cristo, sono in pericolo di perdita eterna e non possono partecipare pienamente alla vita del Corpo di Cristo, la Chiesa.

La “colpevolezza attenuata” si riferisce di solito ad azioni gravemente malvagie commesse con sufficiente conoscenza e libertà da costituire peccato, ma anche con la presenza significativa di inconsapevole ignoranza o pressione. In questi casi, il grado di malizia deliberata del peccatore nel tradire Dio è ridotto, forse così tanto che il reato può non costituire un allontanamento dalla comunione con Dio.

È essenziale notare che una minore colpevolezza non rende automaticamente un peccato mortale soggettivamente veniale. Può ancora rompere la comunione con Dio. Per esempio, la fornicazione commessa liberamente sotto l’influenza di un impulso imprevisto e potente di lussuria può rendere l’atto meno colpevole e malvagio di quello commesso con premeditazione. Ma entrambi sono peccati mortali.

Oggettivamente, anche i reati veniali possono essere commessi con una colpevolezza attenuata, ma restano venialmente peccaminosi. Questo perché ogni volta che sono presenti la conoscenza e la libertà c’è un certo grado di colpevolezza.

Condividere la vita di Cristo richiede che i peccatori rifiutino il male che colpevolmente commettono e che intendano onestamente non peccare mai più (mortalmente o venialmente). Alla luce della nostra natura decaduta, non ci si aspetta – né ci è permesso – di giurare che non peccheremo più. Dobbiamo invece affidarci a Dio e avere la ferma intenzione di non peccare più.

La catechesi e la guida spirituale troppo spesso trascurano il fatto che senza questo pentimento totale e questa determinazione fiduciosa, nessuno dei nostri peccati viene perdonato. Non possiamo aggrapparci deliberatamente ad alcuni di essi ed essere perdonati per altri.

Il motivo è semplice: è impossibile condividere la vita di Gesù se rifiutiamo di accettare la sua chiamata alla metanoia, alla trasformazione continua del nostro cuore, della nostra mente, del nostro corpo e della nostra anima. Ecco perché l'”Atto di contrizione” del penitente rifiuta esplicitamente tutti i peccati del passato (anche quelli dimenticati) e si impegna a evitare ogni peccato in futuro.

Rifiutare questo pentimento o questa risoluzione, consapevolmente e liberamente, anche in una questione altrimenti veniale, significa rifiutare deliberatamente Cristo e la sua chiamata. Tale ostinazione può costituire un peccato mortale. Questo evidenzia una verità centrale della fede cristiana: il nostro pericolo più grande non sono i peccati passati o futuri, ma il rifiuto di Dio e della sua misericordia. È l’unica cosa che può separarci eternamente da Lui.

Come tutti i peccatori, coloro che hanno una colpa attenuata devono riconoscere ciò che già sanno: in qualche misura hanno deliberatamente rifiutato Gesù e devono ora tornare a Lui con tutto il cuore. Di conseguenza, cercheranno di approfondire la conoscenza di Cristo e della sua vita. E persevereranno nell’affrontare le pressioni e i ripetuti fallimenti piuttosto che normalizzare un comportamento che sanno violare l’amore di Dio. I peccati sessuali non fanno eccezione, indipendentemente dal proprio “orientamento”.

Coloro che camminano su questa strada hanno bisogno di una compagnia radicata nella carità e nella verità che li guidi nel portare la croce con Gesù, trovando modi per rimuovere l’ignoranza e la pressione dove possibile, e confidando che Lui li riporti a casa sani e salvi. Altrimenti saranno sopraffatti e disorientati, con il rischio di incolpare o scusare falsamente se stessi.

Una parte vitale di questo “accompagnamento” pastorale è la conferma che l’azione e l’intenzione del peccatore erano effettivamente colpevoli (anche se attenuate). Ciò afferma e rafforza la coscienza e l’agenzia morale, rassicurando i peccatori che con Cristo sono in grado di conoscere e seguire il suo cammino.

L’obiettivo è portarli ad ammettere la loro colpa, a pentirsi dei loro peccati e ad approfondire la loro intimità con Gesù.

Non si tratta di “farisaismo”, ma di una risposta veramente compassionevole che prende sul serio l’ammissione di colpevolezza dei peccatori, li aiuta a liberarsi e cammina con loro nel Signore.

I nuovi moralisti, invece, permettono alle persone di rimanere nella loro colpa attenuata, trattandola come una mera venialità. Rassicurano falsamente con parole come “coscienza”, “affermazione” e “inclusione”. Tacciono sul danno fatto o sulla malizia che corrode il cuore di tutti coloro che peccano (anche senza piena colpevolezza).

In questo modo, sviano comodamente l’attenzione dei peccatori ammessi da Cristo e dalla sua libertà, non ripetendo la sua chiamata alla metanoia, alla fedeltà al Vangelo e all’osservanza di tutti i suoi comandi.

Questo non è il Vangelo. E non è una novità. È lo stesso stratagemma usato dal Serpente per tentare i nostri primi genitori. Che Dio protegga e liberi il suo gregge peccatore da pastori così “affermativi”.

Padre Timothy V. Vaverek, STD

 

Padre Timothy V. Vaverek, STD, è sacerdote della diocesi di Austin dal 1985 e attualmente è parroco della parrocchia di Assumption nella città di West. Ha studiato Dogmatica con particolare attenzione all’Ecclesiologia, al Ministero Apostolico, a Newman e all’Ecumenismo. Il suo nuovo libro è Come io ti ho amato: Riscoprire la nostra salvezza in Cristo (Emmaus Road Publishing).


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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