Ricevo e volentieri pubblico. 

 

Cecchetin - Concia - Valditara - Inquinamento
Cecchetin – Concia – Valditara – Inquinamento

 

 

di Giovanni Lazzaretti

 

8 dicembre 2023, Immacolata Concezione

9 dicembre 2023, San Juan Diego Cuauhtlatoatzin Veggente di Guadalupe

10 dicembre 2023, Madonna di Loreto

 

Samizdat dal paesello

Il patriarcato è un po’ come la CO2

 

Che differenza c’è tra Taglio Laser e Samizdat? Non lo so più bene neanch’io.

Un tempo c’era solo Taglio Laser. Quando cominciai a scrivere la Piccola Storia della Pandemia (arrivata a 6 puntate, poi bloccata dall’inizio della guerra d’Ucraina), affiancai i Samizdat che volevano essere testi brevi, 2 pagine.

Nel 2022 comincio ogni tanto a sfondare alle 3 o 4 pagine. Nel 2023 ho mollato gli ormeggi e sono diventati lunghi anche i Samizdat.

Diciamo che “mediamente” i Samizdat sono più corti dei Taglio Laser.

Ma diciamo anche che scrivo i Taglio Laser quando mi sembra che il testo scritto sia compiuto, e che non dovrò riprenderlo alla puntata successiva.

Parto invece con un Samizdat quando penso, o temo, di dover riprendere l’argomento. (Stavolta addirittura ho dovuto aggiungere un paragrafo in corso d’opera).

Avevo anche pensato di dividerlo in due parti. Ma poi ho detto «no»: ho bisogno di “sgravarmi”.

 

FRANCO PRODI, UN GRAZIE AL CIRCOLO FRASSATI

Sono davvero grato al Circolo Piergiorgio Frassati di Correggio per aver invitato Franco Prodi per una conferenza.

Un conto è leggere un suo testo o una sua intervista, un altro conto è ascoltare una corposa lezione di fisica nella quale non sempre capisci tutto, ma comprendi il punto chiave: la meteorologia non è il clima.

Sulla meteorologia abbiamo delle equazioni.

Sono equazioni che vanno risolte con metodi numerici al calcolatore e sono equazioni che hanno una forte dipendenza dalle condizioni iniziali: questo combinato fa sì che la previsione progressivamente “degradi”, ossia perda la sua affidabilità, man mano che ci si allontana dalle condizioni iniziali (l’inevitabile errore sulle condizioni iniziali si amplifica aumentando la distanza temporale).

Però, che diamine, la festa dei “Ciccioli in piàsa” nel mio paese viene confermata o annullata basandosi su quelle previsioni: a distanza di pochi giorni l’uso pratico della previsione meteorologica è affidabile. O meglio, qualunque altro criterio decisionale sarebbe peggiore.

Ma se voglio sapere oggi come sarà l’estate ad Andalo, è meglio lasciar perdere. Le equazioni non ci sono. Allungando i tempi si passa da previsioni meteorologiche a valutazioni climatiche, che sono un’altra cosa e per le quali siamo ancora “all’infanzia”.

La sparata usuale è che il 98% del riscaldamento del pianeta dipende da noi, e che su questo fatto sono d’accordo il 97% degli scienziati. A parte che Prodi descrive il livello di alcuni di questi “scienziati”, non è vero né l’uno né l’altro dato(1).

Innanzitutto il riscaldamento è quello che è: 0,7 gradi per secolo negli ultimi 200 anni. Poi le equazioni non ci sono. Ci sono modelli matematici fallaci ai quali si può far dire qualunque cosa, e che non sono in grado, ad esempio, di descrivere correttamente il clima a ritroso nel tempo.

«Affermare che il riscaldamento di 0,7 gradi per secolo è dovuto al 98% da un’origine antropica è erroneo».

«E allora quale è la percentuale?» ha chiesto un signore del pubblico.

Risposta dello scienziato Franco Prodi: «Non lo so».

Non lo sa non perché sia ignorante, ma perché nessuno può saperlo. Sarebbe ridicolo affermare che un’incidenza dell’uomo non esiste, ma stimare quanto sia questa incidenza è attualmente impossibile.

 

LA CO2 – CAUSA INESISTENTE DI UN PROBLEMA INESISTENTE

Commento adesso la conferenza di Prodi con parole mie.

«Poiché nessuno può conoscere l’incidenza antropica sul riscaldamento terrestre, chiunque affermi di conoscerla e chiunque affermi di prevedere il riscaldamento futuro, è un uomo pericoloso. Soprattutto se utilizza queste affermazioni per guidare scelte politiche, energetiche e tecnologiche».

In cima alla lista degli uomini pericolosi ci metto Antonio Guterres, segretario ONU, visto il suo fresco intervento al Cop28 dove parla di evitare l’incendio del pianeta.

«I segni vitali della Terra stanno venendo meno: emissioni record, incendi feroci, siccità mortali e l’anno più caldo di sempre. Siamo a chilometri dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi e a pochi minuti dalla “mezzanotte” per il limite di 1,5 gradi. Ma non è troppo tardi. Potete prevenire lo schianto planetario e l’incendio. Abbiamo le tecnologie per evitare il peggio del caos climatico, se agiamo ora. Abbiamo bisogno di leadership, cooperazione e volontà politica. E ne abbiamo bisogno adesso. Il nostro mondo è ineguale e diviso».

L’anno più caldo di sempre. Non può dirlo. Perché con il clima siamo all’infanzia, e la temperatura media del pianeta è frutto di pochi punti di misurazione + un colossale modello matematico (fallace).

Siccità mortali. Certo. Ma ci sono due modi per affrontare la siccità.

La prima modalità di approccio è quella pazzesca.

  • La siccità è colpa del riscaldamento globale.
  • Il riscaldamento globale è colpa della CO2
  • Riducendo la CO2 sistemeremo il clima.
  • E ci sarà pioggia per tutti.

Un ragionamento da folli.

  • Non sai se c’è riscaldamento globale
  • Se anche ci fosse, non sai se sia benefico o malefico
  • Se anche fosse malefico, non sai se dipende dalla CO2
  • Se anche dipendesse dalla CO2, non sai cosa potrai ottenere facendo micro-aggiustamenti (le auto elettriche sono un micro-aggiustamento) in una piccola parte del pianeta
  • Se anche realizzassi al top questi aggiustamenti, non sai che effetto avrebbero sulle piogge.

La seconda modalità di approccio è quella pragmatica del Colonnello Gheddafi.

  • La popolazione della Libia ha carenza d’acqua.
  • L’acqua c’è nelle profondità del deserto.
  • Portare questa acqua sulla costa comporta 4.000 km di mega-acquedotti, costo 25 miliardi di dollari.
  • Poiché so come si produce il denaro, finanzio l’opera senza indebitarmi di 1 dollaro.

Se tutto ciò che si sta investendo per “debellare” la CO2 venisse investito per portare acqua alle popolazioni, il problema della siccità sarebbe risolto da tempo.

Povera CO2. Causa inesistente di un problema inesistente.

Lo sottolineo ancora, a costo di essere pedante: il riscaldamento globale è un problema inesistente. Guardate come lo riassume Guterres nel brano citato prima.

  • Emissioni record: sempre che sia vero, non c’è nulla che ci dica che queste emissioni abbiano effetti sul clima. A meno che Guterres non parli di emissioni inquinanti: allora sarebbe una benemerita lotta all’inquinamento, non una lotta al riscaldamento globale (la CO2 non è un inquinante).
  • Incendi feroci: gli incendi avvengono ad opera di piromani, anche in estati normali. Si combattono col controllo del territorio, con l’abbondanza di personale formato al controfuoco, con l’ampia disponibilità delle attrezzature di spegnimento, con la corretta manutenzione (che comporta anche l’eliminazione di parti altamente infiammabili tramite fuoco preventivo), con la creazione di fasce parafuoco, eccetera.(2)
  • Siccità mortali. Vedi sopra. L’insipienza di Guterres a fronte della sapienza di Gheddafi.
  • L’anno più caldo di sempre. La solita bugia costruita su un modello matematico che “parla” nel modo in cui vogliono i potenti. Inoltre “caldo” non equivale a “incendi”, “caldo” non equivale a “siccità”.

Comunque qualche saggio c’è ancora in giro per il mondo. Al Jaber, ad esempio.

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Alla Cop28 di Dubai diventano un caso le parole di Sultan Al Jaber, presidente della delegazione organizzatrice dell’evento. Il politico emiratino, infatti, si è espresso contro l’eliminazione dei combustibili fossili, uno degli obiettivi del summit, sostenendo che questo significherebbe «un ritorno al tempo delle caverne». «Affermazioni assolutamente preoccupanti e sull’orlo del negazionismo climatico», le ha definite il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Le affermazioni sono state riportate dal Guardian e dall’organizzazione di giornalismo investigativo Centre for Climate Reporting, e sarebbero state pronunciate nel corso di una sessione dei lavori. «Nessuna scienza dimostra che un’uscita dai combustibili fossili è necessaria per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi sopra i livelli pre-industriali», ha sostenuto Al Jaber, aggiungendo che seguire quella strada non permetterebbe di perseguire uno sviluppo sostenibile: «A meno che – ha proseguito – qualcuno non voglia riportare il mondo indietro all’era delle caverne».

Al Jaber, inviato speciale degli Emirati Arabi per la lotta ai cambiamenti climatici, è da tempo nel mirino degli ambientalisti, e non solo, che lo accusano di conflitto di interessi, essendo il numero uno di Adnoc, la compagnia petrolifera statale. (RaiNews)

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Patetico il finale di questa notiziola di RaiNews: “conflitto di interessi”. Le bugie climatiche sono tutte create ad arte per consentire un flusso sterminato di denaro verso direzioni ben precise, nel più colossale e occulto conflitto d’interessi della storia.

Il conflitto di interessi di Al Jaber viceversa non ha niente di oscuro, è del tutto palese: lui vende petrolio e ha perfettamente ragione sul fatto che l’accantonamento del petrolio sarà il tracollo di una fetta dell’umanità. Sarebbe buffa che uno, perché vende petrolio, dovesse cessare dal ragionare correttamente.

 

NARRAZIONI FANCIULLESCHE E PREPARAZIONI MEDIATICHE

Devo dirlo ancora una volta? Ma, forse, “repetita iuvant”.

Il sistema mediatico è in grado di produrre solo narrazioni fanciullesche. E desidera produrre solo narrazioni fanciullesche.

Chi ragiona e chi dissente è un “alieno” che rovina lo spettacolo.

C’è un problema (vero o inventato) + c’è una causa facile facile + c’è una pletora di specialisti del “bla bla” che hanno già capito tutto dal primissimo istante + c’è il popolo che va al seguito senza obiettare, perché informarsi e studiare è troppo faticoso.

  • Clima-colpa-CO2.
  • Covid-ci-vuole-vaccino.
  • Ucraina-democratica-Putin-cattivo.
  • Hamas-cattivo-Israele-diritto-difesa.
  • Femminicidi-colpa-patriarcato.

Queste narrazioni al contempo sono fanciullesche e sono colossali, nel senso che mettono in campo una macchina mediatica solidale e onnicomprensiva (i cosiddetti “editori responsabili”, per usare un’espressione emersa durante il covid), che espelle via via ogni dissidente oppure lo condanna all’irrilevanza.

La gente pensa che la narrazione nasca dai fatti, ma non è così.

La narrazione ATTENDE i fatti.

Ossia la narrazione è già pronta, i grandi capi dei media sono preparati e allertati, sanno già cosa devono fare e dire, e attendono solo la parola d’ordine che dia il via al tutto.

A meno che non pensiate che tutti i media si siano messi a parlare di “patriarcato” a seguito delle parole di Elena Cecchettin.

Il sistema mediatico attendeva l’evento. Quale evento? Un “femminicidio” mediaticamente gestibile, con una famiglia disposta a fare la sua parte mediatica attiva.

 

LA DIFFERENZA TRA GIULIA E GIULIA

Non tutti i cosiddetti femminicidi sono in grado di far partire un’ondata emozionale nazionale.

Supponete che venga uccisa una signora che sta con tre uomini contemporaneamente. Tutta la pietà possibile per la vittima, ma non troverete 10.000 persone al suo funerale.

Ma neanche il freschissimo delitto estivo di Giulia Tramontano era gestibile.

Il fatto che Giulia Tramontano fosse incinta complicava le cose, ti toccava parlare anche dell’omicidio del bambino. Poi l’assassino aveva un’amante, per cui non era un’uccisione per “possesso patriarcale” ma per “eliminazione del fastidio”. Poi la famiglia era riservata e piangeva dal dolore.

Il risultato del funerale è quello descritto da Fabio Jouakim su Il Mattino, 12 giugno 2023. Cerimonia privata, 600 persone fuori chiesa.

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Questo l’incipit dell’articolo.

Una dolce e insieme straziante lettera dall’altare affidata alle parole della sorella Chiara, che tocca l’animo e lascia gli occhi lucidi ai tanti familiari e amici che gremiscono la chiesa di Santa Lucia a Sant’Antimo. L’addio a Giulia Tramontano, 29 anni, incinta di sette mesi del suo Thiago e uccisa dal compagno, è doloroso e insieme composto, con una cerimonia in forma privata come disposto dalla famiglia.

La città rispetta la volontà e non assedia la chiesa, ma si raccoglie silenziosa davanti alla parrocchia di via Roma già molto prima dell’inizio della cerimonia, prevista alle 15. Saranno oltre seicento le persone che poi alle 16, all’uscita del feretro, faranno scoppiare un lungo applauso, indosseranno magliette bianche con su scritto «L’amore non può fare male, Giulia e Thiago sarete sempre con noi» e lanceranno in cielo palloncini bianchi e azzurri, oltre alle tante persone che saluteranno il feretro dai balconi o dal bordo della strada, nel breve percorso tra la chiesa e l’abitazione dei Tramontano.

E questo il finale.

Dai balconi piovono petali, nel silenzio sospeso si sente solo il sommesso e disperato lamento di mamma Loredana: «Figlia mia, è terribile». A sorreggerla il marito Franco e la figlia Chiara, affiancata dal fratello Mario. L’ultima carezza alla bara, un grazie sussurrato ai vicini, poi la famiglia si dirige verso il cimitero di Sant’Antimo, dove Giulia verrà sepolta.

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Giulia Tramontano non poteva che essere archiviata. Non serviva allo scopo.

Giulia Cecchettin invece era in grado di produrre il boato mediatico. Immagini dolcissime, uccisione senza motivo se non il “possesso”, famiglia dai nervi controllati, disposta a esporsi mediaticamente e in modo plurigenerazionale.

Carla Gatto, la nonna, aveva pronto il suo nuovo libro dal titolo “Emma è una ragazza del Sud”. «Un libro che racconta la storia di una società patriarcale in cui una donna riesce finalmente a ribellarsi», scrive uno degli infiniti articoli sul tema. Doveva uscire nella “Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne”, 25 novembre. Ha dovuto rinviare di qualche giorno.

Gino Cecchettin, il padre, fa un discorso familiare e al contempo politico al funerale della figlia. Lo vedremo più avanti.

Elena Cecchettin, la sorella, esce con la frase sul patriarcato, quasi subito. Insiste con la definizione di Turetta non come “mostro”, ma come “figlio sano”: «I “mostri” non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro». «Il femminicidio è un omicidio di Stato, perché lo Stato non ci tutela, perché non ci protegge. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere. Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’amore non è possesso. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno».

Davide Cecchettin, il fratello, sta invece defilato. Mediaticamente sparisce subito.

Questo significa che Carla, Gino e Elena non soffrono? No, soffrono atrocemente. Ma la loro sofferenza ha un’esplicita valenza politica, utilizzabile mediaticamente. Mentre il pianto di Loredana, mamma di Giulia Tramontano, non è utilizzabile.

“Utilizzabile” per cosa? Per fare audience? No, per qualcosa di più pesante.

 

DA DOVE NASCONO I COSIDDETTI FEMMINICIDI

Il femminicidio è un problema? È un problema come i cambiamenti climatici: un problema inesistente. Se l’affermazione vi sembra eccessiva, vado a spiegarmi.

Innanzitutto riportiamo la situazione ai numeri reali: quelli che vengono chiamati femminicidi sono stati 40 nel 2023, non 105 come recitato coralmente dai media. Non bisogna confondere gli omicidi di donne con i femminicidi(3).

40 sarebbero sempre tanti. Ma sono ancora pochi se ci confrontiamo con altre società più “emancipate”(4).

La sintesi è questa:

  • i cosiddetti femminicidi sono nella quasi totalità delitti da abbandono sessuale e/o da instabilità familiare;
  • sono delitti distruttivi e autodistruttivi; l’autore a volte si suicida; a volte uccide e chiama lui stesso i carabinieri; e in ogni caso, non avendo le malizie del criminale incallito, sa che verrà presto individuato, processato e punito; rarissimi i casi di uccisioni fatte “con arte” (uccidere senza essere individuato);
  • sono i frutti maturi di una società ipersessualizzata, che ha fatto dello sfascio familiare e della sparizione del padre una sorta di obiettivo di “libertà”.

Pensare di far cessare questo genere di delitti con una “educazione” fatta dagli stessi che hanno creato il problema, è follia.

È un po’ come il debito pubblico. Pensare di risolvere il problema del debito utilizzando le ricette neoliberiste che l’hanno generato è una contraddizione in termini.

Se vuoi fare cessare i femminicidi, devi andare in controtendenza.

Se la società spinge verso l’ipersessualizzaione, la distruzione della famiglia e la sterilità, occorre fare formazione in senso opposto. Rapporti sessuali differiti nel tempo, fertilità anticipata, in un contesto di stabilità familiare.

Un’educazione all’affettività dovrebbe far balenare sommessamente che ci si mette insieme per sposarsi, massimo atto di rispetto dell’uomo per la donna. E della donna per l’uomo.

Invece la società che vogliono creare è quella descritta dalla scrittrice Raffaella Silvestri nell’articolo intitolato “Filippo Turetta era un grandissimo sfigato. E Giulia Cecchettin meritava di essere libera”.

Questo un brano della Silvestri.

«Turetta era uno sfigato di cui però Giulia sentiva di doversi prendere cura, perché nessuno ancora oggi insegna a noi donne che abbiamo diritto a seguire il nostro desiderio, e se non desideri più un uomo lo lasci, quello che succede a lui dopo, tutti gli psicodrammi di lui non sono responsabilità nostra.»

Giri di parole per dire quello che un tempo era descritto con una parola sola: “seguire il nostro desiderio” è un vizio capitale, si chiama “lussuria”. Lussuria che un tempo era appannaggio principalmente dei maschi perché quanto meno le donne erano frenate dalle conseguenze. Adesso, con contraccezione e aborto, la lussuria è un “bene di consumo” disponibile a tutti e a tutte.

Il problema è che la Silvestri non è consapevole di come funzionano gli uomini.

Tu puoi dire che, a seguito dell’abbandono, «gli psicodrammi di lui non sono responsabilità nostra». Ma gli psicodrammi ci sono lo stesso. E se ho 50.000 abbandoni sessuali l’anno (500 per provincia, mi sembra una cifra sensata), un po’ di psicodrammi che STATISTICAMENTE sfociano in tragedia li dobbiamo dare per scontati.

«Ma tu come fai a sapere che tra Filippo Turetta e Giulia Cecchettin c’erano stati rapporti lussuriosi?»

Infatti non lo so, ma ha qualche importanza? Innanzitutto c’è tutta l’area del pensiero. In una società ipersessualizzata STATISTICAMENTE stare insieme significa avere rapporti. Se non li hai, c’è comunque STATISTICAMENTE il pensiero che potresti averli («Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore», diceva quel Tale).

A meno che non pensiate che il possesso di Giulia da parte di Filippo fosse come il possedere un maglione o un orologio. Allora dategli l’infermità mentale e chiudete il caso.

A me non interessa sapere come erano i rapporti tra Filippo e Giulia. Mi interessa invece l’uso che il sistema mediatico e la politica fanno di questo delitto.

 

ALLA FINE, QUALE SARA’ L’ESITO DELL’OMICIDIO DI GIULIA CECCHETTIN?

Da una parte si vogliono indurre maschi e femmine alla lussuria permanente. STATISTICAMENTE molti rapporti uomo-donna si svolgono così.

Dall’altra parte si pretende che non ci siano psicodrammi in questo “prendi & lascia” liberalizzato.

I cosiddetti corsi di affettività sono consoni a questo progetto assurdo.

Quando va bene sono corsi di educazione tecnica alla sterilità.

Quando va male sono corsi di induzione alla perversione.

I pochi che sanno fare veri corsi di affettività (quanto meno spiegare i termini: amare non significa scopare) vengono prima emarginati, poi espulsi dalla scuola.

Grazie all’emotività indotta dall’omicidio Cecchettin ecco spuntare dal cilindro del ministro Valditara due cose.

La prima

Valditara ha mandato una circolare (è arrivata anche alla nostra scuola materna) in cui invita le scuole a meditare sul discorso di Gino Cecchettin al funerale. E Cecchettin ha detto, tra l’altro, queste cose.

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«La scuola ha un ruolo fondamentale nella formazione dei nostri figli. Dobbiamo investire in programmi educativi che insegnino il rispetto reciproco, l’importanza delle relazioni sane e la capacità di gestire i conflitti in modo costruttivo per imparare ad affrontare le difficoltà senza ricorrere alla violenza.

La prevenzione della violenza di genere inizia nelle famiglie, ma continua nelle aule scolastiche, e dobbiamo assicurarci che le scuole siano luoghi sicuri e inclusivi per tutti.

Alle istituzioni politiche chiedo di mettere da parte le differenze ideologiche per affrontare unitariamente il flagello della violenza di genere. Abbiamo bisogno di leggi e programmi educativi mirati a prevenire la violenza, a proteggere le vittime e a garantire che i colpevoli siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Le forze dell’ordine devono essere dotate delle risorse necessarie per combattere attivamente questa piaga e degli strumenti per riconoscere il pericolo.

Ma in questo momento di dolore e tristezza, dobbiamo trovare la forza di reagire, di trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento.

La vita di Giulia, la mia Giulia, ci è stata sottratta in modo crudele, ma la sua morte, può anzi DEVE essere il punto di svolta per porre fine alla terribile piaga della violenza sulle donne.»

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Difficile trovare un discorso più “politicamente corretto” di questo.

L’educazione scolastica come soluzione. L’uccisione di Giulia come innesco emotivo (DEVE. Perché DEVE? Perché non con Giulia Tramontano?). «Flagello della violenza di genere» come se fosse la grandine, e non il frutto maturo della società ipersessualizzata.

«Mettere da parte le differenze ideologiche». Ma non c’è nessuna differenza ormai tra destra e sinistra riguardo alla società ipersessualizzata.

 

La seconda.

Valditara ha fatto il salto di qualità dai “corsi di affettività” alla “educazione alle relazioni”.

Potete scommettere a occhi chiusi che diventerà come l’educazione civica: un’educazione obbligatoria che non avrà bisogno delle firme autorizzative dei genitori, e che incastrerà anche la scuola paritaria. Speriamo ci sia una ferma reazione da parte dei genitori.

Questa la mossa di Valditara, secondo la descrizione fatta da “La tecnica della scuola”.

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«Sarà Anna Paola Concia, già deputata del PD fra il 2008 e il 2013, a coordinare il gruppo di lavoro sul tema della “educazione alle relazioni” che il ministro Valditara ha deciso di avviare. La scelta sta facendo discutere non poco sia per la collocazione politica della Concia sia per la dichiarata appartenenza alla comunità LGBT.

La stessa ex parlamentare, che dal 2019 è anche coordinatrice del comitato organizzatore di Didacta Italia, ha dichiarato che con Valditara c’è un’ottima intesa e anche il Ministro ha parlato di “affiatamento”.

A collaborare al progetto sono state chiamate anche Suor Anna Monia Alfieri, molto nota per le sue battaglie a favore della scuola paritaria, e Paola Zerman, giornalista pubblicista e Avvocato dello Stato.

Il “trio” di esperte dovrà predisporre un piano di interventi da realizzare nelle scuole e avrà a disposizione un budget di 15 milioni di euro.»

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Ecco, Valditara ha “ubbidito” a Cecchettin, accantonando le “differenze ideologiche”. Oppure Cecchettin ha fatto l’assist a Valditara, vedete voi.

La presenza di Anna Paola Concia (che al tempo dell’ultimo governo Berlusconi “rieducò” il ministro Mara Carfagna) ci dà la sicurezza della gestione LGBTQI+ sulla “educazione alle relazioni”, la presenza di suor Anna Monia Alfieri incastrerà anche le scuole paritarie, la presenza della Zerman speriamo non abbia lo stesso peso del Popolo della Famiglia per la quale fu candidata.

In ogni caso il percorso è partito. Il delitto Cecchettin è stato mediaticamente simile all’11 settembre 2001, che portò all’invasione dell’Afghanistan.

Valditara non avrebbe mai potuto portare la Concia in quel ruolo, se non sostenuto da un onda emozionale nella quale anche lui e Cecchettin sono co-autori.

 

ABOLIRE IL “PATRIARCATO” È COME ABOLIRE LA CO2

Così, con l’apporto decisivo del ministro Valditara, la narrazione fanciullesca si consolida. A Natale Giulia Cecchettin sarà già completamente dimenticata, mentre la “educazione alle relazioni” marcata Anna Paola Concia (sposata in Germania con una criminologa tedesca) resterà in vita.

Così educheremo i ragazzi all’abolizione della mentalità patriarcale al fine di scongiurare i femminicidi.

È esattamente come l’azzeramento della CO2: attaccare una causa inesistente, per risolvere un problema inesistente. Inesistente perché irrisolvibile stante l’attuale modello di società.

Azzereremo la CO2 come vuole la finanza internazionale per i suoi sporchi progetti. E il clima continuerà a fare quel che gli pare, alternando periodi caldi e freddi, guidati da forze immani che conosciamo appena e che non possiamo assolutamente controllare.

Aboliremo il “patriarcato” e creeremo maschietti educati e garbati, capaci di essere scelti e scaricati dalla femmina di turno, tenendo per sé i propri psicodrammi. E ci troveremo con sempre più donne ammazzate, per motivi sempre più futili, perché gli psicodrammi non esplodono in tutti, ma STATISTICAMENTE in alcuni certamente esplodono. Più “prendi & lascia”, più psicodrammi nelle menti e nei cuori, più esternazioni violente. È semplice statistica.

Sarà così finché non ritorneremo a una società casta. Scrivo nel giorno dell’Immacolata Concezione per puro caso. O forse non per caso.

 

NOTA FINALE. Se pensate che nel caso Turetta-Cecchettin ci sia qualcosa che non quadra, avete perfettamente ragione. Gli inquirenti hanno di certo tutto più chiaro dopo 9 ore di interrogatorio di Turetta. Ma mediaticamente la ricostruzione dei fatti è disastrosa. Ne parleremo, a Dio piacendo, la prossima volta.

 

CHIUSO L’ARTICOLO, LO DEVO SUBITO RIAPRIRE

Revisionato, limato, chiuso il testo, l’ho dovuto subito riaprire. È arrivata la notizia che Valditara ha abolito le tre garanti.

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(ANSA) – ROMA, 09 DIC – «Dal momento che la scuola italiana ha bisogno di serenità e non di polemiche, ho deciso di non attivare l’incarico di garanti del progetto ‘Educazione alle relazioni’ a suor Monia Alfieri, Paola Concia e Paola Zerman. Rinnovo loro i ringraziamenti per la disponibilità e la generosità dimostrate».

Lo afferma il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. «Il progetto ‘Educare alle relazioni’ andrà avanti senza alcun garante. Nel suo svolgimento concreto si continuerà il dialogo con le associazioni rappresentative dei genitori, dei docenti e degli studenti», conclude il ministro. (ANSA).

***

Bella notizia? Certo, bella notizia. Ma secondaria. Ricordiamoci che il progetto “Educare alle relazioni” va avanti, e il pericolo sta proprio nel progetto.

  • Si fa entrare nelle scuole un progetto unitario pilotato dall’alto (e non quindi i soliti corsi di affettività scelti dalle singole scuole).
  • Semmai rendi “Educare alle relazioni” un percorso solo facoltativo, visto che sei il governo “di destra”.
  • Poi cambia il governo e, col progetto già fatto e installato, rendi “Educare alle relazioni” un percorso obbligatorio, dove i genitori non avranno alcun controllo autorizzativo.

Del resto, se avete dubbi, leggete la Schlein, segretaria PD.

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«Sono passati pochi giorni dai funerali di Giulia Cecchettin e non abbiamo dimenticato, perché risuonano nelle nostre orecchie, le parole di suo padre che chiamano alla responsabilità tutte le istituzioni e le forze politiche per lavorare sulla prevenzione – commenta la segretaria del Pd, Elly Schlein, arrivando alla fiera di “Più libri più liberi” – Invece abbiamo visto altra violenza di genere altri femminicidi, altri stupri.

È urgente rendere obbligatoria l’educazione all’affettività e al rispetto delle differenze in tutti i cicli scolastici, coinvolgendo le competenze e i centri antiviolenza. Questa è la strada per cui ci preoccupa vedere che il ministro Valditara nomina dei garanti, per i suoi progetti solo facoltativi, e poi non è in grado nemmeno di andare avanti su quei progetti.

Noi continuiamo a confermare la nostra disponibilità a lavorare insieme su una legge che renda obbligatoria in tutti i cicli scolastici l’educazione all’affettività e al rispetto delle differenze. Dobbiamo intervenire prima che si radichi quell’idea violenta e criminale di un possesso, di un controllo, sul corpo, sulla vita delle donne.»

***

Più chiara di così…

Mi sembra di vedere in atto una sorta di teatrino. Tutti vogliono introdurre questa “Educazione alle relazioni”. Ma non può farlo “la destra”, e così fai il teatrino.

  • Cecchettin fa il suo discorso politico sull’onda delle emozioni.
  • Valditara raccoglie l’assist e dà il via al progetto.
  • Volutamente la spara grossa chiamando la Concia.
  • Di fronte alle proteste “di destra” fa pronta retromarcia.
  • La sinistra fa le sue lamentele.
  • Noi (mi ci metto anch’io) siamo soddisfatti per una micro-vittoria.
  • Ma intanto il progetto resta: imbastito da destra, verrà rifinito dalla sinistra a tempo opportuno.

Ma perché ci tengono tanto a ‘sto progetto? Forse perché ci sono soldi in ballo, forse per acquiescenza di fronte alla mitica NextGenerationEU. Ricordiamoci che NextGenerationEU ha 5 motti: Più verde // Più digitale // Più sana // Più forte // Più egualitaria. E il motto “Più egualitaria” è descritto così.

***

«Da Nord a Sud, da Est a Ovest, sogniamo un’Europa che funzioni per tutti. Vogliamo che tutti i cittadini europei abbiano pari opportunità, a prescindere dal luogo in cui vivono, e vogliamo celebrare la diversità in ogni sua forma.

Con NextGenerationEU: lotteremo contro il razzismo e la xenofobia // promuoveremo l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile // proteggeremo i diritti della comunità LGBTQI+ e combatteremo la discriminazione // rafforzeremo il diritto dell’UE affinché giunga a contemplare tutte le forme di incitamento all’odio e di reati generati dall’odio.»

***

Tutto chiaro? Come Giorgetti non può fare nulla di nOmismatico, così Valditara non può che adeguarsi all’andazzo del “celebrare la diversità”.

La “Educazione alle relazioni” non è stata inventata dopo il delitto Cecchettin. Era già pronta, e semplicemente ATTENDEVA un delitto tipo Cecchettin per prendere il largo. Il delitto Cecchettin è uno spartiacque, come dice Paola Concia.

«Credevo davvero che l’orribile femminicidio di Giulia Cecchettin avesse segnato uno spartiacque. Sono molto amareggiata, volevo dare una mano al nostro Paese. Non abbiamo fatto una bella figura. Giulia non meritava uno spettacolo del genere. Valditara mi ha chiamata prima di rendere nota la sua decisione mi ha detto che c’erano state pressioni da parte della maggioranza che lui non può eludere».

Giulia non meritava uno spettacolo del genere…

A Giulia non gliene frega niente della “Educazione alle relazioni”, della Concia, di Valditara e di suor Alfieri. Ha bisogno solo di Messe di suffragio.

 

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

NOTE

  • 1) (da Il Sussidiario) A forza di sentir citare quel “97% di consensi” rispetto all’origine antropica del cambiamento climatico, Franco Battaglia ha deciso di indagare l’origine del dato. Spiega che, dopo alcune ricerche, sarebbe giunto ad un articolo pubblicato nel 2013 ed intitolato “Valutazione quantitativa del consenso sul riscaldamento globale antropogenico nella letteratura scientifica” che reca la firma di John Cook ed altri 8 autori.

Leggendo, però, avrebbe scoperto che il 97% è solamente parte del dato effettivo, che è in realtà molto più basso. L’abstract dell’articolo, spiega Franco Battaglia, riporta che gli hanno autori hanno analizzato «l’evoluzione del consenso scientifico sul riscaldamento globale antropogenico (Rga) esaminando 11.944 articoli. Abbiamo trovato che il 66.4% non riferiscono di origine antropogenica. Il 32.6% ha nominato l’origine antropogenica, lo 0.7% l’ha negata e lo 0.3% era incerto. Tra gli abstract che hanno preso posizione su Rga, il 97.1% hanno concordato che le attività umane stanno causando il riscaldamento».

Insomma, Franco Battaglia ne evince che «quello del 97% è un colossale abbaglio. Non dell’articolo, ma di chi lo riporta», che ometterebbe il fatto che il 97% degli scienziati è selezionato tra il 32% di quelli che riporta come origine quella antropica, come a dire che sono d’accordo con le loro precedenti analisi (se non per uno scarso 3% che avrebbe, evidentemente, cambiato idea).

  • 2) L’argomento mi ha incuriosito; ero rimasto fermo al concetto di “o intercetti il piromane, o l’incendio parte”. Non immaginavo quante cose si possono fare preventivamente per rendere un bosco “poco incline all’incendio” e meglio trattabile col controfuoco.
  • 3) (da Padova Oggi) «I femminicidi in Italia sono 40. Gli omicidi di donne sono 105, ma il femminicidio è l’omicidio di una donna per motivi di genere. E i femminicidi sono 40». Sono le dichiarazione rese dal Prefetto Francesco Messina, in occasione di un appuntamento dedicato al superamento della violenza di genere in collaborazione con l’Università.
  • 4) Ho scaricato il Global Gender Gap Report 2023 del World Economic Forum (una “sicurezza” dal punto di vista del politicamente corretto). Se confrontate la classifica della “parità di genere” con la classifica dei “femminicidi” per 100.000 abitanti in Europa, troverete una serie di paesi “emancipati” dove le donne vengono ammazzate ben più che in Italia. E in ogni caso confrontando le due classifiche l’unica risposta sensata è «non esiste correlazione»: migliorare la parità di genere non influisce in alcun modo sul numero di femminicidi.

Si scoprono anche altre cose interessanti. Ad esempio che la parità di genere è ben realizzata in Nicaragua (7° posto su 146 nazioni) e Namibia (8° posto). Immagino che le emarginate donne italiane (79° posto) desiderino ardentemente trasferirsi in Nicaragua o in Namibia.

 


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