di Lucia Comelli
Il Parlamento francese ha bocciato il suicidio assistito, approvando un emendamento a favore del diritto dei cittadini ad essere sollevati dalla sofferenza senza essere uccisi: un esempio anche per l’Italia, che si appresta a discutere del fine vita.
Nell’imminenza della votazione, i vescovi del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Francese (CEF) hanno pubblicato, la scorsa settimana, una nota di condanna del disegno di legge in questione dal titolo eloquente: “Non si cura la vita dando la morte”.
Martedì, alla vigilia della discussione, il card. Jean-Marc Aveline, presidente della Conferenza Episcopale Francese, ha chiesto in un video online ai senatori di sostenere la legge sulle cure palliative e di respingere quella sul suicidio assistito: “Quando guardiamo ad altri Paesi in cui sono state approvate leggi simili, le clausole restrittive inizialmente introdotte tendono a scomparire piuttosto rapidamente: questo approccio non è in linea con la dignità dell’umanità”.
Mercoledì 21 gennaio, il Senato, ha iniziato a discutere a Parigi due proposte di legge: una sulle cure palliative, l’altra sulla legalizzazione del suicidio assistito e dell’eutanasia: nel tardo pomeriggio, inaspettatamente, ha bocciato l’articolo 4, che disciplinava l’assistenza medica al suicidio, approvando un emendamento che introduce, all’opposto, il diritto per i cittadini al: “miglior sollievo possibile per il dolore e la sofferenza, senza alcun intervento volontario con l’intento di causare la morte o aiutare a morire”.
Con il voto è naufragata la proposta ‘storica’ di legge sul fine vita, voluta fortemente dal Presidente Macron, che l’Assemblea nazionale (la Camera bassa) aveva approvato a larga maggioranza il 27 maggio del 2025. Il rifiuto dei parlamentari – come ha mostrato il dibattito in aula – nasce anzitutto dalla consapevolezza del pericoloso precedente che la riforma avrebbe introdotto nella legislazione francese e dalla preoccupazione per le possibili conseguenze sociali a danno dei cittadini più fragili, come anziani e disabili, che rischiavano di sentirsi un peso e quindi di venir spinti a ‘togliere il disturbo’.
La bocciatura della Camera alta non è stata casuale, ma esprime l’ampio sostegno popolare in Francia a tutelare la vita: quello che, domenica 19 gennaio, ha portato nelle strade parigine oltre 10mila all’annuale Marcia per la Vita. Dal palco la portavoce dell’iniziativa, Marie-Lys Pellisier, ha ribadito l’urgenza di investire davvero nelle cure palliative, invece di offrire ai malati terminali l’assistenza medica per morire, perché: quando la morte diventa una soluzione, l’accompagnamento perde senso, risorse e priorità’ (clicca qui).
Quanto accaduto a Parigi pone interrogativi importanti anche per il nostro Paese: se in una Nazione storicamente laica e progressista come la Francia si è arrivati a questo risultato, a maggior ragione ciò dovrebbe essere possibile anche e soprattutto in Italia, governata da una maggioranza di centrodestra.
Il nostro Parlamento riprenderà in effetti a breve la discussione sulla legge Zanettin-Zullo, proposta proprio da alcuni parlamentari del centro destra, da cui tuttavia la premier Giorgia Meloni, in una conferenza stampa (12 gennaio), ha già preso le distanze: “Compito dello Stato è ridurre solitudine e difficoltà, non favorire percorsi di morte” (clicca qui).
Il disegno di legge si propone di depenalizzare in determinati casi l’aiuto al suicidio. Chi tra i cattolici, laici e sacerdoti, lo appoggia sostiene che è inevitabile fare una legge per dar corso alla volontà della Corte costituzionale e comunque si tratta di una norma “restrittiva”, pensata come ‘male minore’ per limitare i danni di proposte più permissive (come quella Bazoli, sostenuta dal Pd) (3) ed evitare il caos delle leggi regionali. Ma la pietà non elimina chi soffre: si prende cura di lui. E la libertà non è decidere di togliersi la vita, ma non essere mai portati dalla disperazione a desiderarlo.
Del resto, la sentenza della Corte sulla legge regionale Toscana (29 dicembre), che di fatto introduce il sistema sanitario nelle procedure del suicidio assistito, mette fuori gioco il Ddl Zanettin-Zullo che lo escludeva e apre alla legge Bazoli, cioè ad una ‘morte di stato’, che obbliga il medico e l’ordinamento a erogare il “servizio” su richiesta e normalizza nella coscienza della gente il suicidio e l’omicidio di chi coopera. Anche in questo caso: “non c’entra nulla il legittimo rifiuto delle cure che è già garantito oggi dall’ordinamento – addirittura in via anticipata con il discutibile testamento biologico – e nemmeno l’accanimento terapeutico, che è già vietato dalle prassi e dalla deontologia medica” (clicca qui).
La Corte costituzionale, infine, non ha nessun titolo per costringere il Parlamento a fare una legge. Le sue sentenze sono auto applicative e non c’è bisogno di una legge: ricavarne una norma significherebbe solo legittimare moralmente e politicamente il suicidio assistito e di fatto moltiplicarne i casi, come è avvenuto in altri Paesi. In realtà il suicidio assistito e l’eutanasia si combattono offrendo alternative concrete a chi soffre e ai familiari, che spesso si impoveriscono e si sfiniscono nell’assistenza, e con una coraggiosa battaglia culturale – come è avvenuto in Francia con il sostegno della Chiesa – e non accettando invece compromessi al ribasso, moralmente inammissibili quando è in gioco la difesa della vita umana (4).
Come cattolica e cittadina interessata al bene comune mi auguro:
-che i vescovi italiani seguano l’insegnamento di Papa Leone XIV, il quale – in linea con il Magistero della Chiesa – ha espresso alla Vigilia di Natale una ferma condanna del suicidio assistito, e l’esempio dell’episcopato francese;
-che anche in Italia si arrivi ad una forte mobilitazione di popolo – come sta già in parte avvenendo con le ‘veglie’ delle Sentinelle in piedi e altre iniziative;
-che il Parlamento bocci una volta per tutte la proposta di legge sul fine vita, che tornerà in discussione in Senato presumibilmente verso la metà febbraio;
-che l’Italia, condannata dall’ONU nel 2022 per la mancata tutela delle persone disabili e delle relative famiglie, offra alternative concrete alla disperazione degli ammalati: finanziando adeguatamente le cure palliative e la terapia del dolore, incrementando le strutture per la presa in carico dei malati terminali, potenziando l’assistenza domiciliare o le reti di cura familiari che si fanno carico di questi bisogni.
Per questo applaudo al recentissimo Ddl sul riconoscimento giuridico e la tutela dei caregiver familiari, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio e passato con procedura d’urgenza al Parlamento. Sono in arrivo una serie di misure concrete (un contributo economico fino a 400 euro mensili, per i casi di assistenza più gravosa; l’accesso a supporto psicologico; smart working, ferie e permessi solidali, tutele per studenti e giovani fino ai crediti formativi e all’esonero dalle tasse universitarie): una risposta, per la prima volta organica e ulteriormente migliorabile dai parlamentari, attesa da circa 7 milioni di assistenti familiari italiani (clicca qui).
NOTE
(1) La Corte costituzionale (sentenza n. 242 del 2019 ha escluso la punibilità dell’aiuto al suicidio in casi definiti “eccezionali”). Da allora esercita una pressione continua, sul Parlamento perché legiferi sul fine vita.
(2) Cfr. Manuela Antonacci, Il Ddl Bazoli vuole introdurre la morte di Stato, in lanuovabq.it 3.06.2022. “Ma la risposta – continuava l’Avv. Cavallo – che lo stato deve dare alla sofferenza […] è quella di […] finanziare le cure palliative e la terapie del dolore per le quali esiste una legge già da dieci anni, ma non è stata mai finanziata, né viene coltivata nelle facoltà di medicina, tant’è che abbiamo pochissimi medici palliativisti, non abbiamo nemmeno strutture sufficienti per la presa in carico dei malati terminali, né viene potenziata l’assistenza domiciliare o le reti di cura dei caregiver familiari che si fanno carico di questi bisogni […] se tutto questo non c’è, la sofferenza porta un individuo lasciato solo a chiedere la morte”. Ivi.
(3) Queste le motivazioni dichiarate del Ddl Zanettin – Zullo: “Ma questo copione lo abbiamo già visto. Così è stato per l’aborto. Così è stato per la fecondazione artificiale. Leggi nate per “mettere paletti” hanno finito per legittimare, normalizzare, ampliare, come già accaduto in Belgio, in Olanda, in Canada, dove pratiche nate come eccezioni compassionevoli sono diventate procedure ordinarie, dove oggi si offre la morte a depressi, disabili, persino a minori, dove chi non ha i soldi per curarsi arriva a pensare che sia più conveniente morire” Cfr. Dal bellissimo testo di Raffaella Frullone letto all’inizio di ogni Veglia delle Sentinelle in piedi.
(4) Oltretutto, il criterio del male minore non vale secondo il Magistero della Chiesa quando sono in gioco principi ‘non negoziabili’ come la sacralità della vita umana: è lecito moralmente scegliere il male minore? Alla domanda S. Giovanni Paolo II nell’Enciclica Veritatis Splendor ha risposto citando San Paolo: “Non è mai lecito fare il male a scopo di bene!”. Cfr. Comelli, Il Ddl Zanettin- Zullo sul fine vita e il dibattito in atto tra i cattolici …, sabinopaciollablog 5.9.2025.
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