Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Phil Lawler e pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione.

 

© Andreas Solaro/ AFP - Papa Francesco risponde al telefono
© Andreas Solaro/ AFP – Papa Francesco risponde al telefono

 

Per molti anni – durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – i cattolici preoccupati come me hanno desiderato che la Santa Sede intervenisse per riparare i danni causati dai vescovi americani liberali. Ora i ruoli si sono invertiti e prego che i nostri vescovi, insieme ai vescovi di altri Paesi, intervengano per proteggere la Chiesa universale dalla guida sempre più erratica di Papa Francesco.

I vescovi sono comprensibilmente restii a riconoscere gravi divisioni nella Chiesa e giustamente riluttanti a criticare il Romano Pontefice. Ma in qualsiasi famiglia, quando il comportamento del padre causa gravi danni alla famiglia e persino a sé stesso, i figli più leali e rispettosi capiscono che è arrivato il momento di intervenire.

Ogni dubbio sul fatto che quel momento sia arrivato è stato cancellato quando ho letto questo potente paragrafo iniziale di un articolo di Catholic Thing del mio amico Robert Royal, che riassume una sequenza insolitamente caotica:

Nell’ultima settimana o giù di lì, il Papa ha: elogiato “quella grande Russia imperiale” per la sua nobile cultura e umanità (un’osservazione poi ammessa come “mal formulata”); lodato l’impero sanguinario di Gengis Khan per la sua tolleranza religiosa e la “pax mongolica” (40 milioni di morti, più o meno); incoraggiato i cristiani cinesi a essere buoni cittadini di una nazione di cui ammira molto la “cultura” e il cui governo è, a suo dire, “molto rispettoso” nei confronti della Chiesa (altre opinioni abbondano); ha evitato di dire qualcosa di più sul Nicaragua, dove gli Ortega stanno praticamente mettendo fuori legge il cattolicesimo e un vescovo è stato condannato a 26 anni di carcere; e ha denunciato i cattolici preoccupati, soprattutto quelli americani, per le loro critiche a… beh, a molte cose, ma soprattutto per aver “politicizzato” l’imminente Sinodo sulla sinodalità e per aver abbracciato “ideologie” rigide e vuote invece di seguire la dottrina viva della fede.

Chiunque ami la Chiesa cattolica deve essere preoccupato per un Pontefice che riesce a offendere così tanti gruppi diversi di persone nel corso di una settimana con una serie di dichiarazioni poco ponderate. Ma i problemi di questo papato disastroso sono molto più profondi. Da oltre un decennio, Papa Francesco sta creando confusione tra i fedeli su questioni di fede e di morale. Con un gruppo di prelati liberali impegnati in un “cambiamento irreversibile” e con l’imminente Sinodo sulla sinodalità che offre loro un’opportunità, la nostra Chiesa malata ha bisogno di una forte infusione di chiarezza.

Papa Francesco e i suoi strenui sostenitori ci assicurano che il Sinodo non apporterà alcun cambiamento nella dottrina cattolica. Ma questo ha importanza, se nessuno presta attenzione alla dottrina?

Immaginiamo che in qualche modo un eretico dichiarato abbia vinto l’elezione al papato. Immaginiamo inoltre che questo eresiarca voglia distruggere la fede cattolica nella Trinità. Potrebbe svolgere questo compito nefasto in due modi diversi:

  • Potrebbe emettere una dichiarazione ex cathedra che neghi la realtà di Dio Uno e Trino. (Ma se lo facesse, centinaia di vescovi ortodossi e milioni di semplici fedeli cattolici si solleverebbero indignati per difendere la vera fede.
  • Oppure potrebbe evitare qualsiasi dichiarazione diretta sulla Trinità – e quindi evitare la resa dei conti – ma limitarsi a osservare che la dottrina è difficile, che alcune persone non possono accettarla, che dovremmo mantenere la mente aperta, che la Chiesa accoglie coloro che lottano con la dottrina. E nel frattempo potrebbe promuovere teologi e prelati che mettano più apertamente in discussione la dottrina.


Quest’ultima opzione non avrebbe forse maggiori probabilità di minare la fede nella Trinità tra i cattolici del mondo? E non è forse questo l’approccio che abbiamo visto mettere in atto in questo pontificato, in particolare per quanto riguarda gli insegnamenti morali cattolici? Papa Francesco non ha mai contraddetto formalmente una dottrina consolidata. Ma ha sminuito l’importanza dell’insegnamento della Chiesa, ha criticato coloro che vi aderiscono per la loro “rigidità” e ha offerto il suo sostegno ai dissidenti che chiedono cambiamenti dottrinali. L’effetto netto di questo approccio è quello di trasmettere l’impressione che la dottrina non abbia molta importanza, che un cattolico al passo con i tempi possa accettare o rifiutare l’insegnamento morale della Chiesa a suo piacimento.

Temo che molti pastori della Chiesa siano disposti ad aspettare, osservando nervosamente ma mantenendo un silenzio rispettoso, finché non c’è un attacco frontale a una dottrina definita. Ma a lungo andare la confusione dei fedeli e l’erosione dell’insegnamento tradizionale possono essere altrettanto devastanti. Il momento di intervenire è adesso.

Phil Lawler

 



Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di far riflettere, di alimentare il dibattito e di approfondire la realtà. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

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