Nel mese di marzo il Papa chiede a tutti di pregare per la Chiesa in Cina, perché siano superate le divisioni e si perseveri nella fedeltà al Vangelo. L’intenzione di Francesco è affidata, come di consueto, al video diffuso dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa.

Tenuto conto della situazione critica in Cina per la Chiesa fedele a Roma, il messaggio ha destato delle perplessità. 

Propongo all’attenzione dei lettori di questo blog il commento dello scrittore e giornalista Phil Lawler, pubblicato su Catholic Culture. Eccolo nella mia traduzione. 

(Se il video non dovesse caricarsi, fare il refresh della presente pagina oppure cliccare qui)

 

 
 

“Oggi la Chiesa in Cina guarda al futuro con speranza”, ha detto Papa Francesco nel messaggio video che comunicava le sue intenzioni di preghiera mensili. Sì, ma questa speranza sembra sempre più misera, dato che le autorità cinesi continuano a chiudere le chiese cattoliche che non accettano la guida dell’Associazione patriottica (la chiesa fondata e gestita dal Partito Comunista Cinese, mai riconosciuta dal Vaticano, ndr) sostenuta dal governo.

“La Chiesa vuole che i cristiani cinesi siano veramente cristiani, e che siano buoni cittadini”, ha detto il Papa nel suo messaggio video, aggiungendo che “hanno bisogno di raggiungere l’unità della comunità cattolica divisa”.

Naturalmente i cristiani dovrebbero essere buoni cittadini, e naturalmente i cattolici dovrebbero lavorare per l’unità all’interno della Chiesa. Ma nel contesto dell’attuale situazione in Cina, il messaggio del Papa è veramente sorprendente, perché la sua intenzione di preghiera esprime esattamente il messaggio che le autorità di Pechino vogliono trasmettere.

Dal punto di vista di Pechino, un “buon cittadino” è qualcuno che accetta la leadership ideologica del Partito comunista – e in questo caso il suo braccio affidabile, l’Associazione patriottica (la chiesa del regime, ndr). Così, quando incoraggia i cattolici cinesi ad essere “buoni cittadini”, il Papa sembra dire che i cattolici dovrebbero seguire la guida dell’Associazione patriottica. Almeno si può essere molto sicuri che il regime di Pechino trasmetterà questo messaggio, rivendicando l’appoggio del Papa.

In realtà il Papa non ha detto che i cattolici dovrebbero accettare l’Associazione Patriottica. Ma, ancora una volta, è una certezza assoluta che i funzionari comunisti metteranno questa interpretazione sulle sue parole. E siccome questo “travisamento” è così assolutamente prevedibile, perché usare quelle parole? Perché rendere così facile al regime di Pechino trasformare una preghiera papale in uno strumento di propaganda?

Ricordate che nel giugno 2007, papa Benedetto XVI ha messo in guardia i cattolici cinesi contro gli “organismi che sono stati imposti” alla Chiesa – un riferimento inequivocabile all’Associazione patriottica (la chiesa del regime, ndr). Nella sua lettera alla Chiesa in Cina, Papa Benedetto XVI ha detto:

Anche la dichiarata finalità dei suddetti organismi di attuare « i principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione democratica della Chiesa », è inconciliabile con la dottrina cattolica, che fin dagli antichi Simboli di fede professa la Chiesa « una, santa, cattolica e apostolica ».

Così Papa Francesco sta proponendo che i cattolici cinesi accettino la guida di un gruppo il cui scopo fondamentale è “incompatibile con la dottrina cattolica”? Sta contribuendo alla campagna del regime di Pechino per riunire tutti i cattolici sotto l’ombrello del Partito Comunista? Sta il Papa – e  questa è per certi versi la parte più sorprendente del video messaggio – incorporando questo messaggio in una richiesta di preghiere da parte della Chiesa universale?

Quando cita la necessità di “raggiungere l’unità della comunità cattolica divisa”, Papa Francesco fa un altro discorso. Per anni il Vaticano ha cercato di superare la divisione tra la Chiesa cattolica “ufficiale”, riconosciuta dal governo cinese, e la Chiesa “sotterranea”, fedele a Roma. Questa settimana il cardinale Giovanni Battista Re, ex prefetto della Congregazione per i Vescovi, ha detto che l’accordo segreto che il Vaticano ha stretto con Pechino nel 2018 è il prodotto di iniziative diplomatiche iniziate sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e proseguite sotto il pontificato di Benedetto XVI. È vero, c’è stata una lunga storia di negoziati.

Ma il cardinale Re è andato oltre. In un pubblico rimprovero al cardinale Joseph Zen, il più importante critico dell’accordo segreto, il cardinale Re ha detto che papa Benedetto XVI aveva approvato una prima bozza dell’accordo con Pechino. Il prelato italiano ha detto che il cardinale Zen non ha capito l’attuale accordo diplomatico, e ha suggerito che la persistente opposizione del cardinale Zen ha danneggiato l’unità della Chiesa.

Non c’è da stupirsi che l’esuberante cardinale Zen abbia risposto al fuoco, chiedendo retoricamente perché, se avesse appoggiato l’accordo, papa Benedetto non lo ha firmato. Ha ribadito la sua insistenza sul fatto che l’ex Pontefice aveva esplicitamente rifiutato un accordo simile. E ha proposto che il Vaticano possa chiarire la questione “mostrandomi il testo firmato, che finora non mi è stato permesso di vedere”.

Quest’ultimo punto è significativo. Diciotto mesi dopo l’annuncio dell’accordo Vaticano-Pechino, non sappiamo ancora cosa dice. [Solo] Questo sappiamo:

  • Il Vaticano ha accettato la legittimità di otto vescovi nominati dal governo che in precedenza erano stati scomunicati perché ordinati senza l’approvazione della Santa Sede;
  • Tre vescovi fedeli alla Santa Sede si sono dimessi volontariamente, per essere sostituiti da vescovi che avevano l’approvazione del governo;
  • Solo tre vescovi della Chiesa “clandestina” (fedele a Roma, ndr) sono stati riconosciuti dall’Associazione patriottica (fedele al Partito Comunista, ndr), mentre gli altri rimangono soggetti a vessazioni da parte di funzionari pubblici;
  • Le Chiese che resistono all’Associazione patriottica sono state chiuse, con funzionari governativi che hanno dato spiegazioni pretestuose;
  • Le bandiere rosse hanno sostituito i crocifissi nelle chiese cattoliche, e i ritratti dei leader di governo hanno sostituito i ritratti del Papa; sono state installate telecamere di sorveglianza per monitorare i fedeli; l’inno nazionale viene cantato durante la messa;
  • In alcune province, le celebrazioni natalizie sono state cancellate, i funerali sono stati banditi;
  • Una task force della conferenza episcopale statunitense ha riferito che “le Bibbie sono state confiscate e ai bambini sotto i 19 anni è stato proibito di partecipare alla messa e di ricevere l’istruzione religiosa”.

Questi sono i frutti dell’accordo segreto Vaticano-Pechino, promosso da funzionari vaticani che affermano che l’accordo era necessario per il bene dell’unità della Chiesa cinese. Ora papa Francesco chiede a tutti noi di pregare che i cattolici cinesi siano “buoni cittadini”, per il bene di quella stessa unità. Ma sembra che sia una l’unità accettata alle condizioni di Pechino, l’unità sotto il governo di un’istituzione il cui scopo è “incompatibile con la dottrina cattolica”. Per i fedeli cattolici cinesi è l’unità nella sofferenza.

 

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