Nell’ottica del mero approfondimento dei fatti e di un sereno confronto, di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Robert Royal, pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Leone XIV udienza al corpo diplomatico 09.01.2026 (foto: Vatican News)
Leone XIV udienza al corpo diplomatico 09.01.2026 (foto: Vatican News)

 

Questo mese Papa Leone ha visitato quattro paesi africani, dove non solo ha rivolto i consueti appelli alla pace, alla giustizia e alla fratellanza, ma ha anche vissuto diversi momenti toccanti e intensi con le comunità locali. Speriamo che la presenza di questo Successore di Pietro, dotato di una naturale gentilezza e pietà, porti molti frutti. Purtroppo, giovedì, durante il viaggio di ritorno a Roma, ci è stata offerta l’ennesima confusa conferenza stampa papale in volo, che ha conquistato i titoli dei giornali e ha lasciato molti cattolici confusi e costernati. Un papa ha molti canali validi per esprimersi. Una conferenza stampa non è uno di questi.

Per loro stessa natura, queste sessioni informali di domande e risposte fanno sembrare che gli insegnamenti della Chiesa e le parole dello stesso papa siano simili a quelle di un politico che commenta questioni politiche. Si poteva già intravedere il solito groviglio retorico e morale, ad esempio, in questo scambio con un giornalista tedesco:

Vorrei sapere come valuta la decisione del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, di aver concesso il permesso di benedire le coppie dello stesso sesso nella sua diocesi e, alla luce delle diverse prospettive culturali e teologiche, specialmente in Africa, come intende preservare l’unità della Chiesa globale su quella particolare questione?
[Papa Leone XIV, in inglese:] Innanzitutto, penso sia molto importante capire che l’unità o la divisione della Chiesa non dovrebbero ruotare attorno alle questioni sessuali. Tendiamo a pensare che quando la Chiesa parla di moralità, l’unica questione morale sia quella sessuale. E in realtà, credo che ci siano questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà di uomini e donne, la libertà di religione, che avrebbero tutte la priorità rispetto a quella questione specifica. La Santa Sede ha già parlato ai vescovi tedeschi. La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie.

Il nostro “non siamo d’accordo” è una risposta debole a una sfida forte. Non è una questione di accordo o disaccordo, ma degli insegnamenti di Gesù e della Sua Chiesa da tempo immemorabile. E che piaccia o no, l’etica sessuale – che affonda le sue radici nella concezione cristiana della persona umana («maschio e femmina li creò») – è una questione centrale. Non l’unica, certo. Ma cercare di aggirare ciò che equivale a una ribellione all’interno della Chiesa e arrendersi allo spirito del mondo è una tattica inadeguata per tenere unita la Chiesa. E non funzionerà contro il colosso globale LGBT.

L’unica cosa che potrebbe funzionare è una posizione teologica e dottrinale ferma

Inoltre, sebbene sia vero che la Chiesa insegna che ci sono peccati più o meno gravi (come diciamo spesso qui, si veda l’Inferno di Dante per un’immagine vivida) – ed è in effetti un tema agostiniano che è stato affermato più chiaramente da altri papi recenti – è questo un buon modo di parlare alla nostra cultura odierna?

Cosa sarebbe meglio? Il papa ha il suo stile accattivante e potrebbe decidere in merito. Ma la sostanza dovrebbe essere più o meno questa per rimanere un buon agostiniano, vale a dire fedele alla pienezza della realtà cattolica:

Tutti i peccati mortali sono gravi. Infatti, tutti i peccati, per quanto veniali, ci allontanano da Dio, dai nostri simili e dal nostro vero io. La persona umana è stata creata da Dio in modo tale che – fin dai tempi di Caino e Abele – il modo più evidente in cui ci allontaniamo dall’ordine e dall’essere di Dio è attraverso il danno fisico, fino al punto di ucciderci l’un l’altro.

Questa sarebbe l’introduzione più essenziale e almeno fondata biblicamente.

Ma non potrebbe fermarsi qui. Dovrebbe fare alcune distinzioni che sono sempre esistite nella Chiesa. Qualcosa del genere:

I peccati sessuali sono i più facili da comprendere, perché assomigliano molto all’amore che Dio ha posto in noi per amare le altre persone, specialmente Dio stesso. Sono anche tra i peccati più comuni, come vediamo ovunque intorno a noi, ed è per questo che la Chiesa ha costantemente messo in guardia contro di essi. Pochissimi di noi commetteranno aggressioni fisiche o omicidi, per non parlare di trovarsi nella posizione di scatenare guerre o perpetrare ingiustizie sociali. Quindi, anche se riconosciamo la gravità di tali questioni, per la maggior parte di noi si tratta di tentazioni lontane (quasi del tutto teoriche), difficilmente presenti nella vita della maggior parte delle persone.

Quando la Chiesa si presenta come principalmente interessata a grandi questioni pubbliche, già abbastanza presenti nella cultura secolare, c’è da stupirsi se la gente non va in chiesa la domenica?

E già che stiamo cercando di valutare la gravità relativa dei peccati, non ignoriamo un fatto enorme e innegabile del nostro tempo. Ogni anno, 60 milioni di bambini vengono uccisi tramite l’aborto elettivo. Anche i “peccati sessuali” hanno conseguenze omicide, ben più gravi delle presunte “questioni molto più grandi e importanti” citate nelle osservazioni di Papa Leone.

Oltre alle famiglie e ai matrimoni distrutti, ai bambini senza padre, al caos sociale causato dalla rivoluzione sessuale, la Chiesa sostiene che l’aborto sia l’uccisione di vite umane innocenti – una violenza mascherata dal discorso sui “diritti riproduttivi” e sulla “salute riproduttiva”. I numeri da soli non raccontano mai tutta la storia. Ma se un numero così elevato di esseri umani (quasi 1 milione all’anno solo in America) venisse ucciso ogni anno da guerre, povertà, cambiamenti climatici, oppressione politica (come, anche se sommati, evidentemente non è), il mondo sarebbe in subbuglio totale.

In quattro anni, la Prima guerra mondiale, che molti ritengono abbia dato inizio alla distruzione della nostra civiltà occidentale, ha causato la morte di forse 20 milioni di persone. La Seconda Guerra Mondiale, in sei anni, ne ha aggiunti forse altri 75-80 milioni. Quindi, ancora una volta solo facendo i conti, due dei più grandi cataclismi dei tempi moderni hanno prodotto nel corso di un decennio un numero di vittime inferiore rispetto a due anni dei nostri regimi globali di aborto.

E stiamo appena iniziando a vedere come la mancanza di rispetto per la vita all’inizio stia influenzando la vita alla sua fine. L’aiuto medico alla morte (MAID, come lo chiamano abilmente i canadesi) è appena agli inizi, ma rappresenta già 1 decesso su 20 a nord del confine.

Per essere chiari: Papa Leone si è espresso su aborto, eutanasia, persecuzione dei cristiani e altre “questioni” cattoliche, così come ha fatto Papa Francesco. Ma c’è nella Chiesa lo stesso senso di urgenza che vediamo su altre questioni?

Il Papa e la Chiesa hanno ragione – pazienza, politici americani di destra e di sinistra – a commentare l’immigrazione, la fraternità, la guerra, la cura del creato e molto altro. Ma abbiamo anche bisogno di coraggio e franchezza nel nominare le più grandi minacce all’umanità e l’offesa più diffusa contro Dio nel nostro momento attuale.

Robert Royal

 


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