Il nuovo motu proprio di Francesco, Vos Estis Lux mundi, per combattere gli abusi è la risposta che i cattolici stanno cercando?

Card. B. Cupich - arciv. C. Scicluna - portavoce vaticano A. Gisotti (CNS photo/Paul Haring)

Card. B. Cupich – arciv. C. Scicluna – portavoce vaticano A. Gisotti (CNS photo/Paul Haring)

 

di Sabino Paciolla

 

Papa Francesco martedì scorso, 7 maggio, ha firmato il nuovo motu proprio intitolato “Vos estis lux mundi”. Il titolo è la frase presa dal Vangelo di Matteo: “Voi siete la luce del mondo … Nostro Signore Gesù Cristo chiama ogni fedele ad essere esempio luminoso di virtù, integrità e santità”. Il documento è stato comunicato ai media il 9 maggio. Le nuove norme in esso contenute, tese a combattere gli abusi nella Chiesa, entreranno in vigore dal 1° giugno, e rimarranno in vita per un periodo ad experimentum (provvisorio) di tre anni per consentire la messa a punto prima di essere rese permanenti.

Esso è il frutto dell’incontro mondiale dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo che si è tenuto in Vaticano a fine febbraio scorso e che lasciò in alcuni molta delusione. La pubblicazione potremmo dire che è arrivata a tempo di record, e questo è senz’altro un aspetto positivo.

Potremmo dire che il punto cardine del documento è che i sacerdoti e i religiosi sono canonicamente obbligati a denunciare la loro conoscenza di casi di abusi o di qualsiasi scorrettezza, e che le conferenze episcopali dovrebbero stabilire un meccanismo di denuncia che possa essere utilizzato da chiunque. Dice che gli informatori non devono essere puniti e sottolinea l’attenzione dovuta alle vittime di coercizione sessuale clericale e alle loro famiglie. Altro punto importante, almeno dal punto di vista dell’enunciato, è che il documento stabilisce una precisa tempistica nei processi e nelle risposte.

Infatti, se un metropolita informa il Vaticano di un’accusa contro un vescovo, il dicastero competente deve rispondere entro 30 giorni. L’investigatore deve presentare un rapporto ogni 30 giorni e completare la sua indagine entro 90 giorni. Ciò significa, in pratica, che le accuse non dovranno rimanere sepolte nell’arretrato. Occorrerà riconoscere che tali tempi sono inediti per la cultura vaticana e rappresentano senz’altro una dimostrazione di impegno da parte di Francesco nel voler cambiare realmente la cultura della Chiesa. Occorre però precisare che la prudenza non è mai troppa in quanto varie volte ci si è trovati davanti a “punti di svolta” che poi, nella pratica concreta, non hanno prodotto nulla, se non una palude. Ad ogni modo, ed in linea di principio, la novità è tale.

E’ importante notare che il modello adottato dal motu proprio è simile al “modello metropolitano” che a novembre scorso fu proposto dal card. Blaise Cupich all’incontro semestrale dei vescovi statunitensi a Baltimora. Il “modello metropolitano” prevedeva che l’iniziativa “investigativa” fosse nelle mani del vescovo metropolitano, che si avvaleva della consulenza di una commissione di laici esperti. Le indagini dei metropolitani, insieme ai rapporti chiamati “vota”, sarebbero stati inviati agli uffici vaticani competenti per un giudizio formale e una risoluzione. Al contrario, quello che proponeva la maggior parte dei vescovi statunitensi era una indagine che aveva il suo baricentro propulsore in una commissione di laici esperti in materia che avrebbe garantito la terzietà, l’indipendenza e la trasparenza. Tale opzione, contraposta a qualla di Cupich, nasceva dall’obiezione che uno dei vescovi metropolitani avrebbe potuto essere proprio quel card. Theodore McCarrick, che, essendo un abusatore seriale, doveva essere anche colui che doveva condurre le indagini sugli abusi. Un evidente conflitto di interesse.

Si ricorderà che in quel frangente, i vescovi, riuniti a Baltimora in sessione plenaria, si stavano apprestando a discutere le norme a presidio degli abusi quando, prima che  l’incontro incominciasse, furono fermati da un alt venuto dal Vaticano. Cupich si dichiarò pubblicamente a favore dell’alt del Vaticano. Cupich, per inciso, fu poi nominato da papa Francesco presidente del comitato organizzatore dell’incontro mondiale sugli abusi del febbraio scorso.

Come detto, il motu proprio sposa in linea di massima il modello metropolitano, ma le norme introdotte da Papa Francesco vi si discostano in un punto: non coinvolgono comitati di revisione di laici a nessun livello. Vos estis lux mundi dice che i metropolitani possono nominare “persone qualificate” per assisterli nelle indagini. Ma non offre specifiche sul ruolo di queste “persone qualificate”, né chiede loro di avere una certa indipendenza dai vescovi, né richiede il loro coinvolgimento.

E’ chiaro che questo tipo di impostazione adottata dal Motu proprio è ancora più distante dal modello che i vescovi statunitensi stavano immaginando. Al contrario, il cardinale Blase Cupich, ha definito la nuova misura “rivoluzionaria” e ha detto che “chiude un ciclo” quando si tratta di responsabilizzare i leader della chiesa. “La cosa straordinaria di tutto questo è che, se in realtà c’è una cattiva gestione da parte di un vescovo responsabile di un’indagine, allora può essere indagato per qualsiasi insabbiamento”, ha detto in un’intervista a America, la rivista dei gesuiti americani.

Il cardinale Seán O’Malley, l’arcivescovo di Boston che dirige la Commissione vaticana per la protezione dell’infanzia, come riporta America, ha detto in una dichiarazione che è “abbastanza significativo” che la nuova legge riguardi gli adulti che “subiscono reati sessuali attraverso la violenza o l’intimidazione o l’abuso di autorità”, facendo notare che tali vittime possono includere i “seminaristi e religiosi”. Anche il card. Dolan, arcivescovo di New York, ha esultato per la nuova legge.

Dunque, quello che appare chiaro è che se da una parte la colpa degli abusi sessuali è stata data al clericalismo, dall’altra, il processo di affronto del problema degli abusi è affidato interamente alle mani dei chierici. Ad alcuni ciò potrebbe sembrare una contraddizione. E’ proprio quello che volevano evitare i vescovi statunitensi con l’istituzione della commissione dei laici esperti, terza rispetto ai chierici.

E allora, un test di funzionamento delle nuove norme, che sfati la potenziale accusa di “clericalismo” che, buttato fuori dalla porta rientra dalla finestra, potrebbe essere quella che la Santa Sede renda pubblici i risultati della sua indagine interna su McCarrick, e che facciano lo stesso i vescovi delle ex diocesi dove ha agito McCarrick. Non si deve dimenticare, infatti, che sono passati mesi dall’estate rovente della Chiesa del 2018 e nessuna informazione è stata rilasciata sull’ex cardinale ora ridotto allo stato laicale.

 

Nessuna sanzione prevista

 

Un altro aspetto da sottolineare è quello della mancata individuazione di precise sanzioni. Il documento sembra avere la precisa finalità di stabilire delle procedure anziché fissare le conseguenti sanzioni per i prelati ritenuti colpevoli dei presunti atti. Inoltre, non è chiaro se il nuovo motu proprio, “Vos estis lux mondi” andrà a sostituire o a integrare l’altro motu proprio, Come una madre amarevole, siglato dal pontefice nel 2016, che prevede esplicitamente la possibilità di destituire un vescovo in caso di grave negligenza.

A tal proposito, il Survivors Network for Those Abused by Priests, l’associazione che raccoglie i sopravvissuti agli abusi espressi da parte dei chierici, ha offerto qualche elogio al motu proprio, ma anche critiche.

L’associazione ha sottolineato che “La mancanza di politiche o procedure non è mai stato il problema principale dello scandalo degli abusi sessuali da parte del clero. Piuttosto, è stata una mancanza di responsabilità per la gerarchia che ha nascosto i reati sessuali e una mancanza di coraggio e di volontà di intraprendere azioni immediate e decisive nei confronti di coloro che hanno permesso il verificarsi di tali reati.

La presentazione di relazioni obbligatorie è una buona cosa. Tuttavia, mentre questa nuova legge costringerà i sacerdoti e le suore a denunciare gli abusi, impone loro di farlo internamente, alle strutture e agli uffici della Chiesa che da anni ricevono e inoltrano le denunce di abusi. Saremmo rimasti molto più impressionati se questa nuova legge avesse richiesto ai funzionari della Chiesa di riferire alla polizia e ai pubblici ministeri. La sorveglianza da parte di autorità esterne e laiche proteggerà meglio i bambini e dissuaderà dall’insabbiamento.”

Le critiche della associazione sono in un certo senso sostanziate da fatto che se da un lato negli ultimi anni sono stati espulsi dal sacerdozio centinaia di abusanti (solo papa Benedetto XVI ha “spretato” circa 500 sacerdoti), finora, a quanto è dato sapere, nessun prelato della Chiesa (vescovo o cardinale) è mai stato pubblicamente sanzionato per l’insabbiamento di abusi.

Al momento, le norme più specifiche che la Chiesa cattolica si è data per affrontare il problema dell’insabbiamento degli abusi da parte dei vescovi e di altri superiori è, come si è detto più sopra, il motu proprio Come una madre amorevole. E’ però molto significativo che durante la conferenza stampa di presentazione del motu proprio Vos Estis lux mondi, quando all’arcivescovo Charles Scicluna di Malta, l’uomo di punta del Vaticano sui casi di abuso, è stato chiesto quanti vescovi sono stati investigati secondo i termini di Come una madre amorevole, la sua risposta ha lasciato una certa sorpresa, in sostanza non lo sapeva di preciso. La cosa è abbastanza curiosa in quanto lo stesso Scicluna aveva sottolineato che Vos Estis lux mondi cosituisce a suo parere un “passo avanti” rispetto a “Come una madre amorevole”.

La risposta al tipo di critiche dell’associazione dei sopravvissuti che è stata avanzata ha osservato che gli obblighi di denuncia variano da Stato a Stato, e a volte da paese a paese. Inoltre, in alcune giurisdizioni di alcuni Stati in cui la situazione della Chiesa è difficile, un tale requisito avrebbe potuto causare danni reali a persone innocenti. Per cui, viene spiegato, un approccio unico, data la diversità delle culture giuridiche civili, non è possibile o non sarebbe stato ragionevole o prudente.

In conclusione, potremmo dire che le nuove norme canoniche per la gestione delle denunce di abusi sessuali, emanate da Papa Francesco che, ricordiamo, hanno carattere generale e si impongono su quelle particolari delle singole conferenze episcopali, risolvono alcuni dei problemi che hanno contribuito allo scandalo. Altri problemi importanti, come ho avuto modo di illustrare, rimangono in ombra o con qualche deficienza.

 

Video di presentazione del motu proprio “Vos estis lux mundi”: