Nell’ottica del mero approfondimento dei fatti e di un sereno confronto, di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Phil Lawler, pubblicato sul suo Substack. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
La settimana scorsa, durante l’udienza pubblica del mercoledì, Papa Leone ha annunciato una serie di discorsi sugli insegnamenti del Concilio Vaticano II, sottolineando che avrebbe esaminato i documenti effettivamente pubblicati dal Concilio piuttosto che il vago “spirito del Vaticano II”. Bene. Questa settimana ha avviato la serie, iniziando con la Dei Verbum, il documento sulla Rivelazione.
La Dei Verbum è un ottimo punto di partenza per la serie del Papa, e la sua analisi di questo documento potrebbe aiutare a chiarire alcune delle altre questioni che oggi causano tensioni all’interno della Chiesa. A differenza di alcuni degli altri documenti principali del Concilio – e la Dei Verbum è una delle quattro costituzioni apostoliche che costituiscono la spina dorsale dell’insegnamento conciliare – questo documento non è stato oggetto di accese controversie tra commentatori liberali e conservatori. Gli studiosi concordano generalmente sul fatto che il documento porta l’influenza sia di Congar che di Ratzinger, ma soprattutto l’influenza di San John Henry Newman. Questo è quindi un modo per entrare nella discussione sul Vaticano II senza provocare immediatamente scontri.
Allo stesso tempo, poiché pone e risponde alla domanda su come la Chiesa possa insegnare con autorità, la Dei Verbum fornisce un modo per valutare altri insegnamenti conciliari – o, per quel che conta, qualsiasi affermazione fatta sulla fede cattolica – e collocarli nel contesto appropriato.
Il documento spiega che il flusso della Rivelazione proviene da due fonti: la Scrittura e la Tradizione. Mentre i protestanti possono insistere sul fatto che la Bibbia è l’unica fonte affidabile di saggezza cristiana autorevole, la Chiesa cattolica ci assicura che lo Spirito Santo continua a parlare attraverso il magistero, trasmettendo in modo affidabile l’insegnamento che Gesù ha confidato ai suoi apostoli, non tutto dei quali è riportato nella Scrittura.
Quindi, se qualcosa nella dottrina cattolica contraddice il messaggio della Scrittura, possiamo e dobbiamo considerare quell’insegnamento con sospetto. Ma anche se qualche nuovo insegnamento sembra contraddire il messaggio tradizionale tramandato dalla Chiesa nel corso dei secoli, anch’esso dovrebbe essere considerato sospetto, a meno che o fino a quando l’apparente contraddizione non possa essere risolta. Pertanto, se altri documenti del Vaticano II (o interpretazioni di tali documenti) sono in tensione con precedenti dichiarazioni magisteriali, non è irragionevole chiedere una spiegazione: un modo per conciliare il nuovo con il vecchio.
Nelle ultime settimane tre eminenti prelati (i cardinali Zen e Müller, il vescovo Baron) hanno avvertito che se l’entusiasmo per la “sinodalità” mette in discussione le dottrine cattoliche già definite, allora i responsabili della Chiesa devono frenare questa tendenza. Una discussione approfondita della Dei Verbum non può che rafforzare questo monito.
Come allegra digressione, vorrei proporre un gioco di società per i cattolici che seguono le uscite pubbliche del Papa. Non c’è dubbio che la sua vocazione agostiniana traspaia dal suo insegnamento pubblico; raramente fa una dichiarazione senza citare Sant’Agostino. Suggerisco un concorso per indovinare quanti paragrafi completerà prima della prima citazione. All’udienza pubblica di oggi, è stato solo uno.
Phil Lawler
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