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L'Anticristo - duomo di Orvieto
L’Anticristo – duomo di Orvieto

 

 

di fra Giovanni Maria

 

Le trovate fatte durante questa esegesi sull’anticristo hanno sorpreso anche l’autore di questo lavoro. Per molti sarà difficile accettare ciò che leggono benché si tratti soltanto di mettere insieme dei pezzi della Bibbia, come si fa nel Puzzle. Intanto serve a tutti sapere ciò che il Signore ha rivelato “per mezzo del suo angelo” [i] per essere preparati all’ultima battaglia, come al malato serve la medicina per la guarigione, anche se è amara. Senza il ricorso ad una traduzione letterale alla Vulgata, la versione ufficiale della Bibbia fino al Vaticano II, questa indagine sarebbe rimasta senza esito.

            San Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi parla della manifestazione ossia della rivelazione del “figlio della perdizione” [ii]. Questa rivelazione dipende dalla previa rimozione del “katechon”, la cui semplice presenza funge come impedimento efficace per ritardare la sua apparizione. Una volta rimosso questo impedimento e rivelato l’empio, che secondo S. Ireneo si identifica con l’anticristo [iii],”il mistero dell’iniquità che già è in atto” sarà distrutto da Gesù e definitivamente eradicato dalla storia “con il soffio della Sua bocca”, “annientato con lo splendore della Sua venuta”[iv].     

            Papa Leone XIII nella redazione originale dell'”Esorcismo contro gli angeli apostatici” ha evocato uno scenario veramente terrificante [v], dove si può intuire che il “katechon” da togliere di mezzo sarà il Santo Padre, il successore di san Pietro. Nell’edizione del rituale romanum dei tempi di Pio XI l’esorcismo già era stato inspiegabilmente abbreviato, mancando anche questo passaggio di testo sconcertante [vi]. Ognuno si può fare la sua propria opinione. In conseguenza ad una visione storicamente confermata [vii] Leone XIII ha identificato la Santa Sede di Roma con il luogo dove “hanno posto il trono della loro abominazione ed empietà[viii]. Le parole “abominazione e empietà” nei santi vangeli e nel linguaggio di san Paolo sono luoghi comuni per nominare l’anticristo a venire. [ix] Riferendosi chiaramente “all’empio” nel secondo capitolo della Seconda Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi, Papa Leone XIII con l’assistenza dello Spirito Santo fa un’esegesi dove identifica “il pastore ad essere colpito” con il successore di san Pietro. Egli, parlando della dispersione del gregge [x], indica la situazione storica a venire: il popolo di Dio, i fedeli cattolici saranno messi in confusione, si disperderanno in ogni direzione per la mancanza del vero pastore e la presenza del pastore idolo [xi]. Questi si impadronirà del Vaticano, della “Sede del beatissimo Pietro e della Cattedra della Verità”, e farà “abolire il sacrificio quotidiano” [xii], il secondo atto che indica l’inizio della tribolazione. [xiii]

                Sorprende in questo contesto la testimonianza resa dall’abate Pecchenino, come riportata da “La Civiltà Cattolica” di 1930, dove egli racconta che durante la sua visione “Leone XIII aveva lo sguardo fisso, senza battito di ciglia ma esprimendo un sentimento di terrore e di meraviglia, il suo volto cambiava colore ed espressione”. Per coincidenza questo atteggiamento corrisponde a quello di san Giovanni nel Apocalisse quando vide “quella donna ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù”; si dice che egli fu “preso da grande stupore.” [xiv] Anche il nostro stupore sarà grande!

 

Cosa farà scattare la manifestazione dell’anticristo?

               

Dice san Paolo: La venuta dell’empio avverrà con un’operazione di Satana [xv], con ogni specie di miracoli e segni e prodigi menzogneri.” [xvi] La traduzione operazione di Satana fatta secondo la Vulgata mette in evidenza che san Paolo vuole esprimere un’azione malefica del tutto straordinaria, un miracolo tremendo che farà stupire il mondo intero. Usando l’espressione venuta dell’empio, egli sta puntando in modo speciale sul momento dell’arrivo, non tanto sulla durata della presenza dell’anticristo nel mondo.

            Tutto questo scenario lo troviamo descritto nel c.13 dell’Apocalisse dove dice: “Una delle sue teste (della bestia del mare) sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia.[xvii]

Come si spiega questa frase? In Ap17,9 [xviii] la testa significa anche un re, una persona umana. Allora il settimo re [xix], l’ultimo anticristo che viene [xx], sarà colpito a morte, e in parodia alla risurrezione di Cristo risorgerà, perché la sua piaga mortale sarà guarita.

            Questa sarà una terrificante sorpresa mondiale, un accadimento stratosferico che corrisponde perfettamente all’operazione di Satana descritta nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi. Questo falso miracolo farà che “la terra intera, presa d’ammirazione, andrà dietro alla bestia”. Contemplando semplicemente i testi della Sacra Scrittura, riceviamo la risposta perfetta, che l’arrivo dell’anticristo consisterà nella messa in scena di una finta risurrezione davanti al pubblico del mondo intero.

 

Il mistero di iniquità: una finta risurrezione

 

Adesso ci riferiamo al c.17 dell’Apocalisse: “La bestia, che era e non è più, salirà dall’abisso [xxi]; è l’ottavo re e anche uno dei sette, ma va verso la rovina.” [xxii] Qui si parla del giallo del segreto ben velato che rivela la vera natura dell’anticristo. È descritto anche nel libro di Daniele [xxiii], ma ci limitiamo al capitolo 13 dell’Apocalisse.

            Forse conviene inserire una spiegazione del concetto “bestia” usato nell’Apocalisse. Questo viene dal libro di Daniele [xxiv] ed è usato da S. Giovanni per descrivere la realtà demoniaca presente in tutta la storia del mondo; è l’organizzazione dell’inferno sulla terra come tale, da lui chiamata anche “sinagoga di Satana” [xxv]. Ma il concetto contemporaneamente denomina le personalità storiche che incarnano di modo esemplare il male presente nelle diverse epoche. Bestia allo stesso tempo significa tutto l’insieme del male, come anche l’individuo che lo rappresenta. [xxvi]

            Ritorniamo all’Apocalisse capitolo 17: si dice che il settimo e ultimo re/anticristo sarà sovrapposto da un ottavo re che appare di sorpresa, contrariamente alla narrazione anteriore delle sette teste. Ma da dove viene? Come già detto [xxvii], questo re misterioso salirà dall’abisso, verrà dall’inferno, dal luogo degli angeli caduti e degli uomini condannati!! Che questi sia anche uno dei sette, vuol dire che è l’anticristo di un’epoca passata, un uomo condannato e non un angelo caduto.

            Adesso abbiamo tutti i pezzi del Puzzle insieme e possiamo vedere l’immagine completa: quella finta risurrezione che sarà lo scatto per un delirio mondiale mai visto nella storia, quell’operazione di Satana accennata sarà l’opera del re invisibile, dell’ottavo re. Egli non sarà una persona umana di anima e corpo, ma un demonio che sale dall’inferno. Ecco il segreto ben nascosto, ecco il mistero dell’iniquità di cui parla san Paolo. Non ci stupiamo adesso anche noi come si erano stupiti e meravigliati S. Giovanni Apostolo e Papa Leone XIII? Questo non ci fa gelare il sangue, quando consideriamo che questo doppio anticristo, come Leone XIII fa capire nella versione originale del suo esorcismo, apparirà come uno che usurpa il trono di san Pietro?

 

La bestia dalla terra con due corna simili all’Agnello

 

Per concludere la descrizione dell’anticristo che ha due corna andiamo al capitolo 13 dell’Apocalisse. Si legge: “E vidi salire dalla terra un’altra bestia che aveva due corna, simili all’Agnello (versione Vulgata), ma parlava come un drago.” [xxviii] Questo è l’ultimo pezzo del Puzzle. Chi già può vedere la soluzione? Allora, questa altra bestia già la conosciamo: è l’ottavo re del capitolo 17 che sale dall’abisso, che ha replicato il settimo re/anticristo, “ma va verso la rovina”.

            Voglio fare un’altra considerazione: la seconda bestia con le due corna che sale dalla terra in parte è contenuta nella prima bestia con sette corna che sale dal mare in quanto è la sua settima testa, la settima manifestazione satanica della storia. Ma questa è descritta in una visione particolare, perché si rivela come il più grande impostore della storia fingendo la risurrezione del settimo re essendo in realtà l’ottavo re invisibile.

            Questa seconda bestia, il cui nome a partire del capitolo 16 dell’Apocalisse di S. Giovanni è cambiato con il concetto “falso profeta” [xxix], è l’ultimo anticristo-individuo alla fine dei tempi. Se “le 10 corna … sono 10 re” [xxx], allora le due corna sono anche due re, le due persone descritte sopra come i rappresentanti della settima e ultima epoca satanica della storia. La descrizione contraddittoria della seconda bestia/falso profeta, che unisce l’innocenza dell‘agnello con l’astuzia del dragone, rimanda alla straordinaria opera d’inganno profetizzata da S. Paolo [xxxi], ma anche alle due entità, umana e demoniaca, che si nasconderanno dietro la sua apparenza fisica.

            Il fatto che le due corna sono simili a un agnello, ossia simili all’Agnello – perché la Vulgata usa il maiuscolo – dimostra quell’aspetto scandaloso già accennato che il falso profeta nella sua apparenza imiterà le sembianze del Cristo Risorto vestito con la tunica bianca, ossia del Suo Vicario sulla terra. La traduzione della CEI [xxxii] è sotterranea e fuorviante, perché suggerisce irresponsabilmente un paragone con un agnello nel senso biologico.

 

“Il numero della Bestia è il numero di un uomo”

 

Alla fine del capitolo 13 leggiamo ancora: “Nessuno potrà comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.” [xxxiii] E dopo: “Il numero della bestia è infatti il numero di un uomo, e il suo numero è seicentosessantasei”. [xxxiv] Questo è un altra conferma che il settimo re/anticristo è un uomo. 

            Adesso ha più senso parlare dell’“animare l’immagine della bestia (versione Vulgata), in modo che quell’immagine perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non avessero adorato l’immagine della bestia.” [xxxv] Quest’immagine è il corpo umano della finta risurrezione del settimo re, apparentemente ritornato in vita e parlando e comportandosi come un uomo, essendo però solo un cadavere animato dalla “bestia che sale dall’abisso”. [xxxvi] Come ha detto il Signore? “Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.”[xxxvii]

 

            A nostra consolazione vogliamo alla fine ancora ripetere che “il Signore Gesù distruggerà questo empio con il soffio della Sua bocca e lo annienterà con lo splendore della Sua venuta.”

 

Note: 

[i]     Ap 1,1

[ii]    2Ts 2,3

[iii]               adv.haereses 5, articoli 25 a 29

[iv]              2Ts 2,8

[v]          “E la Chiesa, Sposa dell’Agnello Immacolato, da molto astuti nemici è stata riempita di amarezza e abbeverata di fiele; essi hanno messo le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro; e lì dove fu istituita la Sede del beatissimo Pietro e la Cattedra della Verità, hanno posto il trono della loro abominazione ed empietà, così che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso.”

[vi]                    https://cooperatores-veritatis.org/2014/10/13/lesorcismo-di-papa-leone-xiii-la-preghiera-a-san-michele-arcangelo/

[vii]                  ibidem

[viii]                Acta Sanctae Sedis, vol.XXIII, 1890-91, Tipographia Poliglotta, S.Congreg. De Propaganda Fide

[ix]   Mt 24,15 e 2Ts 2,8s

[x]                      vedi la nota ii

[xi]   Zc 11,17 versione Vulgata

[xii]  Dn12,11; Dn11,31; Dn9,27; Dn8,13; Dn8,11

[xiii] Dn 9,27; 11,31: “aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l’abominio devastante”; 12,11

[xiv] Ap 17,6

[xv]  versione Vulgata

[xvi] 2Ts 2,9

[xvii]         Ap 13,3

[xviii]          Ap 17,9: “Le sette teste sono i sette monti sui quali è seduta la donna. E sono sette re.

[xix]   Ap 17,10

[xx]  vedi 1Gv 2,18: “Molti anticristi sono già venuti.”

[xxi] Ap 17,8

[xxii]         Ap 17,11

[xxiii]        Dn 7,8; 8,9

[xxiv]          Dn 7,1-7: qui si descrive quattro bestie, realizzazioni del male nella storia, che hanno in totale sette teste,

[xxv]           Ap 2,9; 3,9

[xxvi]        vedi nota xvii

[xxvii]       vedi nota xx

[xxviii]        Ap 13,11

[xxix]          Ap 19,20: Scrive Lupieri: “Il verso spiega che il pseudoprofeta, apparso all’improvviso a 16,3 accanto al drago e alla bestia non è altri se non “la bestia che sale dalla terra” di 13,11.” (E.Lupieri, L’Apocalisse di Giovanni, Mondadori, 1999)

[xxx]           Ap17,12

[xxxi]        2Ts 2,9

[xxxii]         Ap 13,11: “un’altra bestia che aveva due corna, simili a quelle di un agnello”

[xxxiii]        Ap 13,17

[xxxiv]       Ap 13,18

[xxxv]      Ap 13,15

[xxxvi]     ibidem

[xxxvii]     Mt 24,28

 


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