“Non basta meditare sull’evento del Natale, occorre vederlo, esserne coinvolti con tutto il proprio essere”…

Questa è una delle tante e bellissime riflessioni che, questo anno, nel giorno del Santo Natale leggo nella  bacheca della “ormai nota” rettoria della mia città. Mi reco volutamente nella chiesa di San Giuseppe, poiché, come verso la “fontana del villaggio”,  so che non tornerò mai a casa a mani vuote, so di poter attingere alla sapienza del rettore, che puntualmente, nelle particolari feste liturgiche, scrive sul giornale ed offre ai fedeli “perle di saggezza spirituali”.

Desidero, perciò offrirvi interamente il testo di don Antonio Mitrugno, perché è bene che ogni lettore possa godere di tali riflessioni, tra l’altro offerte anche in forma cartacea, a mo’ di brochure.

Anna Maria De Matteis O.V.

 

“Natività mistica” di Sandro Botticelli, 1501, National Gallery di Londra.
“Natività mistica” di Sandro Botticelli, 1501, National Gallery di Londra.

 

Il Natale è il mistero dell’Incarnazione, è l’annuncio della nostra salvezza. Con il Natale, il cielo è sceso sulla terra, e la liturgia del tempo natalizio ci invita a guardare la luce che viene dall’alto: Dio, l’Eterno, l’Onnipotente si incarna in Gesù e nasce come un bambino per condividere con l’uomo la precarietà e la povertà dell’esistenza. Si realizza così la profezia dell’Emmanuele, “Dio con noi” (Is 7, 14). Il Natale è una novità assoluta nella storia e segna uno spartiacque tra “prima di Cristo” e “ dopo Cristo” perché Gesù, nascendo, ha preso la storia su di sé, l’ha accettata, l’ha amata, l’ha redenta; perché si può redimere ciò che si ama davvero. L’evento Gesù è storicamente accertato, e probanti sono le notizie extrabibliche che lo confermano. La rivelazione dei vangeli richiede una riflessione di fede secondo la quale Gesù storico è il figlio di Dio. La vita assume così un significato nuovo: il Natale non è solo un mistero che riguarda la storia passata, ma viene a radicarsi nel tempo presente. Una lettura superficiale del vangelo ci fissa in una atmosfera di gioia “pastorale “, in cui sembrano essere assenti ombre e contrasti. Eppure nel Natale si attua un dramma a più voci: il dramma che l’accettazione di Gesù come figlio provoca nella vita di Maria sconvolgendola; lo sconcerto di Giuseppe, che viene a conoscere il mistero che prende vita nel grembo della sua sposa, e poi le storie, le vite parallele dei pastori e dei magi. Accanto a queste persone e alle loro storie ci sono anche le tenebre che rifiutano la luce, ma non possono sopraffarla, come sottolinea l’evangelista Giovanni. Il Natale è un dono al quale dobbiamo rimanere aperti, anche se la nostra vita è forse destinata ad essere un “lungo avvento” una continua attesa, una domanda la cui risposta tarda a venire. Attendere non vuol dire farlo in maniera  passiva. L’Emmanuele, il Dio che viene in mezzo a noi per sanare i contrasti che ci chiudono per ridarci il senso della fraternità e della figliolanza, ci chiede comunque, già da ora, di porre mano alla sua opera. Il Natale ci chiama ad un tentativo sempre nuovo di rinnovarci, solidali e partecipi al di là della devozione. Il Natale diventa così per il credente una vocazione. Un mistico tedesco del’600 Angelo Silesio, scrive: “se mille volte nascesse Cristo a Betlemme, ma non in te, sei perduto per sempre”.

Questa frase del mistico ci interpella oggi più che mai, in una stagione in cui sembra perfino che quanto celebriamo a Natale abbia ben poco a che fare con il mistero dell’ incarnazione. Il Natale è anche un grande annuncio: Dio ci ha amati a tal punto da diventare ciò che noi siamo, perché noi diventiamo ciò che Egli è. Celebrare il Natale non significa rievocare un fatto ormai relegato al passato, ma cercare di capirlo intellettualmente, fino ad arrivare a dire che oggi si compie il Natale, per noi, qui, ora,  accogliendo nella fede la parola del Vangelo: “ Oggi è nato per noi un Salvatore, il Cristo Signore” (Lc 2 , 11). Non basta meditare sull’evento del Natale, occorre vederlo, esserne coinvolti con tutto il proprio essere… “Rallegrati, fa festa, gioisci con tutto il cuore…perché il Signore tuo Dio è in mezzo a te e danza, esulta per te, ti circuisce” (Sof 3, 14). Questo è il Natale: Dio che danza di gioia e circuisce l’umanità e si consegna ad essa con la Sua Parola fatta carne nella nascita di un bambino. Il nostro Natale si situa tra la prima venuta annunciata solo ai pastori di Betlemme, ai poveri che attendevano la salvezza portata dal Messia, e la seconda venuta che coinvolgerà tutti gli esseri umani di ogni tempo e di ogni luogo. Ogni comunità cristiana, nel celebrare il Natale deve assolutamente diventare eloquente anche per quelli che cristiani non si dicono o che da tempo non sono praticanti. In una stagione in cui i doni universali  come la pace e l’unità, la convivenza fiduciosa e la solidarietà sembrano smarrite nell’aggrovigliarsi di paure, il Natale può e deve essere il luogo, il momento privilegiato, per riaffermare la buona notizia della fraternità su questa terra, dono di Dio per il bene di tutti, tesoro che a Lui solo appartiene, e che noi possiamo solo condividere nella giustizia, nella pace, nella benevolenza reciproca. 

Un sacerdote amico

 

Fonte : La Gazzetta del  Mezzogiorno 24 -12- 2023

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di far riflettere, di alimentare il dibattito e di approfondire la realtà. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments