Bandiera LGBT

 


di Gianfranco Amato


Il MES, Meccanismo di Stabilità Europea, è ormai entrato a pieno titolo nel dibattito pubblico del nostro Paese. Se ne discute persino al bar. Attivo dal 9 ottobre 2012, questo organismo incute legittimi timori e non può certo annoverarsi tra le istituzioni più tranquillizzanti per noi italiani. A cominciare dalla quota che ci siamo impegnati a versare: 125 miliardi di euro. Ora, a prescindere da quanto abbiamo finora
pagato (gli europeisti dicono 14 miliardi, mentre gli euroscettici sostengono 60 miliardi), il punto inquietante sta nella disposizione dell’art.3 del Trattato istitutivo del Meccanismo: «I membri del MES si impegnano incondizionatamente e irrevocabilmente a versare il capitale richiesto dal direttore generale entro sette giorni dal ricevimento della richiesta». Non lascia più tranquilli l’art. 32 dello stesso Trattato, secondo cui «i beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione», «non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative». Inoltre, sempre secondo lo stesso articolo, «gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili», come «inviolabili sono i locali del MES».

Il successivo art. 35 sancisce, poi, che «nell’interesse del MES, il presidente del consiglio dei governatori, i governatori e i governatori supplenti, gli amministratori, gli amministratori supplenti, nonché il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nellesercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti». Questo organismo economico, praticamente intoccabile ed inviolabile, possiede la più alta disponibilità finanziaria del mondo. Quando tutti gli Stati avranno versato le loro quote di partecipazione, disporrà di un capitale di 700 miliardi di euro. Non tranquillizza nemmeno il fatto che l’attuale presidente del MES, Klaus Regling, già consulente per il Fondo Monetario Internazionale, sia un uomo di fiducia dell’ex ministro tedesco delle finanze Wolfang Schäube. Analizzando il raggio d’azione del MES è possibile capire fin dove può arrivare il suo potere. Questo organismo, infatti, ha gli stessi poteri di una banca e, grazie alla riserva frazionaria, con 80 miliardi disponibili può concedere prestiti per 500 miliardi di euro. Al pari di qualsiasi stato sovrano, il MES può emettere bond usando come copertura il Fondo Salva Stati. Il MES può privatizzare con la forza i beni di uno stato sovrano, come è già accaduto con la Grecia che ha dovuto piegarsi alle sue richieste. Ricordiamo che il 17 settembre 2013 il governo ellenico è stato costretto ad avviare il più grande piano di privatizzazione del mondo. L’art. 32 del Trattato non lascia dubbi in proposito: «il MES può acquisire ed alienare beni mobili e immobili». Come potremmo definire, quindi, un organismo che gode di totale immunità, che possiede gli stessi poteri di una banca e di uno stato sovrano, e che per giunta è in grado di imporre il suo volere su altri stati sovrani? Sbaglia, però, chi pensi che siamo difronte ad un mero strumento di natura finanziaria esclusivamente e cinicamente improntato alla fredda logica dei numeri, delle regole, dei parametri, dei calcoli matematici, delle formule aritmetiche. No, il MES ha anche un cuore. Si ispira a valori, principi e ideali. Peccato, però, che si tratti degli stessi valori, principi e ideali dell’agenda globalista del Pensiero Unico e dell’ideologica del politically correct. Basta dare un’occhiata al sito istituzionale del Meccanismo ed andare nella sezione denominata proprio “Diversità ed inclusione”. Si può leggere quanto segue: «il MES riconosce che un forte impegno nei confronti della diversità e dell’inclusione non è semplicemente positivo per le imprese, ma essenziale per il successo delle imprese. Il nostro ambiente di lavoro è aperto e collaborativo e abbracciamo attivamente la diversità nel modo in cui lavoriamo insieme e contribuiamo ai nostri obiettivi condivisi. Pertanto, miriamo a fornire pari opportunità a tutti i candidati indipendentemente dal loro genere, nazionalità, età, razza, cultura, istruzione, convinzioni religiose, orientamento sessuale o disabilità». Si precisa, inoltre, che i nuovi membri del personale si debbano integrare nella «cultura» della diversità e dell’inclusione del MES «attraverso vari eventi sociali, attività culturali o sportive interne». Fin qui, sembrerebbe tutto normale, ossia nell’ottica di non discriminare nessuno. Ma da tempo ormai la neo-lingua del politicamente corretto ci ha abituati a dubitare di parole talismano come «diversità» e «inclusione», utilizzate di solito come cavalli di troia per sdoganare l’ideologia omosessualista. E, infatti, anche nel caso del MES lo stratagemma del callido Ulisse è stato pienamente adottato. La prova si è avuta quando il profilo twitterdell’algido e spietato Meccanismo Europeo di Stabilità si è tinto di arcobaleno e ha ufficialmente comunicato di «unirsi alla comunità LGBTQ + nel celebrare» il Gay Pride che si è tenuto a Lussemburgo dal 4 al 12 luglio 2020, rinviando al sito istituzionale dello stesso MES per ulteriori informazioni sulla diversità e l’inclusione. Seguivano gli hastag #LuxembourgPRIDEe #UnitedInDiversity.

L’evidenza della portata ideologica dell’idea di diversità e inclusione del MES sta proprio nel fatto che questa istituzione economica ha sostenuto un evento come il Gay Pride. Non un evento qualunque: un Gay Pride, ossia la massima espressione dell’ideologia omosessualista, contestata nella forma e nella sostanza anche da molti omosessuali. Non v’è il minimo dubbio che stiamo parlando di un organismo totalmente appiattito sull’agenda dei cosiddetti “nuovi diritti”. Il lupo ha gettato la maschera rendendo, peraltro, risibile la narrazione vittimistica dei poveri omosessuali e transessuali oggetto di intolleranza e discriminazione, nonostante l’esplicito sostegno di istituzioni come l’ONU, il Consiglio d’Europa, la Commissione europea e, ora, anche potentissimo e temibile MES. Il dato inquietante è che questo organismo, per i poteri che lo caratterizzano, rischia di rappresentare una micidiale macchina di propaganda del Pensiero Unico e, soprattutto, uno strumento formidabile di colonizzazione ideologica. Sorge, però, spontanea una domanda: chi ha deciso tutto questo? Posto che le fredde, asettiche e tecniche disposizioni del Trattato non fanno riferimento a nessun parametro etico-morale, chi ha deciso quali fossero i “valori” di riferimento del MES? La verità è che attraverso i ricatti economici, la corda al collo degli aiuti finanziari, le ferree regole imposte ai bilanci degli stati, le precondizioni per i sussidi, i meccanismi di “salvataggio”, si vuole imporre a tutti i Paesi membri dell’Unione europea una visione del mondo che non tiene conto delle peculiarità e della diversità identitaria delle singole patrie. Si tratta di uno dei più totalitari processi di omologazione culturale e di colonizzazione ideologica della storia recente, attuato con la logica del bastone e della carota nei confronti di Paesi economicamente stremati e sempre più bisognosi di aiuti comunitari. Il MES è lo strumento perfetto sia per il processo di omologazione e imposizione del Pensiero Unico, sia per il processo di definitiva estinzione dei principi, valori e ideali del popolo italiano. A cominciare da quei principi, valori e ideali che si rifanno alle profondissime radici cristiane del nostro Paese. Anche di questo occorrerebbe cominciare a parlare nell’attuale dibattito pubblico.

 

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