di Sabino Paciolla



Sono rimasto basito nel vedere e sentire l’applauso, il lungo applauso, anzi, la clamorosa manifestazione collettiva di entusiastica approvazione e esultanza elargita a Mario Draghi dal cosiddetto popolo ciellino presente al Meeting di Rimini, mercoledì 24 agosto scorso, alla introduzione della sua relazione. E’ bastato il suo nome e cognome per scatenare il boatos da stadio. Si dirà, ma è il presidente del consiglio ancora in carica in Italia. Certo, ma la carica e l’energia dell’applauso dicono della potente adesione alla sua figura e alla sua azione di governo esercitata in questi 18 mesi circa. 

Eppure, Mario Draghi è colui che in maniera fredda e chirurgica, direi quasi cinica, ha sospeso per mesi e mesi i diritti e le libertà fondamentali costituzionalmente garantite a milioni di persone. Ha impedito a ragazzini di prendere il bus per andare a scuola e agli adulti di prendere persino un caffè in un bar. E tutto questo perché quei cittadini non sono stati disposti a vaccinarsi con un siero sperimentale anti COVID molto rischioso, potenzialmente foriero di numerosi eventi avversi anche gravi e gravissimi come il decesso. Draghi, ed il suo fido ministro della salute Roberto Speranza, anche lui di casa al Meeting, hanno costretto, contro la loro volontà, milioni di cittadini ad inocularsi quel siero rischioso pur di continuare a lavorare o a condurre la solita vita quotidiana. Ancora oggi, per il settore della sanità e delle RSA vige l’obbligo vaccinale nonostante la realtà abbia ampiamente dimostrato che anche un medico vaccinato con 4 dosi può infettarsi ed infettare un paziente come e più di un non vaccinato.   

Mario Draghi è colui che è diventato famoso per la bufala secondo la quale l’appello a non vaccinarsi era sostanzialmente un appello a morire. “Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure, fai morire. Non ti vaccini, ti ammali, contagi, lui lei muore. Questo è”. E’ lo stesso che disse nel luglio 2021 che “il Green Pass è la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose. (…) E’ una misura che dà serenità, non che toglie serenità”. 

Mai affermazioni rivelatesi così spudoratamente lontane dalla realtà sono state proferite da un primo ministro italiano. Mai parole tanto sbugiardate dai fatti sono servite per rinchiudere una parte degli italiani in un recinto angusto su cui sono piovute contumelie sputate dagli altri italiani. Mai parole annunciate da un Presidente del Consiglio hanno tanto diviso gli italiani, hanno seminato odio e rancore come quelle dette da Mario Draghi. Altro che “una misura che dà serenità”. Poche parole nella storia d’Italia hanno leso la dignità della persona umana come quelle dette dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, e messe in atto da decreti governativi.

Ho detto “parole rivelatesi”, “sbugiardate dai fatti”….. In realtà, era chiaro a molti, almeno a chi voleva informarsi e non sorbirsi la propaganda di governo, che quelle parole erano prive di fondamento. Bastava guardare le statistiche e le ricerche. Eppure quelle parole sono state date in pasto agli italiani in preda al terrore, sono servite per dare loro l’illusione che con quei mezzi, l’obbligo vaccinale e green pass, la situazione si sarebbe risolta una volta per sempre. Il coronavirus sarebbe stato solo un lontanissimo incubo. E invece la realtà è stata ben altra. Per avere chiara la dimensione dell’illusione instillata nella mente degli italiani basterebbe guardare lo sguardo e le parole sprezzanti di Bruno Vespa, tronfio di essere tri-vaccinato e quindi di non aver bisogno di un tampone perché convinto che i vaccinati hanno la garanzia di non contagiarsi e di non contagiare. A questo livello sono state ridotte le persone che in buona fede si sono affidate. 

Non aggiungo altre parole per illustrare i disastri economici che arriveranno (le prime avvisaglie le abbiamo già, vedi l’impennata dell’inflazione) le cui fondamenta sono state poste dalla sciagurata decisione del governo Draghi di inviare armi alla Ucraina, entrando di fatto in un conflitto rischiosissimo, mettendosi dalla parte di uno dei contendenti. 

Le cose sono dunque chiare. Un presidente così, posto che venisse invitato, sarebbe dovuto essere accolto a colpi di fischi. E invece… Sembra che il popolo ciellino, almeno quello che ha preso parte all’incontro suddetto, sia preda della sindrome di Stoccolma: ringrazia di cuore Draghi per avergli fatto inoculare un prodotto sperimentale rischioso i cui effetti a lungo termine non sono chiari senza che abbia sconfitto il coronavirus, e si mostra riconoscente per la recessione che il presidente con le sue azioni ha contribuito a preparare. 

Oppure la spiegazione potrebbe essere altra. Ovvero, che sia venuto meno o abbia tradito le radici da cui quell’esperienza è nata. Forse quelle persone presenti alla kermesse riminese hanno dimenticato che il potere, attraverso il richiamo a certi “valori” che esso stabilisce, pretende l’ubbidienza dai cittadini. Una volta quei “valori” erano la patria, la razza, il proletariato. Oggi, evidentemente, per quella gente lì riunita, quei “valori” sono rappresentati dalla serietà e dalla competenza tecnica e professionale di Mario Draghi, poste al di sopra di tutto, anche del dolore della gente. Non importa se quella persona ha oltraggiato la libertà e la dignità di una parte dei cittadini italiani, non importa se ha detto cose rivelatesi palesemente false, non importa se ha spinto la maggioranza degli italiani ad odiare la minoranza, l’importante è nutrire e nutrirsi dell’illusione che quella persona ci ha risolto i problemi “con serietà e professionalità”. Esattamente come ci ha risolto il problema della COVID e come ci ha preparato un autunno ed un inverno che non saranno caldi, ma molto molto freddi! 

Quella gente lì, dimenticando quello che ha detto don Giussani, si è spellata le mani per un rappresentante del potere che ha tentato di schiacciare una parte del popolo italiano sulla base di una “verità” scientifica e sanitaria rivelatasi falsa. Quella gente lì ha dimenticato che il potere tende a ridurre la persona e il suo desiderio, e non sopporta alcuna critica. Quella gente lì ha dimenticato che il potere impone la “sua scienza” e non sopporta qualsiasi altra posizione che sia contraria o che esprima semplicemente un dubbio scientifico. Quella gente lì ha dimenticato la propaganda di “fidarsi della scienza”, quella “scienza”, e solo quella “scienza”, imposta e legittimata dal potere. Quella gente lì ha dimenticato che chi ha proposto sin da subito una cura che si è dimostrata estremamente efficace e assolutamente non costosa è stato infangato, oltraggiato, vilipeso e sospeso. Quella gente lì ha dimenticato che un potere che semina divisione nel popolo, o che schiaccia una parte di esso, ha in odio il popolo nella sua interezza. Quella gente lì ha dimenticato che un potere che ricatta la gente (se non ti vaccini, non lavori, soffri) non è al servizio dell’uomo. Quella gente lì ha dimenticato che finché vivremo dicendo sempre di sì, comportandoci come oggetti del potere, saremo lodati e perfino ritenuti dei bravi cristiani.

Una volta ci andavo al Meeting di Rimini, ed anche con piacere. Per carità, ci saranno anche momenti e testimonianze interessanti, ma vedere il livello generale a cui si è ridotto, vedere il flirt con il potere che di anno in anno diventa sempre più manifesto, assistere allo spettacolo dell’”unione civile” dei suoi dirigenti con il pensiero unico politicamente corretto non si può far altro che prendere la decisione di non partecipare e di non assistere a momenti tragicomici come la suddetta ovazione. Il Meeting di Rimini si palesa sempre più come il megafono del potere o il tappeto rosso che i potenti amano calpestare per incipriarsi con quell’aura di finta cultura in un momento di relax di fine estate. I senza potere, i tacitati, i vilipesi, i sospesi… quelli no, non troveranno facilmente voce. Ma la vita culturale del paese offre tanto altro. Per fortuna. 

 


 

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