Padre P.J. Hughes è il parroco della chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Mullahoran, una cittadina nella contea rurale di Cavan, Irlanda. Recentemente si è guadagnato la dubbia particolarità di diventare il primo sascerdote irlandese da secoli a rischiare il carcere per non voler pagare la multa per aver detto la messa in pubblico.

Un articolo del giornalista irlandese David Quinn, pubblicato su First Things, nella mia traduzione.

 

Padre P J Hughes PP of Mullahoran, Irlanda
Padre P J Hughes PP of Mullahoran, Irlanda

 

Padre P.J. Hughes è il parroco della chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Mullahoran, una cittadina nella contea rurale di Cavan, Irlanda. Recentemente si è guadagnato la dubbia particolarità di diventare il primo sascerdote irlandese da secoli a trovarsi dalla parte sbagliata della legge per aver detto la messa in pubblico.

Tutti gli atti di culto pubblico sono attualmente vietati in Irlanda in base a una legge che impone uno dei più severi lockdowns per COVID-19 del mondo. La Garda – la forza di polizia irlandese – ha multato P. Hughes di 500 euro, e lui si rifiuta di pagarla. Ora rischia il carcere. Un prete cattolico non è viene imprigionato per aver detto messa nel paese dai giorni peggiori delle leggi penali, diverse centinaia di anni fa, quando la Gran Bretagna soppresse la fede cattolica in Irlanda.

Padre Hughes continua a permettere ai suoi parrocchiani di partecipare alla messa nella sua chiesa. La Domenica delle Palme, la polizia ha istituito posti di blocco all’ingresso di Mullahoran. I parrocchiani che cercavano di raggiungere la chiesa di Nostra Signora di Lourdes in auto sono stati respinti. Alcuni avevano viaggiato pa posti lontani, attirati dalla notizia che da qualche parte in Irlanda un prete permetteva ai cattolici di partecipare alla messa. Alcuni hanno ricevuto multe per questo. Quelli che sono riusciti ad entrare in chiesa sembrano essere arrivati per lo più a piedi.

“Le guardie mi hanno attaccato e mi hanno accusato di diffondere il virus”, ha detto P. Hughes all’Irish Times dopo la messa della Domenica delle Palme. “Una guardia mi ha detto che stavo mettendo a rischio la vita degli anziani. È un giorno triste [vedere] che tre auto della Garda girino intorno a questa chiesa. Non hanno altro da fare? Che Dio ci aiuti”.

Sean Cronin, un pastore della Open Gates Church nel quartiere popolare di Ballymun a Dublino, è stato portato via dalla polizia la Domenica delle Palme dopo aver tentato di tenere una funzione in una chiesa in un’altra parte della città.

L’attuale lockdown è iniziato lo scorso Natale. È il terzo blocco dell’Irlanda dal marzo 2020. La gente non può frequentare alcun luogo di culto, tranne che per la preghiera privata. I funerali sono legali, ma solo 10 possono partecipare. Solo sei possono partecipare a un matrimonio.

Il culto pubblico è stato limitato in Irlanda per otto degli ultimi dodici mesi, più a lungo che in qualsiasi altro luogo in Europa. Il culto pubblico non sarà permesso di nuovo almeno fino alla fine di maggio. Quasi ogni altro paese in Europa permette il culto pubblico, anche se con limiti al numero di fedeli. Molti hanno chiuso completamente il culto pubblico solo durante il primo blocco nelle prime fasi della pandemia l’anno scorso. L’Irlanda è un’eccezione in questo senso.

Attualmente, gli irlandesi vivono sotto restrizioni di livello 5, che sono le più draconiane. Eppure queste restrizioni permettono a negozi di alimentari, ferramenta e negozi di liquori (o “off-licenses”, come li chiamano gli irlandesi) di essere aperti. Il governo irlandese considera i negozi di liquori più essenziali del culto pubblico, sembra. Il culto pubblico non sarà più permesso fino al livello 2. Sotto le restrizioni del Livello 3, i barbieri saranno aperti, così come i negozi ordinari e le palestre. Sarà permesso mangiare all’aperto. Ma agli irlandesi non sarà ancora permesso di riunirsi per il culto.

Qualche mese fa, ho chiesto al vice direttore sanitario dell’Irlanda, il dottor Ronan Glynn, di questa apparente discriminazione. Ha risposto che lo stato stava chiudendo aree di attività considerate “meno importanti… nel contesto di una pandemia”. Questa risposta sembra rivelare ciò che il governo irlandese pensa del culto pubblico.

Dagli stessi esponenti della chiesa, c’è stato poco più che un brontolio in risposta. In Francia, i vescovi cattolici hanno portato il governo in tribunale per sfidare le restrizioni. Gruppi religiosi hanno fatto lo stesso in Belgio, Scozia, Germania e Stati Uniti, tra gli altri paesi. In quasi tutti i casi hanno avuto successo, e i giudici hanno stabilito che i divieti totali al culto pubblico sono sproporzionati.

Ma in Irlanda, è stato lasciato a un uomo d’affari, Declan Ganley, il compito di organizzare una sfida legale. Il suo caso si sta lentamente facendo strada attraverso il sistema giudiziario. È possibile che il divieto venga revocato prima che venga adeguatamente ascoltato.

Nel frattempo, P. Hughes continua a dire messa nella sua chiesa parrocchiale, e continua a permettere ai membri del pubblico di parteciparvi, a patto che riescano a sfuggire ai controlli della Garda. Questo è il triste punto a cui siamo arrivati in Irlanda.

 

 

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