Santa Teresa di Lisieux
Santa Teresa di Lisieux

 

 

di Gianni Silvestri

 

La recente memoria liturgica di S. Teresina del bambin Gesù è stata l’occasione per riflettere sulla originalità di questa ragazza, non solo proclamata santa, ma addirittura riconosciuta dottore della Chiesa (la più giovane tra i 36 a cui tale titolo è stato conferito, in compagnia di S. Agostino, San Tommaso e di altrettanti grandi personaggi).


Cosa avrà da dirci una ragazza francese vissuta a Lisieux quasi sino agli inizi 1900?  (quindi quasi nostra contemporanea?)

Partiamo dal punto più condiviso del nostro breve ragionare.
L’essere umano vive di relazioni, è un essere sociale che sin dalla nascita cresce ed è formato dalla relazione (ad esempio con i genitori, la maestra, gli amici ecc.).
Anche quella con Dio è una relazione,  quindi una cosa che dovrebbe essere naturale per noi, immersi come siamo in tante relazioni.
Ma allora perché sorgono problemi per questa relazione con Dio?
Problemi che nascono persino dal dubbio sulla stessa esistenza di Dio, che pretendiamo essere prima “provata” sperimentalmente, (diffidenti come siamo, -ma solo verso di Lui- visto che restiamo creduloni verso tanti altri leader o verso i politici o persino i moderni influencer ecc.).

Problemi legati alla nostra capacità di immaginarlo, seguirlo ed amarlo (il confronto tra le nostre debolezze e la Sua grandezza ce lo rende inarrivabile).

 

Questo modo di ragionare – che rende plausibili queste difficoltà – parte da un presupposto errato: che siamo noi all’origine della relazione con Dio.

Se manteniamo questo presupposto errato, ponendoci al centro del mondo e della relazione (quasi “al posto di Dio”), ben si comprendono i dubbi ed i drammi del pensiero filosofico (soprattutto moderno) nei confronti del Creatore e – a cascata – i dubbi sulle questioni fondamentali della vita che, senza di Lui, perdono il fondamento e diventano preda di correnti e dottrine di ogni tipo (ce lo  ricordava Benedetto XVI sin dalla “Missa pro eligendo romano pontifice”:
Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero……il lasciarsi portare qua è là da qualsiasi vento di dottrina appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni”

Ma nel caso di Dio la relazione può essere più facile di come sembra,
come ci ha mostrato la vita e la testimonianza di S. Teresina di Lisieux.
È tanto semplice questa sua intuizione da essere stata chiamata “la piccola via” (quasi una scorciatoia per il paradiso).
Tanto semplice quanto vera, visto che questa giovane quasi analfabeta per il mondo, è stata proclamata dottore della Chiesa

Teresa ci insegna che è necessario ribaltare il punto di partenza.

E’ Dio che vuole avere una relazione con noi:
Dio ci ha amato per primo (ci ricorda Giovanni nella sua I° lettera).
egli ci ha creato, prendendo l’iniziativa,
egli ci ha salvato, permettendo la morte di suo figlio,
pur di mostrare il suo amore per noi.

Allora se è lo stesso Dio a volere una relazione con noi, se è Lui a voler prendere l’iniziativa, le cose si fanno più semplici: lasciamo fare a Lui, cerchiamolo e mettiamoci di fronte a Lui, nella nostra povertà; lasciamoci amare da Lui come un bimbo che si affida ai genitori, senza preoccuparsi di cosa e come fare, al figlio basta affidarsi a loro, perché sa di essere amato e questo gli basta.

Forse anche per questa necessità di abbandonarsi e fidarsi di Dio, che Gesù ci ha ricordato: “se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”.
(per questo una delle rare volte che Gesù “si indigna” – e persino con i propri amici apostoli – è quando cercano di allontanare i bimbi da Lui come abbiamo letto nel Vangelo di domenica 3 ottobre).

Lasciar fare a Dio, significa azzerare la nostra presunzione di voler prima capire e poi agire (ma come fare a capire Dio?).


Fidarsi della Sua parola e del suo amore è molto più semplice del tentare di comprendere Dio; S. Teresa suggerisce di fidarsi così – semplicemente – della Sua volontà e del Suo amore, come un bimbo si fida della sua mamma o del suo papà senza prima pretendere di comprenderli e/o valutarne i programmi futuri.
Lasciarsi amare da Dio, prima che tentare di amarLo (e Lui ci guiderà anche a questo).
Lasciarsi illuminare dalla Sua parole, prima di pretendere di capire il mondo
lasciarsi guidare da Lui, prima che provare a far tutto da soli (contro tutto e tutti).
Ecco la semplicità della “piccola via”: Dio mi af-fido a Te, e mi metto nelle tue mani, fai tu….indicami la Tua volontà, che è la via migliore per me.
Da questa semplicità, da questa fiducia senza pretese, nasce nel tempo la relazione con Dio che diventa sempre più intuibile nella vita personale (da tante piccole-grandi “Sue attenzioni”), e che fa superare – naturalmente e per esperienza – i problemi teorico-filosofici che noi stessi ci creiamo nella nostra (piccola) mente.

Perché, dunque, tante resistenze ad affidarsi a Dio?
Eppure tutti i giorni mettiamo persino la nostra vita nelle mani di altri (del medico e dei farmaci che prescrive, del comandante dell’aereo che prendiamo, del meccanico che ci regola i freni dell’auto, persino dello sconosciuto che si ferma facendosi passare sulle strisce pedonali senza investirci ecc). Perché dunque fidarsi di tanta gente sconosciuta e non di Dio?

Termino con le parole di San Giovanni Paolo II – quel grande Papa che conferì a S. Teresina il titolo di Dottore della Chiesa nel 1997:
 “Ad una cultura razionalistica e troppo spesso permeata di materialismo pratico, ella contrappone con semplicità disarmante la “piccola via” che, rifacendosi all’essenziale delle cose, conduce al segreto di ogni esistenza: la divina Carità che avvolge e permea ogni umana vicenda… La strada da lei percorsa per raggiungere questo ideale di vita non è quella delle grandi imprese riservate a pochi, ma è invece una via alla portata di tutti, la “piccola via”, strada della confidenza e del totale affidamento alla grazia del Signore….
Sì, o Padre, ti benediciamo, insieme con Gesù (cfr Mt 11, 25), perché hai nascosto i tuoi segreti “ai sapienti e agli intelligenti”, e li hai rivelati a questa “piccola”, che oggi nuovamente proponi alla nostra attenzione e alla nostra imitazione”.

Le cose nella realtà di Dio sono dunque semplici,
evitiamo di complicarcele.

In pace    

 

 

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