busti Putin Lenin Stalin
Da Nikolaj Romanov a Vladimir Putin

 

 

di Mattia Spanò

 

Un tizio muore e va all’inferno. Il diavolo gli fa fare il giro dei supplizi perché scelga il suo. Dannati che bruciano in mari di fuoco, altri al gelo, altri ancora sottoposti ad ogni genere di torture.

Per ultimo, il tizio visita un lago di cacca. Grande, calmo. Comodamente a mollo, qualche dannato legge il giornale, altri giocano a carte, qualcuno si fa una nuotata, c’è perfino chi dorme sul dorso.

“Hai scelto?”, chiede il diavolo.

“Scelgo questo. Non il massimo, ma è il meglio che offra la casa”.

“D’accordo, accomodati”, dice il diavolo.

Il tizio entra con circospezione nel grande lago tiepido. Si avvicina agli altri che lo accolgono cordialmente. Odore a parte non è affatto male, pensa. 

Dopo circa un quarto d’ora, il diavolo torna e sbraita: “La pausa è finita, tutti sotto!”.

Questa vecchia barzelletta mi sembra descriva bene la situazione. Lo spaesamento euroatlantico di fronte alla guerra russo-ucraina, la reductio ad hitlerum di Putin, la ripetizione geometrica di stilemi narrativi – “con la centrale nucleare abbiamo rischiato un disastro 6 volte superiore a Chernobyl” suona come “chi non si vaccina, rischia 27 volte più di un vaccinato di morire di Covid” – la surreale questione se vaccinare o meno gli 800.000 profughi appioppati all’Italia, invocare l’unità politica nell’ora più buia intorno alla riforma del catasto, aggiungono tessere chiave al desolante mosaico dell’ossidazione mentale maggioritaria.

Per tacere dell’invio di armi in Ucraina da un paese che, Costituzione alla mano, ripudia la guerra e un’Unione che ha “garantito 70 anni di pace” – se l’Ucraina è in Europa, figuriamoci l’ex Jugoslavia, la Bosnia Erzegovina, il Kosovo e la Serbia: da quando precisamente parte il conteggio virtuoso? O di Draghi che parla di attacco scellerato alla centrale nucleare in Ucraina, salvo che non pare proprio vi sia stato alcun attacco. Anzi sì: di gruppi di sabotatori ucraini.

Il nuovo no-vax è il direttore d’orchestra russo, la soprano, le barche sequestrate agli oligarchi, l’albergatore riminese che caccia i clienti russi, il cocktail Moscow Mule che diventa Kiev Mule. Si cancellano corsi su scrittori russi defunti da oltre un secolo come Dostoevskij. L’Occidente è diventato un ricovero per pazienti psichiatrici da camicia di forza.

D’altra parte l’uomo brutto e cattivo – quanto sono meglio i cani, Adalgisa – è il cancro del pianeta, l’aborto un diritto umano fondamentale che sconfina nel dovere, la malattia mentale di massa meritevole di bonus da spendere dall’analista. Se hai perso il lavoro, il tuo matrimonio va a ramengo, resti al freddo e il prezzo della pasta triplica è a causa delle tue gabbie mentali, o le fobie come quella verso gli omosessuali. 

Se ti sei vaccinato, disinfettato, chiuso in casa, mascherato, distanziato e la pandemia è sempre lì, è perché sei ipocondriaco. Colpa tua, non di un governo di barbari inetti odiatori della civiltà. Niente che una robusta flebo di Xanax non possa sedare, magari assunta sotto obbligo surrettizio altrimenti non lavori e non entri dal tabaccaio, in un bell’hub di ascolto – l’ascoltatore avrà visiera e doppia mascherina, o potremo ammucchiarci come alle manifestazioni contro la guerra in l’Ucraina sotto bandiere luminose proiettate sui monumenti?

Così, complici nuove madonne come Greta Thumberg e un numero incalcolabile di pistolotti – dal papa a Draghi al salumiere, è venuto fuori il prete abusivo che dorme in ogni leader d’opinione o autorità – l’Occidente è approdato all’infelice conclusione di confondere se stesso con l’umanità intera. Un corsa al conformismo, all’idiozia selvaggia che tramortisce.

Se non tappi la bocca ai media russi come ai no-vax, se non hai amici gay sposati in Comune che presi da foia riproduttiva affittano uteri, o non sei disposto a fare sacrifici pagando il gas un miliardo di euri al metro cubo per aiutare le badanti sessuali ucraine (idea dal sen fuggita al magnifico duo Antonio Di Bella e Lucia Annunziata, quella che voleva prendere per il collo qualche milione di italiani riottosi al salvifico intruglio che non salva), sei un subumano, un paria immeritevole di vivere, un nemico del popolo.

L’ossessione – questa sì psichiatrica – per un mondo migliore, di pace, senza fame né povertà, col reddito di base universale da spendere in bonus monopattini, cellulari, psicanalisti e cibo vegano cruelty free (mica penserete di comprarci quel che vi pare con la Povery Card) finisce giù per lo scarico.

Mi viene allora il sospetto di assistere agli ultimi fuochi dell’umanesimo ateo. Quello che ha cacciato Dio dagli altari e si ritrova a saccheggiare bambini per fornire pezzi di ricambio a vegliardi cancerosi ma facoltosi, che ogni anno si fanno sostituire il sangue con quello di ventenni – non fate i gradassi quando chiedono se credete ai vampiri: certo che no, ma potreste sbagliarvi.

Dei vostri cadaveri fanno già terriccio per fiori e diamanti, presto fertilizzanti o li impiegheranno per produrre energia – al 65° compleanno vi daranno Pentobarbital concentrato, lo stesso usato per giustiziare i condannati negli USA: come pensate di conciliare il non fare figli per il surf a Malibu con una prospettiva di vita di 120 anni di cui 50 da pensionati a spese di Pantalone? – o perché no cibo per i nostri amici animali.

Il che ci porta alla conclusione: se scanso il rapporto col divino, cosa rende l’uomo tale? Di lui cosa resta? Una zebra sa di essere una zebra? No. E perché per l’uomo dovrebbe essere diverso, se togliamo il rapporto con l’invisibile?

Costituzioni, trattati, tribunali di ogni ordine e grado sono utili come una zolletta di zucchero nell’Artico. I governi agiscono contro i popoli e in barba al più elementare principio di realtà, segando il rametto sul quale sono seduti.

Viviamo nel Grande Rave dell’Occidente. Rave, delirio. Come un branco di scoppiati dalla musica tekno e jungle, ecstasy e pessimo alcol. Gente che non sa più come si chiama, se sia giorno o notte, né si ricorda se ha parcheggiato la macchina o l’ha mangiata in preda alla fame chimica. Ieri il Covid, oggi l’Ucraina, domani le locuste, settimana prossima di nuovo Covid. Almeno le piaghe bibliche ebbero termine.

C’è ancora una fetta rilevante della popolazione persuasa che se continuiamo a bucherellarci i deltoidi usciremo dalla pandemia. O pensa che Vlad il pazzo, al vederci armati di cappellini gialloblu e candele muoia di paura e rinsavisca. Ma state tranquilli: le sanzioni spezzeranno le reni alla Russia. Intanto l’euro crolla, le borse anche e i prezzi del comparto energetico schizzano alle stelle. Anche gruppi bancari primari sudano freddo al pensiero del blocco del sistema Swift. 

Davvero, non si capisce chi danneggiano le sanzioni. Non si capisce niente, come al rave di Viterbo, quello del morto, dei cani morti, dei neonati. Quello della polizia in vigile attesa mandata dal ministro Lamorgese.

 

 

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