di Sabino Paciolla

 

Padre Raymond J. de Souza, ben noto su questo blog, ha scritto un articolo pubblicato su National Catholic Register che, partendo dalla conclusione del Giubileo, fa memoria di quanto avvenne e delle speranza suscitate dal Grande Giubileo del 2.000 sotto San Giovanni Paolo II. Di seguito una sintesi.

Il primo giorno del nuovo anno, scrive de Souza, Papa Leone XIV ha evocato le parole di Papa San Giovanni Paolo II pronunciate alla conclusione del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Giovanni Paolo II aveva sottolineato come il Giubileo avesse offerto ai credenti straordinarie occasioni di incontro con Cristo, concludendo con un appello alla «coraggiosa disponibilità a mettersi nuovamente in cammino per annunciare il suo Vangelo, antico e sempre nuovo».

Venticinque anni fa, il 6 gennaio 2001, Giovanni Paolo II chiuse il Grande Giubileo nella solenne festa dell’Epifania, convinto che la storia e la cultura umana fossero mature per un nuovo incontro con il messaggio salvifico di Cristo. In quella stessa giornata, chiudendo la Porta Santa di San Pietro, pubblicò la lettera apostolica Novo Millennio Ineunte (“All’inizio del nuovo millennio”), un documento dal tono sia di discorso di commiato che di carta costituzionale.

La preparazione e la celebrazione del Grande Giubileo erano state definite dallo stesso pontefice come l’«ermeneutica» dell’intero suo pontificato. La celebrazione dell’Anno 2000 era stata un successo straordinario, con decine di milioni di pellegrini accolti a Roma, tra cui folle immense per la Giornata Mondiale della Gioventù e il Congresso Eucaristico Internazionale. Giovanni Paolo II compì anche due viaggi storici: il pellegrinaggio in Terra Santa e la visita a Fatima.

Durante il Giubileo, il papa canonizzò suor Faustina Kowalska come prima santa del terzo millennio, imprimendo il sigillo della Divina Misericordia sull’evento e proclamando la nuova ricorrenza liturgica della Domenica della Divina Misericordia. La commemorazione dei nuovi martiri del XX secolo e la richiesta di perdono per i peccati storici dei cattolici furono atti potenti di onore e guarigione.

Giovanni Paolo II aveva parlato per decenni di questo secolo come di un tempo di nuove grazie, esprimendo nel 1995 alle Nazioni Unite la fiducia che nel successivo millennio si sarebbe potuta costruire «una civiltà degna della persona umana, una vera cultura della libertà», quando «le lacrime di questo secolo hanno preparato il terreno per una nuova primavera dello spirito umano».

Al termine del Grande Giubileo, ci si aspettava che esso avrebbe liberato «nuove energie» nella Chiesa, poiché la Novo Millennio Ineunte faceva eco alla chiamata di Cristo a «prendere il largo». La Chiesa sembrava pronta per una grande opera di evangelizzazione in un mondo che, dopo un secolo cupo, era pronto ad ascoltare nuovamente il Vangelo.

Poi tutto è andato storto, o all’indietro. Se il Grande Giubileo aveva mostrato al mondo il volto gioioso della fede religiosa, nove mesi dopo l’11 settembre portò violenza letale di ispirazione religiosa. Il terzo millennio non si aprì con una primavera dello spirito, ma con il terrorismo religioso e la reazione di un «nuovo ateismo» – un rifiuto intellettualmente alla moda di Dio animato dalle patologie del fondamentalismo religioso.

Non solo eventi esterni, ma anche sviluppi interni hanno minato l’energia evangelica della Chiesa: gli abusi sessuali, la liturgia e la sinodalità. Nella lettera apostolica di Giovanni Paolo II non c’era alcun accenno al flagello degli abusi sessuali da parte del clero, benché durante il Grande Giubileo avesse lavorato con il cardinale Ratzinger per affrontare il problema, emanando nell’aprile 2001 una nuova legislazione.

Esattamente un anno dopo la chiusura della Porta Santa, il 6 gennaio 2002, il Boston Globe pubblicò il primo di centinaia di articoli che descrivevano in dettaglio crimini e insabbiamenti. L’energia evangelica del Novo Millennio Ineunte fu sommersa dall’ondata della crisi.

L’esempio del cardinale Dolan è emblematico: presente alla gloriosa conclusione del Grande Giubileo nel gennaio 2001, otto mesi dopo fu ordinato vescovo ausiliare, ma sei mesi più tardi trascorreva le sue giornate esaminando casi storici di abuso. Il suo intero episcopato è stato vissuto all’ombra della crisi degli abusi sessuali, culminando con l’annuncio di un fondo di 300 milioni di dollari per gli accordi sugli abusi.

Altre distrazioni sono arrivate come conseguenze involontarie di scelte successive. Papa Benedetto, nel 2007, diede ai sacerdoti il permesso di celebrare la «forma straordinaria» della Messa, indipendentemente dalla volontà dei vescovi. Questo ha segnato in certi luoghi una grande svolta verso l’interno, prosciugando energie in controversie liturgiche.

Anche il progetto sinodale di Papa Francesco è diventato ripiegato su se stesso, in contrasto con la sua insistenza nel ripensare le attività della Chiesa attraverso una lente missionaria. La Chiesa è uscita dalla sacrestia, ma si è ritrovata in una sala conferenze. La portata del processo sinodale ha distolto energie dalla proclamazione della Parola di Dio.

Il Giubileo del 2025, per la prima volta dal 1700, ha visto la morte di un papa e un conclave. Un nuovo papa porta nuova energia, come ogni giubileo. Nel 2026, la domanda post-giubileo sarà se quelle energie saranno sfruttate in modo più efficace rispetto a venticinque anni fa.

 

 

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