Il gesuita padre James Martin ha parlato oggi 23 agosto, in qualità di relatore, all’Incontro Mondiale delle Famiglie, in Irlanda. Fa un certo effetto ascoltare le sue parole mentre siamo ancora sconcertati da quanto è accaduto negli Stati Uniti (qui) riguardo agli abusi sessuali a carattere prevalentemente omosessuale. Fa effetto e fa molto pensare che mentre tutto questo è accaduto, sia stato comunque concesso al gesuita l’uso di una così importante piattaforma mediatica, quale è l’evento mondiale delle famiglie, per perorare la causa omosessuale, per altro in maniera confusa e ambigua. Una ambiguità che oramai è diventata insopportabile ed insostenibile.

Riporto la cronaca dell’incontro con l’articolo scritto da Doug Mainwaring and Pete Baklinski.

Eccola nella mia traduzione.   

Foto: padre James Martin

Foto: padre James Martin

Padre James Martin, consigliere vaticano e sacerdote gesuita pro-LGBT, ha detto ai partecipanti all’Incontro Mondiale delle Famiglie oggi in Irlanda che gli omosessuali attivi “dovrebbero essere invitati nei ministeri parrocchiali“, menzionandoli specificamente come “ministri dell’Eucaristia“, al fine di renderli accolti e accettati nella Chiesa cattolica.

Come ho detto, c’è una tendenza a concentrarsi sulla moralità sessuale dei parrocchiani L.G.B.T., che è sbagliata, perché, in primo luogo, spesso non si ha idea di come siano le loro vite sessuali, e, in secondo luogo, anche se non fossero all’altezza, non sono gli unici“, ha detto.

Di conseguenza, le persone L.G.B.T. possono sentirsi disoneste nelle loro persone e pertanto non aver posto nei ministeri. Come tutti coloro che nella vostra parrocchia non sono all’altezza dei Vangeli – il che vale per tutti – le persone L.G.B.T. dovrebbero essere invitate nei ministeri parrocchiali: ministeri dell’Eucaristia, ministeri della musica, lettori, ministero del lutto e ogni altro ministero“, ha aggiunto.

Mentre la Chiesa cattolica negli Stati Uniti viene flagellata, stretta con storia dopo storia di abusi sessuali predatori e coperture da parte di sacerdoti e prelati – la stragrande maggioranza dei quali sono di natura omosessuale – il sacerdote (gesuita) ha usato la sua piattaforma all’evento organizzato in Vaticano per fare pressione affinché la Chiesa normalizzi l’omosessualità e il transgenderismo.

La presentazione di P. Martin si intitolava “Mostrare accoglienza e rispetto nelle nostre parrocchie per le persone LGBT e le loro famiglie“.

Il cardinale Raymond Burke ha detto a LifeSiteNews in un’intervista del 2014 che i sacerdoti dovrebbero “cercare di stare vicini” ai membri della parrocchia “che vivono nel peccato pubblico in una relazione omosessualein modo da “aiutarli a lasciare la relazione peccaminosa e iniziare a condurre una vita casta”.

Padre Martin ha affrontato direttamente il tema delle persone apertamente omosessuali che cercano ruoli di ministero all’interno della parrocchia.

Quelle persone che vivono così non possono certo avere alcun ruolo di leadership nella parrocchia, perché darebbero l’impressione ai parrocchiani che il loro modo di vivere sia perfettamente a posto. Perché, quando, facciamo da guida in una parrocchia, in un certo senso, diamo testimonianza di una vita cattolica coerente. E alle persone che non sono coerenti con la loro fede cattolica non vengono dati ruoli di leadership. Non viene chiesto loro, per esempio, di essere lettori alla Santa Messa – o di assumere un’altra posizione di leadership – finché non abbiano rettificato la loro situazione e siano passati attraverso una conversione di vita e poi siano pronti ad avere un tale ruolo di leadership“, ha detto.

Da un lato, dà certamente scandalo ai parrocchiani per quanto riguarda una parte molto essenziale della nostra vita, la nostra sessualità, [e] che cosa ciò significhi. D’altra parte, non è un bene per le due persone coinvolte nel rapporto disordinato, perché dà loro anche l’idea che la Chiesa in qualche modo approvi quello che stanno facendo“, ha aggiunto.

Durante tutto il suo discorso, Martin ha sempre parlato di “cattolici LGBT“, rafforzando l’idea che Dio crea uomini e donne gay, lesbiche o transgender.

Non scelgono il loro orientamento… Voi non scegliete il vostro orientamento o la vostra identità di genere più di quanto non scegliate di essere mancini. Non è una scelta. E non è una dipendenza. Quindi, non è un peccato essere semplicemente L.G.B.T. Molto meno, non è qualcosa da ‘biasimare’ su qualcuno, come i genitori“, ha detto.

Martin ha danneggiato il clero e i laici che continuano ad abbracciare la saggezza della Chiesa e le migliori pratiche pastorali per quanto riguarda l’attrazione per persone dello stesso sesso, dicendo che “la maggior parte dei cattolici L.G.B.T. sono stati profondamente feriti dalla Chiesa“.

Possono essere stati derisi, insultati, esclusi, condannati o scelti per essere criticati, privatamente o dal pulpito. Forse non hanno mai sentito il termine ‘gay’ o ‘lesbica’ espresso in modo positivo o anche neutrale“, ha detto.

La Chiesa cattolica insegna che Dio ha creato gli esseri umani come “maschio e femmina” e li ha donati gli uni agli altri nel matrimonio in modo che potessero “crescere e moltiplicarsi“. L’attrazione sessuale e gli atti sessuali tra un maschio e una femmina sono specificamente creati da Dio allo scopo della procreazione. La Chiesa cattolica è logica e coerente quando insegna che gli atti omosessuali sono “atti di grave depravazione” e “intrinsecamente disordinati” in quanto “contrari alla legge naturale” in quanto “chiudono l’atto sessuale al dono della vita“.

Non procedono da una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati“, afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica.

La Chiesa insegna anche che l’attrazione omosessuale è “oggettivamente disordinata, dal momento che Dio ha creato membri del sesso opposto per essere attratti l’uno con l’altro per amore della procreazione.

Padre Martin ha detto che come ogni gruppo, le persone L.G.B.T. portano doni speciali alla Chiesa“.

Ha esposto una serie di punti su come le parrocchie possono essere più “accoglienti” nei confronti degli omosessuali e dei loro doni e smettere di “discriminarli“.

Laici e clero dovrebbero “avere fatti, non miti, sull’orientamento sessuale e l’identità di genere da fonti scientifiche e socio-scientifiche, non da voci e siti online disinformati e omofobi“.

Laici e clero dovrebbero essere “attenti al linguaggio che [gli omosessuali] dicono di trovare offensivo e inutilmente dannoso: ‘sodomia’ per esempio. Nomi, parole e terminologia“.

L'”esperienza vissuta” degli omosessuali dovrebbe essere ascoltata.  

Non trattiamo gli altri cattolici semplicemente ripetendo l’insegnamento della Chiesa senza considerare la loro esperienza vissuta. Evitate quindi di farlo con persone L.G.B.T.“.

Martin ha sottolineato che degli omosessuali si dovrebbe parlare nelle omelie.

Riconosceteli nelle omelie o nelle presentazioni parrocchiali come membri a pieno titolo della parrocchia, senza giudizio e non come cattolici caduti”, ha detto.

Ha detto che i laici e il clero non dovrebbero “ridurre” le persone LGBT alla chiamata alla castità della Chiesa.

Non ridurre gay e lesbiche alla chiamata alla castità che tutti noi condividiamo come cristiani. Le persone L.G.B.T. sono più della loro vita sessuale. Ma a volte è tutto quello di cui si sente parlare. Ricordatevi di non concentrarvi solo sulla sessualità“.

Martin ha criticato le parrocchie e le diocesi dove ha detto che gli omosessuali attivi non sono trattati come gli altri cristiani.

Infatti, recentemente alcune parrocchie americane hanno licenziato persone L.G.B.T. dopo che si sono legalmente sposate. E qualcosa di queste situazioni mi ha sempre lasciato perplesso“.

Ha chiesto ai cattolici di essere difensori degli omosessuali.

Difendeteli. Siate profetici. Ci sono molte volte in cui la Chiesa può dare una voce morale a questa comunità perseguitata“.

Il Vaticano ha nominato padre Martin consulente della Segreteria delle comunicazioni nel 2017 (l’apparato mediatico del Vaticano, televisione, radio, giornali, ecc.

Dopo aver accettato un premio dal gruppo dissidente pro-gay New Ways Ministry, padre Martin ha pubblicato un libro su come la Chiesa dovrebbe essere più accogliente riguardo alllo stile di vita omosessuale. (New Ways Ministry nel 2010 è stata condannata dalla Conferenza Episcopale degli USA. Infatti l’allora presidente della Conferenza, il cardinale Francis George, ha affermato che i cattolici non possono essere certi “in nessun modo che la posizione proposta dal New Ways Ministry sia conforme all’insegnamento cattolico ed ha stabilito che in nessun modo questa organizzazione sia autorizzata a parlare a nome della Chiesa cattolica o a identificarsi come organizzazione cattolica”, ndr).

Quattro vescovi cattolici americani lo hanno sostenuto.  

Uno di questi cardinali è Kevin Farrell, in precedenza stretto collaboratore dell’ex cardinale in disgrazia Theodore McCarrick (dimessosi qualche settimana fa per gravi atti di abusi omosessuali. Il card. Farrell ha convissuto per 6 anni nello stesso appartamento di McCarrick, ndr), che ora è prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, organo vaticano incaricato di sovrintendere all’Incontro Mondiale delle Famiglie.

La storia dell’attivismo filo-gay del gesuita è lunga e spazia dai suoi molti discorsi e apparizioni sui media che promuovono l’omosessualità al suo retweeting di una lamentela secondo cui i sacerdoti non possono “benedire” le unioni gay, fino a suggerire che la Chiesa è piena di omofobia e “emargina” le persone attratte dallo stesso sesso.

Sostiene che gli uomini gay debbano baciarsi durante il segno della pace a Messa, dice che un cattolico che frequentasse un “matrimonio” omosessuale è come se frequentasse un matrimonio ebraico, e suggerisce che i suoi critici sono segretamente gay essi stessi.

Padre Martin dice che i sacerdoti omosessuali dovrebbero “uscire allo scoperto” (fare coming-out) riguardo alle loro propensioni sessuali, ma ha pubblicamente rifiutato di dire se lui stesso è gay.

 

Fonte: LifeSiteNews

 

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